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Termine per rinunciare all’eredità


> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 gennaio 2018



Accettazione dell’eredità, rinuncia e accettazione con beneficio d’inventario: ecco cosa si può fare in presenza di una chiamata ereditaria.

All’apertura della successione (cioè, alla morte del defunto) gli eredi non subentrano automaticamente nell’eredità: perché ciò accada, è necessario che essi accettino la stessa, in modo tacito oppure espresso. Se l’accettazione non è immediata, si verifica una condizione particolare: si dice, infatti, che l’eredità diventa giacente.

Gli eredi, però, potrebbero anche non avere interesse ad accettare l’eredità perché, facendolo, si accollerebbero i debiti del defunto. È data loro la possibilità, quindi, di rinunciare all’eredità. Come si fa? Qual è il termine utile? Scopriamolo.

Come accettare l’eredità?

Alla morte del defunto (giuridicamente parlando, il soggetto della cui eredità si parla viene denominato de cuius) perché coloro che sono stati indicati nel testamento ovvero, in assenza di atto di ultima volontà, i familiari più stretti (cosiddetti legittimari) possano divenire a tutti gli effetti eredi, devono accettare la quota loro spettante.

L’accettazione può essere espressa o tacita [1]: la prima è quella che risulta da atto scritto nel quale emerga chiaramente la volontà di far propria una parte dell’asse ereditario [2]; la seconda si concreta in un comportamento che inequivocabilmente manifesti l’intenzione di divenire erede a tutti gli effetti [3].

Ad esempio, la giurisprudenza ha individuato un’accettazione tacita dell’eredità nel conferimento di una procura a vendere beni ereditari [4], nella domanda di divisione [5] o nella riscossione di un assegno intestato al defunto [6].

Eccezionalmente, esistono dei casi in cui l’eredità si acquista senza alcuna accettazione, tacita o espressa che sia; si tratta: del chiamato che sia già in possesso dei beni ereditari e che, entro tre mesi dal giorno dell’apertura della successione, non abbia redatto inventario [7]; del chiamato che abbia sottratto o nascosto i beni ereditari [8]. In entrambi i casi, saranno considerati eredi puri e semplici, perdendo anche il diritto al beneficio di inventario.

Qual è il termine per accettare l’eredità?

Secondo il codice civile, il diritto di accettare l’eredità si prescrive in dieci anni; il termine decorre dal giorno dell’apertura della successione (cioè dalla morte del de cuius) o dal verificarsi della condizione sospensiva, se ve n’è una (il testatore ha subordinato l’istituzione ad erede al verificarsi di un evento futuro ed incerto: ad esempio, «nomino mio erede Tizio se conseguirà la laurea»; in questo caso i dieci anni decorreranno dal conseguimento del titolo).

Atteso il lungo arco temporale (dieci anni) che la legge concede all’erede, per ovviare ad incertezze e dubbi il codice consente a chiunque ne abbia interesse (in primis, i chiamati in subordine, i quali potrebbe prendere il posto degli eredi rinunciatari) di rivolgersi al giudice per ottenere la fissazione di un termine entro il quale l’erede deve dichiarare se intende accettare o rifiutare l’eredità [9].

Trascorso questo termine senza che si sia fatta alcuna dichiarazione, il chiamato perde il diritto di accettare e, di conseguenza, la possibilità di diventare erede a tutti gli effetti. Si parla, in tal caso, di decadenza dal diritto di accettare.

Come rinunciare all’eredità?

Mentre l’accettazione dell’eredità, come visto, può essere anche tacita, la rinuncia deve necessariamente essere espressa. La rinuncia consiste in una dichiarazione solenne nella quale si manifesta inequivocabilmente la volontà di rifiutare l’eredità.

Detta dichiarazione deve essere ricevuta da un notaio o dal cancelliere del tribunale territorialmente competente [10] e può essere fatta solamente dopo che la successione si sia aperta; una rinuncia preventiva sarebbe priva di effetto [11].  La rinuncia all’eredità non può essere fatta in nessun’altra forma, nemmeno in quella della scrittura privata autenticata [12]

La rinuncia va poi iscritta nei registro delle successioni. Anche se nell’asse ereditario siano compresi beni immobili, la rinuncia non deve essere trascritta presso la conservatoria dei registri immobiliari.

La rinuncia all’eredità non può essere sottoposta ad una condizione o ad un termine, né può essere limitata solo ad una parte dell’eredità.

La rinuncia ha valore retroattivo: in altri termini, chi rinuncia all’eredità è considerato come se non vi fosse mai stato chiamato. Invero, la definitiva operatività della perdita del diritto all’eredità si ha solo con l’acquisto dell’eredità stessa da parte dei chiamati ulteriori, in quanto, fino a tale momento, il rinunziante può revocare la propria dichiarazione di rinunzia.

Si badi bene che chi rinuncia alla propria quota vendendola o donandola ad altri soggetti non fa che accettare l’eredità (per poi alienarla): si tratterebbe, infatti, di un’accettazione tacita. Alla stessa maniera, il codice civile ha cura di precisare che i chiamati all’eredità che hanno sottratto o nascosto beni appartenenti all’asse ereditario, perdono il diritto di rinuncia e si considerano ad ogni effetto eredi puri e semplici [13]. In altre parole, è preclusa loro non solo la rinuncia, ma anche l’accettazione con beneficio di inventario.

Qual è il termine per rinunciare all’eredità?

La legge non prevede un termine entro il quale può essere effettuata la rinuncia; lo stesso, però, si desume da quello previsto per l’accettazione dell’eredità. Quindi, anche la rinuncia si prescrive nel termine di dieci anni decorrente dall’apertura della successione.

