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Lo sai che? Cosa sono le presunzioni (o prove indirette)?

Lo sai che? Pubblicato il 23 gennaio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 23 gennaio 2018

Prove e processo: come funzionano le presunzioni assolute e relative, legali e semplici. Le presunzioni semplici devono essere gravi, precise e concordanti.

Avrai già sentito parlare di «presunzioni» nell’ambito di un processo. Ma cosa sono le presunzioni? In ambito giuridico si tratta di un termine che ha un significato diverso da quello che comunemente gli diamo nel lessico comune. Si dice di una persona che è presuntuosa quando questa crede di sapere tutto o più degli altri o che ciò che dice è più corretto di quanto affermato da altre persone. Invece, nell’ambito della terminologia giuridica, la parola presunzione ha un significato completamente diverso. Potremmo dire che la presunzione è un indizio, ossia qualcosa che serve a dimostrare qualcos’altro, ma che non ha la forza di una vera e propria prova. È una specie di “prova affievolita”, ma che, se corroborata da altri indizi (ossia da altre presunzioni), può diventare una vera e propria prova. In questo articolo cercheremo allora di spiegarti cosa sono le presunzioni (anche dette prove indirette) e come funzionano nell’ambito del processo.

Quando chiedi tutela a un giudice devi anche dimostrare i fatti che sono alla base del tuo diritto: la condotta illecita di un’altra persona, il tuo diritto, il danno che hai subito dalla condotta illecita. È ciò che la legge chiama onere della prova: chi vuol agire in causa, deve anche sobbarcarsi l’onere di dimostrare che ciò che afferma è vero.

Immaginiamo di andare in motorino e di urtare un pedone che attraversava la strada all’improvviso. In causa abbiamo tentato di dimostrare che andavamo a velocità bassissima, ma il giudice ha ritenuto che il nostro ciclomotore procedesse ad almeno 5 km/h. Come ha fatto a intuirlo se non c’è stato nessuno strumento tecnico a misurarlo e né un testimone ad affermare di averci visto procedere velocemente?

In casi come questi il giudice di avvale di una presunzione o prova indiretta. Presunzione significa infatti «congettura», «supposizione», «deduzione». Il codice civile, in particolare, stabilisce che [1] le presunzioni sono le conseguenze che la legge o il giudice trae da un fatto noto e accertato per risalire a un fatto ignorato.

Nel caso specifico la polizia stradale avrà sicuramente misurato le tracce di frenata lasciate dal motorino sull’asfalto e la loro lunghezza (fatto accertato); così il giudice sarà risalito al fatto ignoto (la velocità cui andava il motorino), traendone una prova.

La presunzione è appunto questo: il meccanismo che, tramite ragionamento logico, si può risalire da un fatto noto a uno ignoto. In questo senso le presunzioni possono avere ampio spazio nel processo, specie quando non ci sono altre prove per dimostrare i fatti.

Grazie alle presunzioni si può vincere un processo se non ci sono prove dirette e immediate del diritto di chi agisce. È tuttavia necessario che, come vedremo a breve, gli indizi siano tra loro concordanti e dotati di una certa gravità.

Le presunzioni possono essere di due tipi:

  • presunzione semplice: è operata dal giudice nel corso del giudizio e sulla base della propria valutazione dei fatti. Le presunzioni semplici – come quella delle frenate – per diventare prove devono essere «gravi, precise e concordanti». Per essere concordanti devono quindi essere per forza più di una. Ecco che la massima comune «più indizi fanno una prova» diventa una regola giuridica vera e propria;
  • presunzione legale: si ha nei casi in cui è la stessa legge ad attribuire a un determinato fatto noto il valore di prova rispetto a un altro fatto ignoto. Per esempio, la legge presume che sia proprietario dell’autoveicolo colui che ne risulta intestatario al Pra. Ed ancora, secondo la normativa fiscale, ogni versamento di denaro in banca, se non trova giustificazione nella dichiarazione dei redditi, si presume un guadagno in nero e quindi va tassato. In questo modo, grazie alla presunzione legale, l’Agenzia delle Entrate è esonerata dall’onere della prova perché è già la legge a ritenere dimostrato un determinato fatto. In generale, infatti, la presunzione legale ha proprio questo effetto: invertire l’onore della prova non più quindi a carico di chi agisce ma di chi si difende.

Le presunzioni però possono anche rivelarsi errate. Non è infatti detto che esse portino sempre a una conseguenza corretta. In tal caso, di solito, è consentita la possibilità di dimostrare il contrario. In particolare bisogna distinguere due tipi di presunzione:

  • presunzione relativa consente la prova contraria. In pratica, essa comporta solo l’inversione dell’onere della prova. Nell’esempio di poc’anzi, l’Agenzia delle Entrate può presumere che un versamento sul conto non riportato in dichiarazione dei redditi sia un guadagno evaso; in questo modo il fisco è esonerato dalla prova, prova che però scarica sul contribuente che può sempre dimostrare il contrario. Se così il correntista riesce a provare che il versamento si riferisce a vincite al gioco o a donazioni può vincere la presunzione e non essere tassato;
  • presunzione assoluta: non ammette la prova contraria. Ad esempio, il codice civile stabilisce che chi vuol aprire pozzi, cisterne o fosse di concimi deve osservare la distanza di almeno 2 metri dal confine. Questa norma si fonda su una presunzione assoluta di dannosità delle infiltrazioni che non può essere vinta con la prova contraria.

note

[1] Art. 2727 cod. civ.


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