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Lo sai che? Liste d’attesa visite ed esami: quali sono i tempi?

Lo sai che? Pubblicato il 22 gennaio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 22 gennaio 2018

Ecco le prestazioni sanitarie che prevendono per legge un tempo massimo di attesa. Cosa fare se non viene rispettato? Cosa sono le classi di priorità?

Può un Paese del G7 come l’Italia far aspettare ai cittadini dei mesi se non addirittura degli anni per una visita specialistica, un esame diagnostico o un intervento chirurgico? Secondo l’Eurispes, sì. Il 70% degli utenti del Servizio sanitario nazionale è stato costretto a fare il «paziente» nel senso più stretto della parola: a portare pazienza, insomma.

Probabilmente sarà capitato anche a voi di avere bisogno di una prenotazione in un ospedale pubblico o, comunque, convenzionato con l’Ssn e sentirvi dire di passare tra 4, 6, 8 mesi, 1 anno. Colpa delle liste d’attesa troppo lunghe. Ma come difendersi? L’utente ha diritto ad avere dei tempi più ridotti e a non rischiare che, al momento di fare l’esame o la visita, sia troppo tardi?

C’è un Piano nazionale sulle liste di attesa che pone dei limiti e che dà anche la possibilità di rivolgersi ad un privato (a spese del Servizio sanitario) quando «la cosa pubblica» non garantisce i tempi stabiliti dalla legge. In pratica, si cerca di tutelare i diritti del malato di fronte alle liste d’attesa della sanità troppo lunghe. Vediamo come.

Quali sono i limiti dei tempi di attesa per visite, esami o interventi?

Il Piano nazionale sulle liste di attesa contiene 58 prestazioni che devono essere eseguite entro certi limiti rispetto alla richiesta.

Visite specialistiche con tempo massimo di 30 giorni

Va rispettato un tempo massimo di attesa di 30 giorni dalla data di richiesta per le visite specialistiche di:

  • cardiologia;
  • chirurgia vascolare;
  • dermatologia;
  • endocrinologia;
  • fisiatria;
  • gastroenterologia;
  • neurologia;
  • oculistica;
  • oncologia;
  • ortopedia;
  • ginecologia;
  • otorinolarigoiatria.

Esami diagnostici per immagini con tempo massimo di 60 giorni

  • ecocolordoppler cardiaco;
  • ecografia addominale;
  • ecografia capo e collo;
  • ecografia mammella;
  • ecografia ostetrica-ginecologica;
  • ecocolordoppler dei vasi periferici;
  • mammografia;
  • risonanza magnetica a: colonna vertebrale, cervello e tronco encefalico, muscoloscheletrica, pelvi prostata e vescica;
  • Tac con o senza contrasto su: addome inferiore, addome completo, addome superiore, bacino, capo, rachide, torace.

Esami specialistici con tempo massimo di 60 giorni

  • audiometria;
  • colonscopia;
  • elettrocardiogramma normale o da sforzo;
  • elettrocardiogramma dinamico (holter);
  • elettromiografia;
  • esofagogastroduodenoscopia;
  • fondo oculare;
  • sigmoidoscopia con endoscopio flessibile;
  • spirometria.

Prestazioni in regime di ricovero, day hospital o day surgery

Per alcuni interventi sono stati posti dei tempi massimi nelle liste d’attesa:

  • coronografia: tra 60 e 120 giorni;
  • intervento chirurgico per tumore al seno, alla prostata, al colon retto o all’utero: 30 giorni;
  • protesi all’anca: tra 90 e 180 giorni.

Per questi altri, invece, bisogna fare riferimento alle classi di priorità (vedi sotto):

  • tumore al polmone;
  • asportazione delle tonsille;
  • emorroidi;
  • biopsia percutanea al fegato;
  • bypass aortocoronarico;
  • angioplastica coronarica;
  • endoarteriectomia carotidea.

Che cosa sono le classi di priorità per gli interventi chirurgici?

Le classi di priorità stabiliscono entro quanto tempo deve essere eseguita una prestazione in regime di ricovero, day hospital o day surgery a seconda della gravità della patologia.

Il Piano nazionale stabilisce 4 classi di priorità:

  • la classe A: comprende i casi che potenzialmente possono aggravarsi rapidamente e recare grave pregiudizio alla prognosi. Il ricovero deve avvenire entro 30 giorni;
  • la classe B: interessa i casi che presentano intenso dolore o gravi disfunzioni oppure una continuità rispetto ad un intervento eseguito precedentemente (pensiamo al caso di cataratta sul secondo occhio). Tuttavia sono casi che non hanno una tendenza ad aggravarsi rapidamente o a pregiudicare la diagnosi. Il ricovero è previsto entro 60 giorni;
  • la classe C: riguarda i casi che presentano minimo dolore, disfunzione o disabilità, non hanno la tendenza ad aggravarsi e non possono pregiudicare la diagnosi. Il ricovero avviene entro 180 giorni;
  • la classe D: contiene i casi che non presentano alcun dolore o disfunzione. L’attesa massima non è definita, ma il ricovero deve essere garantito entro 12 mesi.

Come si ottiene una prestazione sanitaria urgente?

