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Acquisti online e merce non consegnata: restituito il prezzo e risarcito il danno morale

3 dicembre 2012


Acquisti online e merce non consegnata: restituito il prezzo e risarcito il danno morale

> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 dicembre 2012



Se l’acquirente non riceve in consegna il bene comprato on line, ha diritto alla restituzione del prezzo e, a volte, anche al risarcimento del danno non patrimoniale.

Vendite online: se la merce non viene mai consegnata, l’acquirente ha diritto alla restituzione del prezzo da lui anticipato. È un principio categorico che consegue all’inadempimento del contratto da parte del venditore.

Una recente sentenza del Giudice di Pace di Milano [1] ha però riconosciuto allo sfortunato compratore anche il risarcimento del “danno non patrimoniale”.

Secondo il magistrato, infatti, la negoziazione online impone un “particolare affidamento da parte dell’acquirente” che, di fronte alla controparte “virtuale”, con cui non ha un contatto diretto, è privo degli strumenti di controllo sul contratto, soprattutto quando costretto a pagare anticipatamente (come spesso succede attraverso la carta di credito o altri strumenti telematici).

Posizione svantaggiata

Questa sproporzione, tutta a favore del venditore, unico autore delle clausole contrattuali, fa sì che l’acquirente debba ricevere una tutela rafforzata in caso di inadempimento da parte del primo.

Nel caso di specie, i “disagi” patiti dall’acquirente sono stati quantificati dal giudice in una somma di 500 euro.

Molti poi spesso si chiedono se, a fronte della promessa di consegna di merce mai giunta a destinazione si possa agire per truffa.

Purtroppo la risposta è negativa. Sebbene l’arma della querela penale spesso sortisca effetti di maggiore convincimento rispetto all’azione civile, per provare la truffa è necessario, tra l’altro, dimostrare che il venditore abbia operato con “artifici e raggiri”: ossia abbia posto, in mala fede, una serie di espedienti e di stratagemmi per far cadere in errore l’acquirente, facendogli apparire una situazione diversa da quella reale [2].

Pertanto, si potrà agire per truffa solo quando uno dei contraenti abbia posto in essere artifizi o raggiri volti a tacere o a dissimulare fatti che, ove conosciuti, avrebbero indotto l’altro contraente a non concludere il contratto.

Ciò non accade nella normale vendita dove l’unico illecito posto in essere dal venditore è il non aver consegnato la merce promessa.

note

[1] G.d.P. Milano, sent. n. 114/2012.

[2] Tecnicamente, l’artificio consiste nel far apparire come vera una situazione che non trova riscontro nei fatti, in tal modo agendo sulla realtà esterna (si riesce a trasfigurare il vero, a camuffare la realtà simulando ciò che non esiste, sia dissimulando cioè nascondendo ciò che esiste, cioè il vero, cioè la realtà dei fatti così come sono nella realtà).

Invece, il raggiro agisce sulla psiche del soggetto, e consiste in un discorso o ragionamento da parte del truffatore che è volto a creare un falso convincimento nella “vittima”.

Il raggiro pertanto è un comportamento ingegnoso di parole destinate a convincere, precisamente una menzogna che è fatta di ragionamenti idonei a farla scambiare per verità.


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