Se però il chiamato all’eredità è già nel possesso dei beni ereditari e non compie l’inventario entro tre mesi o, avendolo compiuto, non dichiari di accettare l’eredità con beneficio d’inventario nei quaranta giorni successivi, l’eredità si considera accettata puramente e semplicemente.

Trascorso tale termine il soggetto non può più rinunciare all’eredità; la stessa deve intervenire, quindi, prima che siano trascorsi tre mesi dall’apertura della successione.

In pratica, quindi, il termine per rinunciare all’eredità è:

  • se si è in possesso di beni ereditari: tre mesi dal decesso;
  • se non si è in possesso dei beni ereditari: fino alla prescrizione del diritto, cioè dieci anni.

Qual è il termine per revocare la rinuncia all’eredità?

Il rinunciante può sempre tornare sui suoi passi e revocare la rinuncia [14]. La giurisprudenza non è unanime sulla forma che la revoca deve assumere.

Abbiamo detto che la rinuncia può avvenire solamente con dichiarazione formale raccolta dal cancelliere o dal notaio. Secondo un orientamento, anche la revoca della rinuncia deve rivestire la stessa forma solenne [15]; secondo un’altra corrente di pensiero, invece, la revoca della rinuncia all’eredità non costituisce un atto autonomo, bensì l’effetto della sopravvenuta accettazione dell’eredità da parte di chi, inizialmente, vi aveva rinunciato [16]. Pertanto, trattandosi di accettazione, andrà bene qualsiasi forma, sia espressa che tacita.

Qualsiasi sia la sua forma, la revoca della rinuncia all’eredità è possibile fino a che l’eredità stessa non sia stata accettata da ulteriori chiamati (ad esempio, dagli eredi istituiti solamente in sostituzione del rinunciante); in quest’ultimo caso, la rinuncia è definitiva e non revocabile.

Si può impugnare la rinuncia all’eredità?

La rinuncia all’eredità può essere impugnata sia dal rinunciante che dai suoi creditori. Ed infatti, la rinuncia all’eredità può danneggiare i creditori, i quali si vedono privati della possibilità di aggredire nuovi beni. Pertanto, i creditori possono farsi autorizzare ad accettare l’eredità in nome e luogo del rinunziante, al solo scopo di soddisfarsi sui beni ereditari fino alla concorrenza dei loro crediti. Il diritto dei creditori si prescrive in cinque anni dalla rinunzia, con termine che decorre dalla data dell’atto della dichiarazione di rinuncia.

Questo mezzo di impugnazione mira a tutelare i creditori del rinunziante dal pregiudizio derivante dal mancato incremento del patrimonio del loro debitore, anche qualora questi non abbia agito intenzionalmente  danno dei propri creditori.

Presupposto indispensabile per l’esercizio dell’azione è che vi sia stata una rinunzia vera e propria; l’azione non si può esperire in caso di perdita, da parte del chiamato, all’eredità del diritto di accettare per decadenza o prescrizione.

 L’accettazione con beneficio di inventario

A metà strada tra l’accettazione e la rinuncia all’eredità si pone l’accettazione con beneficio di inventario. Abbiamo detto che con l’accettazione dell’eredità il patrimonio del defunto si confonde con quello dell’erede, diventando così un’unica massa indistinta. Questa situazione potrebbe nuocere all’erede nel caso in cui l’eredità sia gravata da così tanti debiti da annullare, di fatto, il suo valore. Anzi, potrebbe darsi che i debiti vadano al di là del valore dell’asse stesso: si parla in tal caso di hereditas damnosa.

Per evitare ciò, cioè per scongiurare il rischio che le passività ereditate intacchino anche il proprio patrimonio personale, l’erede può decidere di accettare con beneficio di inventario: in tal modo, il suo patrimonio resterà separato da quello del defunto e potrà essere chiamato a rispondere dei debiti ereditari solamente utilizzando i beni dell’asse.

La dichiarazione di accettazione con beneficio di inventario deve essere sempre e necessariamente espressa e la stessa deve essere resa ad un notaio o al cancelliere del tribunale del circondario nel quale si è aperta la successione [17], proprio come avviene per la rinuncia all’eredità. La dichiarazione deve poi essere iscritta nel registro delle successione e, entro il mese successivo, trascritta nei registri immobiliari.

Il codice prevede nel dettaglio gli adempimenti cui è tenuto l’erede che accetta con beneficio di inventario: tra questi si ricorda quello di fare inventario dei beni ereditari entro un lasso di tempo stabilito (nello specifico, entro tre mesi dalla dichiarazione di accettazione, se non si trovi già nel possesso dei beni; in caso contrario, i tre mesi decorrono immediatamente dall’apertura della successione). Se egli non adempie tempestivamente a questi oneri, verrà considerato erede puro e semplice, senza il beneficio d’inventario.

note

[1] Art. 474 cod. civ.

[2] Art. 475 cod. civ.

[3] Art. 476 cod. civ.

[4] Corte appello Torino, 30.1.1989.

[5] Cass., sent. n. 1585/1987 del 13.02.1987.

[6] Cass., sent. n. 12327/1999 del 05.11.1999.

[7] Art. 485 cod. civ.

[8] Art. 527 cod. civ.

[9] Art. 481 cod. civ.

[10] Art. 519 cod. civ.

[11] Art. 458 cod. civ.

[12] Cass., sent. N. 4274/2013 del 20.02.2013.

[13] Art. 527 cod. civ.

[14] Art. 525 cod. civ.

[15] Cass., sent. N. 21014/2011 del 12.10.2011.

[16] Cass., sent. N. 16913/2011 del 02.08.2011.

[17] Art. 484 cod. civ.

Autore immagine: Pixabay.com

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