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Riduzione pensione Inps per chi non dichiara i redditi

22 gennaio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 gennaio 2018



Se il pensionato non presenta la dichiarazione reddituale all’Inps, l’ente può trattenere la quota di pensione non cumulabile.

Addio alla pensione, o meglio alla quota della pensione soggetta a limiti di cumulo, per chi non dichiara i redditi all’Inps. Questo, anche se il pensionato presenta la dichiarazione dei redditi all’Agenzia delle entrate, oppure invia la denuncia di nuova attività alla stessa Inps, richiedendo l’iscrizione presso una delle gestioni dell’istituto: è quanto precisato in una recente sentenza della Corte di Cassazione [1]. La Corte, in particolare, chiarisce che il nuovo reddito prodotto, se cumulabile limitatamente con la pensione, deve sempre essere dichiarato appositamente all’Inps: per il pensionato che inizia un’attività professionale, ad esempio, l’iscrizione alla gestione separata dell’Inps non basta per informare l’istituto della produzione di nuovo reddito, ma è necessario inviare all’ente una specifica dichiarazione reddituale.

Non è, infatti, l’Inps a doversi attivare per conoscere la situazione personale e patrimoniale del pensionato, ma è quest’ultimo a dover collaborare attivamente: pertanto, in mancanza della dichiarazione reddituale all’istituto, l’Inps può chiedere indietro le somme erogate senza che il pensionato possa beneficiare di alcuna sanatoria.

Ma procediamo per ordine e vediamo in quali casi l’Inps può trattenere la pensione e procedere al recupero delle somme non dovute, e a quali adempimenti è obbligato il pensionato.

Quali pensioni sono soggette ai limiti di cumulo coi redditi?

Innanzitutto va specificato che non tutte le pensioni sono cumulabili limitatamente con gli altri redditi del pensionato, ma soltanto le seguenti prestazioni:

  • integrazione al minimo della pensione e dell’assegno d’invalidità;
  • pensione di invalidità e assegno ordinario di invalidità;
  • maggiorazione sociale, maggiorazione sociale per gli assegni sociali e incremento delle maggiorazioni;
  • pensione sociale, aumento della pensione sociale ed assegno sociale;
  • assegno per il nucleo familiare (da non confondere con l’assegno al nucleo familiare- ANF);
  • trattamenti di famiglia;
  • pensione ai superstiti, sia indiretta che di reversibilità;
  • aumenti per le prestazioni di invalidità civile erogate con le regole della pensione o dell’assegno sociale;
  • maggiorazione della pensione o dell’assegno di invalidità per invalidi civili, ciechi civili e sordomuti con età inferiore ai 65 anni;
  • importo aggiuntivo sulla pensione;
  • prestazioni erogate a minorati civili prima del compimento del 65° anno;

Restano dunque escluse dal divieto di cumulo la pensione di vecchiaia, anticipata e di anzianità, se non integrate al minimo e senza maggiorazioni o prestazioni aggiuntive collegate al reddito.

Quali pensionati non sono soggetti ai limiti di cumulo coi redditi?

Va poi specificato che alcuni pensionati non sono soggetti ai limiti di cumulo della pensione con altri redditi; si tratta dei titolari di pensione:

  • a carico delle forme di previdenza esclusive o sostitutive del regime generale, i cui importi sono esclusi dalla base imponibile ai fini dell’Irpef (imposta sul reddito delle persone fisiche);
  • assunti con contratto di lavoro a termine di durata complessivamente non superiore a 50 giornate nell’anno; se nel corso dell’anno si superano le 50 giornate, si applica il divieto di cumulo su tutte le giornate lavorate, fin dalla prima;
  • che producono un reddito non superiore al trattamento minimo (pari a 507,41 euro mensili nel 2018), al netto dei trattamenti di famiglia e dei contributi;
  • che svolgono la loro attività nell’ambito di programmi di reinserimento degli anziani in attività socialmente utili, promosse da enti locali e altre istituzioni pubbliche e private;
  • che svolgono attività in agricoltura, in qualità di salariati fissi, giornalieri di campagna e assimilati;
  • occupati in qualità di lavoratori domestici;
  • che prestano servizio in qualità di agenti non di ruolo e da data anteriore al 1° febbraio 1991, alle dipendenze delle Comunità Europee;
  • che svolgono attività di giudice di pace;
  • sospesi dal servizio che beneficiano di assegni alimentari a norma dei regolamenti per il personale degli enti di appartenenza.

