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Lo sai che? Fare sesso per interesse è legale?

Lo sai che? Pubblicato il 23 gennaio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 23 gennaio 2018

Chi fa carriera andando a letto col capo o con chi promette un posto di lavoro o nello spettacolo commette reato? Avere un rapporto sessuale per interesse è prostituzione?

Ti sarà certamente capitato di rimanere sorpreso di fronte all’assunzione di una giovane e avvenente ragazza o a una repentina ascesa di carriera nonostante la formazione di questa non lasci pensare a tanta competenza. O di essere stato scartato per una promozione rispetto a una collega che sembra avere più che una semplice amicizia con il capo. Quante volte, poi, in sede di valutazione dei candidati ad un posto di lavoro, il colloquio verbale dà risultati imprevedibili solo per via di qualche centimetro in più di tacco o di un rossetto più acceso. Succede anche nelle migliori aziende: il sesso è spesso merce di scambio per ottenere un posto, un avanzamento di carriera, un aumento di stipendio o solo dei benefit. Ma fare sesso per interesse è legale? A chiederselo sono in molti. Non solo nelle pubbliche amministrazioni – dove a volte le valutazioni, le assunzioni e le promozioni sono oggetto di contestazioni e danno luogo a lunghi giudizi dinanzi ai giudici amministrativi – ma ancor più spesso nelle aziende private dove non ci sono concorsi e controlli. Le domande da farsi sono allora di due tipi: che rischia colui che, in cambio di un rapporto occasionale o stabile, favorisce una dipendente (o un dipendente) piuttosto che un altro? E come deve valutarsi, da un punto di vista giuridico, l’atto di colei (o colui) che si concede pur di fare carriera? Di tanto parleremo in questo articolo.

Siamo abituati a immaginare al sesso come a un atto volontario e consenziente, dettato in genere da attrazione sessuale o da sentimenti reciproci. Ma è da quando è nato il mondo che il sesso viene usato anche come merce di scambio. Non a caso è l’oggetto del mestiere più antico e continua ad essere il motore di numerose relazioni sociali. Il sesso entra nelle aziende, nei rapporti di lavoro, anche in quelli commerciali. Secondo un’analisi della prestigiosa Harvard Business Review, le donne in carriera, a metà del loro percorso, necessitano uno “sponsor” maschile che possa dar loro la spinta per salire di grado e remunerazione. Per quanto maschilista possa essere questa affermazione è comunque un dato di fatto, accertato da uno studio uscito fuori non da un giornalino leggero. Poiché questo è il costume, vediamo allora se la legge può fare qualcosa contro le discriminazioni di sesso “al contrario”: se esistono cioè degli appigli legali per contestare la preferenza di un candidato/a rispetto a un altro solo perché la notte prima (o quella dopo) ha consumato un rapporto sessuale con l’addetto alle risorse umani o col direttore amministrativo di un’azienda. A riguardo possiamo sin d’ora anticipare che le risposte potrebbero essere sorprendenti.

Prima di rivelare se fare sesso per interesse è legale, vediamo invece che rischia chi l’atto sessuale lo chiede o comunque lo riceve in cambio di un’utilità diretta (una retribuzione più alta, un posto di lavoro, ecc.) o indiretta (dei vantaggi sul lavoro). Nell’ambito della pubblica amministrazione, come ben si sa, vige il principio costituzionale del concorso pubblico: senza bando e gara non si può dare un posto, né si può accordare un avanzamento di carriera. Anche gli stipendi sono concordati con contratti collettivi che sono collegati alle mansioni e, quindi, all’inquadramento del dipendente. In altri termini, non c’è modo di prediligere una persona piuttosto che un’altra. Almeno in teoria. In pratica, molti sanno che non avviene così. Tanto è vero che la corruzione sessuale viene spesso contestata nell’ambito dei pubblici uffici visto che è pacifico, per la giurisprudenza, che il reato viene descritto come «azione o promessa di denaro o di altra utilità». Questo significa che se la commissione giudicatrice dovesse valutare un candidato in modo privilegiato rispetto ad un altro, ci sarebbe sempre la possibilità – oltre al ricorso contro i criteri di aggiudicazione dei posti – di procedere a una denuncia. Il punto è che, essendo l’atto sessuale consumato in segreto, la raccolta delle prove è quantomai impossibile e, salvo che il rapporto diventi pubblico (cosa che ci si guarda sempre dall’esternare), l’incompatibilità è quasi sempre preservata. Bisognerebbe allora contestare il metro di giudizio dei candidati, lasciando da parte tutte le possibili motivazioni che hanno dato luogo alla discriminazione. Anche in questo sappiamo che c’è poco da stare tranquilli: i giudizi al Tar sono spesso lunghissimi e costosi.

