Diritto e Fisco | Articoli

Revoca del licenziamento da parte del datore di lavoro: le novità della riforma


Revoca del licenziamento da parte del datore di lavoro: le novità della riforma

> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 dicembre 2012



Una delle novità di maggiore rilievo introdotte dalla legge che ha riformato il mercato del lavoro è rappresentata dalla revoca del licenziamento.

Abbiamo già parlato di come si impugna il licenziamento in Come si impugna il licenziamento https://www.laleggepertutti.it/18009_come-si-impugna-il-licenziamento-le-novita-della-riforma-fornero. Vediamo ora come il datore di lavoro può revocare il licenziamento dopo l’impugnazione stragiudiziale del lavoratore.

La revoca del licenziamento (per la prima volta prevista nel nostro ordinamento [1]) trova applicazione in tutti i licenziamenti comunicati dopo l’entrata in vigore della legge (18.07.2012).

La revoca del licenziamento viene qualificata come una decisione unilaterale del datore di lavoro. Tra breve spiegheremo perché.

In passato, il datore di lavoro poteva revocare il licenziamento, ma per potersi reintegrare il lavoratore, era necessario che quest’ultimo prestasse il proprio consenso alla ricostituzione del rapporto.

Questo perché, per come chiarito più volte dalla Cassazione [2], la revoca del licenziamento si configurava quale nuova proposta del datore al lavoratore, che doveva essere necessariamente accettata.

In caso di accettazione, il datore di lavoro doveva corrispondere al lavoratore, a titolo di risarcimento dei danni causati, un minimo di cinque mensilità di retribuzione.

Oggi il consenso del lavoratore non viene più richiesto.

La legge stabilisce un’unica condizione che il datore deve rispettare: la revoca deve avvenire entro e non oltre 15 giorni dall’impugnazione del licenziamento presentata dal lavoratore.

 

Quali sono gli effetti della revoca?

Se il datore revoca il licenziamento, nel termine di 15 giorni, il lavoratore ha diritto solo alla retribuzione maturata nel frattempo.

In altre parole, al lavoratore spetteranno soltanto un massimo di 75 giorni di retribuzione, derivanti dalla somma dei 60 giorni, necessari per impugnare il licenziamento, più i 15 giorni previsti per la revoca.

In questo modo, con la Riforma Fornero, diminuiscono i costi a carico del datore e conseguenti al ripensamento del licenziamento, passando da almeno 5 mensilità ad un massimo di 75 giorni di retribuzione.

Se il lavoratore non riprende il servizio?

La riforma Fornero non dice nulla a riguardo.

Nel silenzio della legge, si ritiene che il lavoratore non possa rifiutare la revoca del licenziamento.

Pertanto, se il lavoratore non riprende il servizio, sarà considerato come assente ingiustificato e sottoposto a procedimento disciplinare, all’esito del quale potrebbe anche essere licenziato.

di ANDREA BORSANI

note

[1] Art.1 comma 42 Legge 92/2012.

[2]Cass. sent. n. 11467 del 18.11.1987; Cass. Sent. n. 12366 del 05.12.1997.

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

8 Commenti

  1. Buffo.Mi licenziano per una causa inconsistente. Impugno, vinco. La revoca non mi viene comunicata; perciò non mi presento al lavoro e vengo definitivamente licenziato per assenza ingiustificata, quindi con giusta causa. La legge fatta apposta per l’inganno.

    1. Gen. Sig. Fabio, la revoca deve essere necessariamente comunicata al lavoratore nel rispetto dei termini di legge.
      Le sue perplessità, però, sono comprensibili.
      In passato, per la revoca e per il consenso, non era richiesta la forma scritta,in ragione del principio secondo cui la forma degli atti è libera se la legge (o la volontà delle parti) non richiede espressamente una forma determinata.
      Pertanto, a seguito della revoca del datore, il lavoratore poteva prestare il proprio consenso per iscritto, oralmente e anche tacitamente (per facta concludentia) riprendendo la normale attività lavorativa.
      Adesso, il potere unilaterale del datore di lavoro fa auspicare, nel buon senso delle parti, che la revoca avvenga per iscritto (in modo da evitare situazioni simili a quelle da Lei evidenziate).
      In ogni caso, resta fermo il diritto del lavoratore di impugnare il licenziamento o, nei successivi 180 giorni, di proporre ricorso davanti il giudice del lavoro.
      Le suggerisco la seguente lettura: https://www.laleggepertutti.it/18009_come-si-impugna-il-licenziamento-le-novita-della-riforma-fornero

