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Lo sai che? Bilancio del condominio falso: dirlo è diffamazione

Lo sai che? Pubblicato il 23 gennaio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 23 gennaio 2018

Chi accusa l’amministratore di aver redatto un bilancio consuntivo non corrispondente al vero solo per appropriarsi di somme commette reato.

L’amministratore del tuo condominio ha presentato, dopo numerosi mesi, il bilancio consuntivo in cui vengono indicate tutte le spese sostenute e le quote riscosse dai singoli proprietari. In verità, da una lettura attenta, ti accorgi che i conti non tornano; in particolare hai il sospetto – ma non la certezza – che alcune uscite di cassa siano state esagerate per realizzare una disponibilità di denaro extra-bilancio in modo da farlo sfuggire al controllo dei condomini. I punti d’ombra sono la prova che l’amministratore avrebbe incassato dei soldi per sé. Le spese per la cancelleria sono esagerate; i compensi per il tecnico dell’ascensore sono eccessivi e più frequenti – a memoria – delle volte in cui c’è stato bisogno della manutenzione. E che dire poi dei costi per il giardinaggio? Anche la presenza delle fatture, a tuo dire, non dimostra l’effettività della spesa, potendo trattarsi di documenti falsi che l’amministratore avrebbe ottenuto da fornitori compiacenti. Così non ce la fai più e “sbotti”: davanti a tutti gli altri condomini ti alzi e accusi a gran voce «Questo bilancio è falso». Non contento di ciò, nei giorni seguenti contatti i tuoi vicini di casa e mostri loro tutte le incongruenze e le equivocità del consuntivo. L’amministratore, però, che in assemblea aveva lasciato correre solo per non alimentare la polemica, avendo saputo del tuo insistente attacco ha deciso di querelarti. A suo dire stai infangando la sua reputazione senza prove. Dal canto tuo ritieni di esercitare il normale diritto di controllo e di critica sui conti del condominio. Chi dei due ha ragione. Dire che il bilancio del condominio è falso costituisce diffamazione? La risposta è stata fornita dalla Cassazione proprio ieri.

Secondo la Suprema Corte, bisogna stare molto attenti a quando ci si riferisce all’amministratore e lo si accusa di falso senza tuttavia avere le prove certe e documentali delle proprie affermazioni. Infatti definire «falso» un bilancio  condominiale può configurare un reato vero e proprio: quello di diffamazione. Non conta il fatto che non venga indicato il nome del suo autore, in quanto esso è facilmente intuibile dalla natura dell’atto che, per legge, viene redatto solo dall’amministratore. La diffamazione scatta non solo quando ci si rivolge a una persona determinata, ma anche quando l’identità di questa è facilmente ricavabile dalla situazione concreta e ad essa si possa risalire in modo certo. Dire che «il bilancio è falso» equivale ad affermare che il suo autore – senza dubbi l’amministratore – ha commesso un grave illecito e, pertanto, se ne infanga la reputazione.

Non conta infine neanche il fatto che la diffamazione sia un reato la cui integrazione scatta solo se la persona offesa è assente. Se infatti il condomino che accusa di falsità il consuntivo esterna la sua “sensazione” in assemblea, davanti allo stesso amministratore, ma poi la ripete anche dopo la riunione di condominio, singolarmente davanti a ciascuno dei vicini di casa, il reato è ugualmente perfezionato e, quindi, per il responsabile scatta il processo penale.

In sostanza, non vi sono dubbi circa «la natura diffamatoria delle illazioni», poiché «affermare che il bilancio consuntivo condominiale sia falso costituisce un evidente attacco nei riguardi dell’amministratore». Irrilevante, aggiungono i Magistrati, è «la mancata indicazione nominativa della persona offesa». Basta il buon senso per rendersi conto che «il bilancio condominiale è predisposto dall’amministratore del condominio», e quindi «l’accusa di una sua falsificazione è diretta», per forza di cose, proprio «all’amministratore», quindi a un «soggetto facilmente identificabile».

note

[1] Cass. sent. n. 2627/2018.

Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 28 novembre 2017 – 22 gennaio 2018, n. 2627
Presidente Palla – Relatore Sabeone

Ritenuto in fatto

1. Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, con sentenza del 22 febbraio 2016 ha confermato la sentenza del Giudice di pace di Carinola del 27 febbraio 2015 con la quale Ta. Fe. era stato condannato per il delitto di diffamazione in danno di Di Do. Gi., amministratore del condominio nel quale il Ta. era uno dei comproprietari.
I fatti, secondo il capo d’imputazione, erano consistiti nella diffusione durante una riunione di condominio di uno scritto con il quale l’imputato affermava la redazione di un consuntivo palesemente falso nonché nei giorni successivi alla suddetta assemblea di aver continuato ad accusare, incontrando o telefonando ad altri condomini, l’amministratore del condominio di aver redatto un consuntivo falso.
2. Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione l’imputato, personalmente, con unico motivo articolato in due distinte violazioni di legge e illogicità della motivazione: la prima nascente dall’essere stato l’amministratore presente alla riunione condominiale, per cui non vi sarebbe stata la diffusione a terzi delle dichiarazioni diffamatorie tali da integrare il contestato delitto di cui all’articolo 595 cod.pen.; la seconda, nascente dalla mancata indicazione del nominativo della persona offesa nello scritto diffuso durante l’assemblea condominiale.

Considerato in diritto

1. Il ricorso è manifestamente infondato, con la precisazione che la sentenza di primo grado, con la quale il Giudice di pace di Carinola aveva condannato l’imputato al pagamento della sola sanzione pecuniaria della multa, non era neppure appellabile ai sensi dell’articolo 37 del D.Lgs. 28 agosto 2000 n. 274.
2. In ogni caso, non vi può essere dubbio circa la natura diffamatoria sia dello scritto diffuso nell’assemblea condominiale che delle dichiarazioni poste in essere dall’imputato durante gli incontri con gli altri condomini dopo l’assemblea condominiale. Affermare che il bilancio consuntivo condominiale sia falso costituisce un evidente attacco ad personam nei riguardi del soggetto incaricato della redazione del suddetto strumento contabile e cioè l’amministratore condominiale.
Ciò vale a sgombrare il campo dalla seconda delle doglianze poste in essere dall’imputato in merito alla pretesa insussistenza del delitto di diffamazione allorquando le dichiarazioni incriminate ovvero gli scritti diffusi non contengano l’indicazione nominativa della persona offesa.
Posto che il bilancio condominiale è predisposto dall’amministratore del condominio è evidente come l’accusa di una sua falsificazione sia diretta allo stesso e, comunque, a soggetto facilmente identificabile. In tema di diffamazione a mezzo stampa, ma il principio è valido in qualsiasi modo si sviluppi l’azione diffamatoria, qualora l’espressione lesiva dell’altrui reputazione sia riferibile, ancorché in assenza di indicazioni nominative, a persone individuabili e individuate per la loro attività, esse possono ragionevolmente sentirsi destinatarie di detta espressione, con conseguente configurabilità del reato di cui all’articolo 595 cod.pen. (v. Cass. Sez. V 21 ottobre 2014 n. 2784).
3. Infondata è, comunque, anche la prima delle doglianze.
Nel capo d’imputazione si fa, infatti, riferimento a dichiarazioni diffamatorie poste in essere dall’imputato anche con terzi dopo la riunione condominiale (incontri con i condomini Si. e Sc. e telefonata al condomino De Ec.) per cui discettare circa la sussistenza del reato di diffamazione durante lo svolgimento della riunione condominiale e alla presenza del soggetto diffamato costituisce esercizio dialettico fine a se stesso.
4. Il ricorso va, in conclusione, dichiarato inammissibile e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di denaro in favore della Cassa delle Ammende.

P.T.M.

La Corte, dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e della somma di Euro 2.000,00 a favore della Cassa delle Ammende.

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