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Legge 104: l’assistenza al disabile va data nell’orario di lavoro?

27 gennaio 2018


Legge 104: l’assistenza al disabile va data nell’orario di lavoro?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 gennaio 2018



Da alcuni anni usufruisco della legge 104 per assistere un mio familiare disabile. Il mio orario di lavoro è di 36 ore settimanali e usufruisco di tre giorni mensili di permesso legge 104 che corrispondono a 6 ore per ogni giornata di permesso. L’assistenza al familiare disabile deve essere prestata proprio nelle ore in cui avrei dovuto essere presente al lavoro? Posso occasionalmente dedicare parte della giornata a me stesso, ad esempio, per frequentare una palestra, oppure per fare un giro di piacere in una città vicina alla mia, il tutto utilizzando al massimo 3/4 ore, garantendo comunque, o alla mattina o al pomeriggio l’assistenza al disabile almeno per 6 ore?

Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha affrontato il quesito posto dal lettore, affermando che nei giorni di permesso l’assistenza, seppure continua, non deve necessariamente coincidere con l’orario di lavoro proprio perché si riferisce ai bisogni della persona da assistere.

Secondo la Corte di Cassazione, i permessi lavorativi sono soggetti ad una duplice lettura: essi vengono concessi: «a) Per consentire al lavoratore di prestare la propria assistenza con ancora maggiore continuità; b) per consentire al lavoratore, che con abnegazione dedica tutto il suo tempo al familiare con handicap, di ritagliarsi un breve spazio di tempo per provvedere ai propri bisogni ed esigenze personali».

«Qualunque sia la lettura che si voglia dare della suddetta normativa (e, comunque, l’una non esclude l’altra), quello che è certo è che, da nessuna parte della legge, si evince che, nei casi di permesso, l’attività di assistenza deve essere prestata proprio nelle ore in cui il lavoratore avrebbe dovuto svolgere la propria attività lavorativa» (Cass., sent. n. 4106/2016).

Pertanto, la Corte di Cassazione riconosce: che la legge 104/92 è volta anche a dare sollievo a chi si occupa costantemente dell’handicappato; che l’orario di assistenza non deve coincidere per forza con quello lavorativo. La Corte dice infatti che il lavoratore che chiede i permessi «è libero di graduare l’assistenza al parente secondo orari e modalità flessibili che tengano conto, in primis, delle esigenze dell’handicappato; il che significa che nei giorni di permesso l’assistenza, sia pure continua, non necessariamente deve coincidere con l’orario lavorativo, proprio perché tale modo di interpretare la legge andrebbe contro gli stessi interessi dell’handicappato» (Cass., sent. n. 4106/2016).

Detto ciò, bisogna fare attenzione. La stessa Corte ha condannato per truffa il lavoratore che ha usufruito dei permessi per prendersi delle vacanze. Testualmente, attesa la chiarezza del contenuto, afferma: «Colui che usufruisce dei permessi retribuiti ex art. 33 l. 104/92, pur non essendo obbligato a prestare assistenza alla persona handicappata nelle ore in cui avrebbe dovuto svolgere attività lavorativa, non può, tuttavia, utilizzare quei giorni come se fossero giorni feriali senza, quindi, prestare alcuna assistenza alla persona handicappata. Di conseguenza, risponde del delitto di truffa il lavoratore che, avendo chiesto ed ottenuto di poter usufruire dei giorni di permesso retribuiti, li utilizzi per recarsi all’estero in viaggio di piacere, non prestando, quindi, alcuna assistenza» (Cass., sent. n. 54712/2016).

Alla luce di tutto ciò, è da ritenere assolutamente lecita la condotta del lettore, purché l’assistenza all’handicappato siacomunque garantita.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva

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