  2. Buongiorno avvocato, ho capito bene ..mah! sembra un giochino al massacro, prima ti licenzia e crea un enorme danno morale al lavoratore e ai suoi familiari. Avete mai provato una situazione simile? io si e Le dico che non c’è peggior angoscia nel ricevere una lettera simile. Allora la mia domanda è la seguente: se io ovviamente mi avvalgo della difesa di un legale alla fine se il datore “ci ripensa” e revoca il licenziamento, chi lo paga l’avvocato? e i danni morali vengono conteggiati davvero con un pugno di spiccioli, cioè la retribuzione dei giorni mancanti? grazie
    cordiali saluti

    1. Gen.le Sig. Cristian, posso solo immaginare la delusione conseguente ad un licenziamento, anche se, per la professione che svolgo spesso sono interessato da tali vertenze.
      Ad ogni modo, deve considerare che:
      _ le motivazioni del licenziamento devono essere indicate già nella comunicazione a pena di inefficacia del recesso(a differenze di quanto accadeva in passato)
      – l’impugnazione deve avvenire nei 60 giorni e può essere fatta dal lavoratore o da un sindacato di categoria:non neccessariamente dall’avvocato. A riguardo abbiamo messo a disposizione la formula https://www.laleggepertutti.it/18413_formula-impugnazione-del-licenziamento.
      – sui danni: effettivamente diminuiscono le spese a carico del datore di lavoro nel caso di ripensamento. Al lavoratore spetterà la sola retribuzione maturata nel periodo precedente alla revoca,non trovando applicazione i regimi sanzionatori previsti dall’art. 18 dello Statuto dei lavoratori.
      Naturalmente parliamo di una fase stragiudiziale, essendo diverso il discorso sulla fase processuale.

  3. Situazione: il datore di lavoro licenza per cessazione di attivita’. Al termine del preavviso il consulente del lavoro comunica al centro d’impiego che il lavoratore non lavora piu’. Il disoccupato si iscrive alle liste di collocamento e non ha intenzione di impugnare il licenziamento. Il datore di lavoro ha diritto di revoca? O questo e’ sempre subordinato all’eventuale impugnazione? Dal testo della legge la revoca mi sembra sia subordinata soltanto all’impugnazione.

  4. Il giorno 3 giugno 2013 ricevo dal mio datore di lavoro la lettera di licenziamento dove mi comunicano che dal 1 agosto 2013 la mia prestazione cesserà a causa dell’interruzione della conduzione della comunità per la quale lavoro. I tempi di preavviso di due mesi che la legge prevede sono rispettati, presupponendo che il lavoratore abbia 60 giorni di tempo per cercare un altro impiego e guarda caso lo trovo e anche migliore. Non poteva andarmi meglio senonchè il 16 luglio, a 15 giorni della scadenza dei 60 giorni, mi arriva la lettera di revoca che crea una situazione paradossale. Mi licenzia il datore di lavoro per cessata attività, ho 60 giorni di preavviso che mi consentono di trovarmi un altro lavoro, trovo un altro impiego ora la lettera di revoca di licenziamento per la quale sarò costretta a presentare le dimissioni e dare io stessa al mio datore di lavoro 45 giorni lavorativi di preavviso, situazione che probabilmente mi farà perdere il nuovo impiego visto che la nuova assunzione sarebbe partita dal 1 agosto, a meno che non rinunci ai 45 giorni di retribuzione andando via comunque e consentendo al datore di lavoro di scontarmi le retribuzioni dei suddetti giorni come meglio crede!! Ci sono dei limiti oltre i quali, in questa situazione, la revoca di licenziamento può non avere nessun valore e può essere respinta dal lavoratore!!?? Situazione simile a quella di fulvio qua sopra!! In questi casi il lavoratore non è tutelato mi pare!!

  5. Il 22 luglio sono stata licenziata.. La causa non giustificava l’effetto immediato cosi hanno proposta una revoca al licenziamento con accordo consensuale ambo le parti, per cui ho firmato e preso cio’ che mi spettava più una somma come buona uscita. Io prima della revoca ho comunicato all’inps il licenziamento.. Ma non la revoca in quando l’azienda mi disse che con la loro comunicazione avrebbero bloccato la disoccupazione, ora a dicembre mi arrivano dei bonifici dall’inps, evidentemente non hanno fatto questa comunicazione, che succede?

    1. La ringraziamo per la Sua richiesta.
      L’enorme numero di consulenze che riceviamo quotidianamente ci ha obbligato ad attivare uno servizio di richiesta, tramite “ticket”, onde poter dare un riscontro a tutti, in modo professionale e, soprattutto, in tempi certi.
      E’ possibile acquistare il “ticket” online cliccando sul banner “Richiedi una consulenza” posto ad inizio e fine di ogni articolo. Quindi il sistema seguirà l’utente in una procedura di pagamento sicuro e facile, attraverso carta di credito. Per maggiori informazioni ci telefoni o chieda l’IBAN dello Studio Associato.

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI