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Lo sai che? Contratto di solidarietà: quando è in regola

Lo sai che? Pubblicato il 1 marzo 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 1 marzo 2018

L’accordo per evitare licenziamenti in caso di crisi va siglato con un sindacato. Come si fa, a chi spetta, quanto si prende e quali sgravi per le aziende.

Sempre più aziende ricorrono al contratto di solidarietà per affrontare un particolare momento di difficoltà senza ricorrere ai licenziamenti. Le regole ci sono, basta osservarle per non gravare troppo sugli stipendi dei lavoratori. Ma non sempre queste regole vengono rispettate. Il risultato: l’impresa gode dei benefici di legge, il dipendente no.

Il contratto di solidarietà è un accordo sottoscritto tra il datore di lavoro, il dipendente ed un suo rappresentante sindacale che ha per oggetto la riduzione dell’orario di lavoro e/o dello stipendio. In sostanza, si decide di ridurre la produzione pur mantenendo lo stesso organico. Solo che i dipendenti lavorano di meno e, di conseguenza, guadagnano anche di meno.

Tuttavia, ci sono anche dei contratti di solidarietà (più unici che rari) messi in atto per favorire l’assunzione di altro personale (ovviamente a costi più bassi). Il concetto, detto in modo estremamente semplice, è: più persone lavorano per meno soldi in modo da garantire la produzione e la continuità dell’azienda.

È importante, come dicevamo, che il datore di lavoro rispetti le regole. A partire dalla presenza di un sindacato quando il contratto di solidarietà viene firmato. Non si tratta di un semplice foglio di carta che viene sottoscritto da azienda e lavoratore (c’è chi, addirittura, non fa nemmeno questo e decide in modo unilaterale di decurtare lo stipendio ai dipendenti sotto la minaccia del licenziamento): quel foglio di carta deve essere registrato da una rappresentanza sindacale affinché abbia valore legale.

Vediamo, allora, quali tipi di contratti di solidarietà esistono, a che servono, come devono essere sottoscritti, a chi spettano e quando sono in regola.

Quali tipi di contratto di solidarietà?

A seconda dell’obiettivo da raggiungere con il contratto di solidarietà, si possono distinguere due tipi:

  • il contratto di solidarietà difensivo [1]: viene sottoscritto per evitare licenziamenti in caso di crisi aziendale, con una riduzione dell’orario di lavoro e della retribuzione;
  • il contratto di solidarietà espansivo [2]: viene sottoscritto per favorire nuove assunzioni, sempre attraverso la riduzione contestuale dell’orario di lavoro e della retribuzione.

Da sottolineare (e l’azienda o il sindacato dovrebbero spiegarlo sempre) che il lavoratore può recuperare questo sacrificio economico grazie ad un rimborso di quote di retribuzione da parte dell’Inps.

A seconda, invece, del tipo di azienda che vuole ricorrere a quest’agevolazione, la legge distingue altre due categorie:

  • il contratto di solidarietà di tipo A, riservato alle aziende che rientrano nell’applicazione della cassa integrazione guadagni straordinaria (Cigs) [3];
  • il contratto di solidarietà di tipo B, riservato alle aziende che non hanno questa possibilità [4].

Ecco, nel dettaglio, di che cosa si tratta.

Contratto di solidarietà di tipo A

Chi lo può sottoscrivere

Come appena accennato, possono sottoscrivere questo accordo le aziende che rientrano nell’applicazione della disciplina in materia di cassa integrazione guadagni straordinaria (Cigs), comprese quelle che hanno l’appalto per servizi di mensa e pulizie, che abbiano occupato in media più di 15 lavoratori nel semestre precedente la presentazione della domanda. Sono escluse da questo requisito le case editrici, le agenzie di stampa nazionali e le imprese che stampano periodici.

A chi spetta

Il contratto è rivolto a tutti i dipendenti ad esclusione di dirigenti, apprendisti, lavoratori a domicilio o con anzianità inferiore a 90 giorni oppure ancora assunti a tempo determinato con attività stagionale.

Quant’è la riduzione dell’orario di lavoro

La riduzione dell’orario di lavoro non può essere calcolata su base annua: deve essere garantito, infatti, un minimo di prestazione lavorativa mensile. Quanto alla percentuale della riduzione – da concordare, comunque, tra le parti –, non può superare il 60% dell’orario contrattuale. Se, per qualsiasi motivo, questa soglia dovesse essere superata, bisognerebbe stipulare un nuovo contratto dopo aver presentato la relativa domanda.

Va da sé che ai dipendenti coinvolti non può essere chiesto di svolgere del lavoro straordinario.

Quanto spetta ai lavoratori

Ai lavoratori spetta un’integrazione pari al 60% della retribuzione persa a causa della riduzione dell’orario, cifra che sale all’80% per i dipendenti che hanno firmato un contratto di solidarietà difensiva. Il trattamento, di norma, è anticipato dall’azienda.

