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Lo sai che? Legge 104: cosa fare se la badante non vuole essere messa in regola

Lo sai che? Pubblicato il 27 gennaio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 27 gennaio 2018

Sono dipendente a tempo indeterminato presso una ULSS. Mio padre novantenne ha ottenuto l’invalidità con l’assegno di accompagnatoria e da allora ha una badante quando sono al lavoro. La signora non vuole essere messa in regola perché è in pensione. Nei moduli predisposti dalla mia azienda per la domanda per la legge 104 è necessario accludere la copia del contratto di lavoro di chi assiste l’invalido quando il coordinatore dell’assistenza (io) non è presente. La signora non vuole che scriva il suo nome. Mio padre si trova bene con lei e non vogliamo cambiarla. Cosa posso fare? Quei moduli sono legali?

L’unico rimedio a disposizione del lettore rimane mettere in regola la signora, in qualità di badante di suo padre.

E questo per un duplice motivo:

  • se malauguratamente dovesse infortunarsi nell’arco temporale in cui è presente all’interno dell’abitazione del padre del lettore, il padre correrebbe dei rischi molto alti, in termini di lavoro nero e responsabilità nei confronti di terzi, in questo caso della badante; e sebbene per un infortunio lieve la signora possa addurre che l’infortunio sia avvenuto presso la sua abitazione, può sempre accadere qualcosa di così grave da non poter dare alla signora la possibilità di giustificare il posto in cui è avvenuto il sinistro (si pensi al caso estremo della morte). Il lettore (o meglio suo padre) si troverebbe, pertanto, alle costole i familiari che non esiterebbero a citarli in giudizio per lucrare su quel tragico evento;
  • la fiducia che il lettore ripone in questa persona non deve, comunque, fargli abbassare la guardia. Qualsiasi incomprensione può far scaturire una lite che, un domani, può portare la signora – persuasa da amici e parenti – a fargli una causa di lavoro per ottenere il mancato versamento dei contributi previdenziali, oltre alle differenze retributive non percepite durante questo rapporto di lavoro. Inoltre potrebbe scattare l’azione legale anche da parte dell’INPS che, al contempo, richiede i mancati versamenti di tutti quegli anni di contributi non dichiarati.

Pertanto, da quanto premesso, il consiglio non può che essere quello di regolarizzare la signora; in caso di suo rifiuto, si suggerisce al lettore di rinunciare ai suoi servizi.

Inoltre, si consiglia di non iscrivere la signora in quei moduli che, con ogni probabilità, saranno inviati all’INPS e al fisco stesso per i relativi controlli.

E l’unico a rimetterci sarebbe il padre del lettore, quale datore di lavoro nero nei confronti della signora.

Il fatto che, poi, si dimostri che era la signora a non voler essere messa in regola non è importante per la legge. Il datore di lavoro, infatti, davanti al rifiuto della lavoratrice, deve rinunciare ad “assumerla” in nero, pena le conseguenze appena descritte.

Con riguardo alla legalità di quei moduli, andrebbe prima visto il loro format per dare un giudizio sulla loro meritevolezza.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla


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