L’urgenza di una prestazione sanitaria viene stabilita dal medico di base oppure dallo specialista. Chi fa la ricetta deve indicare nell’apposito spazio la lettera U, il che garantisce la prestazione entro 72 ore. C’è anche la possibilità di barrare il codice B, cioè attesa breve, per ottenere la prestazione entro un massimo di 10 giorni.

Chi soffre di cuore o ha un tumore ha la priorità?

Chi ha una malattia cardiovascolare oppure una patologia oncologica (un tumore) ha diritto a dei tempi ben precisi per avere una visita specialistica o un esame. Per ogni paziente viene creato un percorso diagnostico-terapeutico a seconda delle sue condizioni. La prima visita deve essere fatta entro 30 giorni dalla prenotazione, sempre che il medico non valuti la necessità di accorciare i tempi. Anche la terapia deve iniziare entro 30 giorni dall’indicazione clinica.

Cosa posso fare se i tempi di attesa non vengono rispettati?

Quando i tempi massimi delle liste d’attesa per visite ed esami non vengono rispettati, l’utente ha il diritto di presentare istanza per prestazione in regime di attività libero-professionale intramuraria, o intramoenia, per dirla in termini tecnici. Si tratta, in sostanza, di chiedere una prestazione privata all’interno dello stesso ospedale in cui è stata fatta la prenotazione. Ma senza aggiungere un solo euro al ticket già pagato o da pagare. L’istanza va presentata al Direttore generale dell’Azienda sanitaria o dell’Azienda ospedaliera compilando questo modulo, che risponde ad una procedura standard stabilita dalla legge [1], nonostante le Asl non ne parlino o ne parlino poco.

È probabile che, al momento della prenotazione, non venga comunicata la data in cui verrà effettuato l’esame diagnostico, nonostante il cittadino abbia il diritto di conoscere quanto saranno lunghi i tempi di attesa. In questo caso è sicuro che la lista di attesa è bloccata e che la prestazione non verrà erogata nei termini fissati dalla legge. È qui che il paziente può pretendere di avere quella prestazione in regime di libera professione al solo costo del ticket sanitario.

Nella richiesta, il paziente dovrà riportare i propri dati e queste informazioni:

  • quale esame diagnostico gli è stato prescritto;
  • la data in cui il Cup (il Centro unico di prenotazioni) ha fissato l’esame, precisando che l’attesa è superiore ai 60 giorni stabiliti dalla legge;
  • l’incompatibilità dell’attesa rispetto all’urgenza della prestazione.

A questo punto, nel modulo bisognerà chiedere:

  • che l’esame diagnostico venga eseguito in regime di libera professione intramuraria con onere a carico del Servizio sanitario nazionale ai sensi di legge [1];
  • che venga fornita immediata comunicazione in merito.

Il cittadino dovrà, infine, precisare che se l’ospedale non provvederà a fissare una visita in regime di libera professione intramuraria, lui si riserverà il diritto di rivolgersi ad una struttura privata per poi chiedere il rimborso all’Azienda sanitaria o all’Azienda ospedaliera. Diritto già riconosciuto dal Tribunale di Castrovillari (Cosenza) ad un paziente costretto a pagare profumatamente delle cure di tasca sua di fronte ai lunghi tempi di attesa del servizio sanitario pubblico.

Attenzione, però. Prima di pretendere un esame diagnostico in libera professione per i tempi d’attesa troppo lunghi nel servizio pubblico, bisogna sapere che c’è un’eccezione. Riguarda il momento della prenotazione. Se il Cup, cioè il Centro unico prenotazioni, propone una struttura in grado di fornire la prestazione sanitaria entro i 60 giorni stabiliti dalla legge ma il paziente non l’accetta perché vorrebbe un ospedale di maggiore fiducia (anche in una Regione diversa da quella di residenza), può rifiutare la proposta del Cup. Ma in quel caso perde il diritto al tempo massimo garantito. L’esame, pertanto, verrà fissato nella struttura scelta dal paziente nella prima data utile, anche se i tempi d’attesa sono superiori a 60 giorni.

note

[1] Legge n. 124/1998.


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1 Commento

  1. Buonasera spero di essere nel posto giusto…. ho gentilmente bisogno di una informazione. Ho prenotato a mia figlia una visita oculistica di controllo in data 01 marzo 2017 al cup di Condove (to). La prestazione doveva avvenire il 27 dicembre 2017. Qualche tempo dopo riceviamo una telefonata che il medico non può esserci e che quindi la visita viene spostata al 31 gennaio 2018. Oggi 29 gennaio 2018 riceviamo nuovamente un’altra telefonata dove ci viene comunicato che il medico non può esserci e che questa visita viene spostata al 23 maggio 2018. Noi avevamo esigenza di fare questa visita in quanto mia figlia ha problemi di miopia. È possibile avvalersi sulla struttura sanitaria in modo che la prestazione venga fatta in tempi brevi visto che la mia prenotazione è stata fatta con molto anticipo. Qualcuno gentilmente può aiutarmi? Non so a chi posso rivolgermi. Resto in attesa di una vostra cordiale risposta. Cordiali Saluti Patrizia Gagnor

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