Quanto dura

Gli accordi devono avere una durata massima di 24 mesi [5], prorogabili di altri 24 (36 mesi per i lavoratori delle aree del Mezzogiorno). Nei 12 mesi successivi non potrà essere stipulato un nuovo contratto.

Come presentare la domanda

Dopo aver sottoscritto il contratto di solidarietà insieme alla rappresentanza sindacale, il datore di lavoro deve fare richiesta dell’integrazione salariale con modello CIGS SOLID1 al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – Direzione generale per gli ammortizzatori sociali ed incentivi all’occupazione.

Occorre allegare l’originale del contratto di solidarietà e l’elenco nominativo dei lavoratori interessati.

Il decreto ministeriale che concede il trattamento di solidarietà viene emanato entro 30 giorni dalla ricezione della domanda.

A questo punto, il datore di lavoro deve presentare richiesta di autorizzazione alla sede Inps competente per mettere a conguaglio il trattamento erogato con i relativi contributi.

Contratto di solidarietà di tipo B

Chi lo può sottoscrivere

Il contratto di solidarietà di tipo B è rivolto alle aziende che non rientrano nell’applicazione della CIGS. Possono sottoscrivere questo tipo di accordo:

  • le imprese con più di 15 dipendenti escluse dalla normativa in materia di cassa integrazione straordinaria e che abbiano avviato le procedure di mobilità;
  • le imprese con meno di 15 dipendenti che vogliono evitare licenziamenti;
  • le imprese alberghiere con gravi crisi occupazionali;
  • le imprese artigiane. Quelle con più di 15 dipendenti devono avere avviato la procedura di mobilità.

A chi spetta

L’accordo è destinato ai lavoratori dipendenti, con esclusione dei dirigenti, e a quelli con contratto a tempo determinato. Può essere sottoscritto anche dagli apprendisti, purché non venga compromessa la loro formazione.

Quanto spetta ai lavoratori

Questo tipo di contratto di solidarietà garantisce al lavoratore un contributo pari al 25% della retribuzione persa a causa della riduzione dell’orario. Questo contributo non ha carattere di retribuzione e non viene conteggiato per il versamento dei contributi assistenziali e previdenziali. Ai fini pensionistici, si tiene conto dell’intera retribuzione di riferimento.

Quanto dura

La durata massima è di 24 mesi senza proroghe.

Contratto di solidarietà: è compatibile con la malattia?

Il contratto di solidarietà è compatibile con le prestazioni in caso di malattia e non interessa il trattamento di fine rapporto (Tfr), che viene calcolato in base alla retribuzione che il lavoratore avrebbe dovuto percepire in assenza di questo accordo.

Contratto di solidarietà: quali sgravi contributivi?

Dal 2018, possono usufruire di sgravi contributivi [6] le aziende che hanno stipulato dei contratti di solidarietà entro il 30 novembre di ogni anno oppure nel secondo semestre dell’anno precedente.

La riduzione contributiva viene riconosciuta per l’intera durata del contratto di solidarietà nella misura del 35% della contribuzione a carico del datore di lavoro, dovuta per i dipendenti interessati ad una riduzione dell’orario superiore al 20% e per un periodo non superiore a 24 mesi nel quinquennio mobile.

Per ottenere gli sgravi contributivi, occorre presentare via Pec (posta elettronica certificata) istanza in bollo con firma digitale dal 30 novembre al 10 dicembre di ogni anno al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – Direzione generale per gli ammortizzatori sociali e della formazione. L’istanza (la cui modulistica è disponibile sul sito del Ministero del Lavoro) va inviata anche all’Inps o, nel caso di testate con dipendenti giornalisti, all’Inpgi.

È possibile beneficiare della riduzione contributiva solo se nell’istanza viene indicato (pena l’inammissibilità):

  • la previsione dell’importo della riduzione richiesta;
  • il codice della pratica della domanda di integrazione salariale del sistema Cigs online;
  • di non aver beneficiato dello sgravio in precedenza durante lo stesso quinquennio mobile.

La concessione dello sgravio (vincolata alla data di presentazione della domanda ed al tetto di risorse messe a disposizione dal Ministero) viene comunicata entro 30 giorni.

Lo sgravio contributivo può essere richiesto con una domanda unica in caso di un singolo contratto di solidarietà per l’intero periodo di riduzione oraria previsto. Ulteriori eventuali accordi di solidarietà prevedono la presentazione di altre domande per sgravi contributivi [7].

note

[1] Art. 1 legge 863/84.

[2] Art. 2 legge 863/84.

[3] Art. 1 legge 863/84.

[4] Art. 5 comma 5 legge 236/93.

[5] Legge 863/84.

[6] Decreto interministeriale n. 2 del 27.09.2017.

[7] Min Lavoro circ. n. 19 del 27.11.2017.


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