Nelle aziende private, invece, salvo il caso di responsabilità dell’amministratore per danni arrecati alla società, non esistono codici etici che impediscano ai dipendenti di avere rapporti sessuali coi superiori gerarchici e nulla vieta che un datore di lavoro possa preferire una dipendente giovane rispetto a uno maschietto più promettente dal punto di vista professionale. Le assunzioni avvengono a chiamata diretta e gli avanzamenti di carriera in base a rapporti fiduciari in cui la legge non può intervenire, non avendo possibilità di sindacare la gestione che l’imprenditore imprime alla propria azienda. E se il rapporto fiduciario si crea «a letto», nessuno può dire nulla. Di fatto tale agire, per quanto eticamente scorretto, non può essere perseguito civilmente o penalmente.

Vediamo infine che rischia chi si concede per avere un posto o uno stipendio più alto. Fare sesso per interesse può essere considerato un reato ed essere perseguito penalmente? In questi casi è costume pubblico accostare tali fenomeni alla prostituzione, anche se si tratta di una prostituzione più subdola ed evoluta rispetto a quella delle lucciole. È tuttavia perfettamente lecito, nel nostro ordinamento, cedere il proprio corpo per denaro o altre utilità, così come è lecita l’attività della escort. Nessuno può contestare nulla a una donna che va a letto con un uomo con il dichiarato (o tacito) patto che, all’esito di ciò, lui le accorderà un posto di rilievo nella propria azienda o le darà uno stipendio più elevato o le conserverà un posto per lei o per il proprio figlio. E se poi l’uomo ci ripensa, chiaramente la donna non avrà modo per far valere l’inadempimento, essendo il patto – per quanto non penalmente illecito – «nullo» da un punto di vista civilistico (avendo ad oggetto una prestazione contraria al buon costume).

C’è un solo caso che ci preme ricordare: quello dell’uomo che millanti di potere agire sulla carriera professionale della donna mentre invece non ha tale facoltà. Si pensi a chi promette di promuovere una donna al ruolo di manager, millantando di essere capo del personale, mentre invece è un semplice portapacchi: in tal caso si configura la sostituzione di persona e scatta il reato di violenza sessuale. La donna, da approfittatrice, diventa “approfittata” e quindi vittima. Leggi a riguardo Fingere per conquistare una donna è violenza sessuale.


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4 Commenti

  1. Mah….Si certamente è vero, ma direi di lasciar stare ogni volta le donne…le donne….pensate invece a quanti vincono i concorsi perché sono raccomandati… qualcosa avranno dato in cambio, magari il culo. L ‘ omosessualità va alla grande, noi donne abbiamo perso potere contrattuale. Peccato però che chiunque scriva scrive delle donne…sembra quasi che tutte le donne che lavorano abbiano fatto le mignotte. Datevi una regolata.

  2. L’accordo rimane un negozio contro il buon costume e pertanto nullo e illecito in quanto contrario a norme imperative …con la conseguenza che la meretrice non potrà pretendere alcunché

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