Chi è obbligato a presentare la dichiarazione reddituale all’Inps

Se il pensionato non ha altri redditi oltre alla pensione o alla prestazione riconosciuta dall’Inps, e ha presentato il modello 730 o Redditi, non deve presentare la dichiarazione reddituale all’Inps, ossia il modello Red.

Se il pensionato ha altri redditi oltre alla pensione o alla prestazione riconosciuta dall’Inps, e ha presentato il modello 730 o Redditi, deve presentare il Red se tra gli ulteriori redditi posseduti vi sono i cosiddetti redditi obbligatori da matricola, ossia i redditi che l’Inps obbliga a dichiarare, che variano a seconda della prestazione in pagamento:

  • redditi di lavoro dipendente prestato all’estero (anche se già dichiarati nel 730/modello Redditi);
  • redditi di lavoro autonomo (anche se già dichiarati nel 730/modello Redditi);
  • redditi da prestazione coordinata continuativa a progetto (anche se già dichiarati nel 730/modello Redditi);
  • redditi di capitale: interessi bancari, etc;
  • prestazioni assistenziali erogate dallo Stato o altri enti pubblici;
  • arretrati lavoro dipendente (italiano e/o estero);
  • arretrati integrazione salariale;
  • trattamenti di fine rapporto;
  • altri redditi non assoggettabili all’Irpef;
  • quote di pensione trattenute dal datore di lavoro;
  • pensioni estere dirette;
  • pensioni estere ai superstiti;
  • pensioni estere da infortunio sul lavoro;
  • pensioni estere da rendite vitalizie;
  • pensioni estere da arretrati;
  • pensioni complementari.

Il pensionato che presenta la dichiarazione dei redditi ed ha l’obbligo di presentare il Red, deve indicare nel modello Red tutti i redditi posseduti anche se già dichiarati nel 730/modello Redditi.

Come si presenta la dichiarazione reddituale?

La dichiarazione reddituale può essere resa tramite Caf, oppure, per chi dispone delle credenziali di accesso, tramite il portale web dell’Inps.

L’Inps effettua le trattenute delle quote di pensione non cumulabili coi redditi sulla base della dichiarazione dei redditi effettivamente percepiti, rilasciata dagli interessati entro lo stesso termine previsto per la dichiarazione all’Agenzia delle entrate.

Inoltre, i pensionati soggetti al divieto di cumulo della prestazione con i redditi da lavoro autonomo sono tenuti a comunicare il reddito presunto per l’anno in corso, se svolgono nell’anno attività di lavoro autonomo.

Le trattenute operate sulla pensione “a preventivo” sono conguagliate sulla base della dichiarazione dei redditi  resa a consuntivo l’anno successivo [2].

Che cosa succede a chi non presenta la dichiarazione reddituale?

Se il pensionato non invia all’Inps la dichiarazione dei redditi da lavoro autonomo deve versare all’ente una somma pari all’importo annuo della prestazione non cumulabile, percepita nell’anno cui si riferisce la dichiarazione.

La somma viene prelevata dall’Inps sulle rate di pensione dovute al trasgressore.

Entro quando l’Inps può recuperare la pensione?

La Corte Costituzionale, con un’importante sentenza [3], ha comunque chiarito che esiste un preciso termine entro il quale l’Inps può procedere al recupero delle somme indebitamente erogate a causa dei limiti di cumulo con i redditi, superato il quale gli importi non dovuti non possono più essere richiesti indietro.

In particolare:

  • se la dichiarazione dei redditi o, quando richiesta, la dichiarazione reddituale all’Inps non è stata presentata, l’Inps ha 10 anni di tempo per recuperare gli indebiti;
  • se la dichiarazione è stata presentata nei termini, l’Inps ha tempo, per notificare l’indebito, sino al 31 dicembre dell’anno successivo alla presentazione della dichiarazione.

note

[1] Cass. sent. n. 1170/2018.

[2] Inps Mess. n. 4189/2017.

[3] C. Cost., sent. n.166/1996.


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