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Lo sai che? Cartelle e accertamenti senza firma: quali sono nulli?

Lo sai che? Pubblicato il 24 gennaio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 24 gennaio 2018

Se gli avvisi di accertamento fiscale sono nulli senza la firma del capo ufficio o delegato, cartelle e ruoli possono limitarsi a indicare il nome e cognome del responsabile del procedimento.

Un contratto o qualsiasi altra scrittura senza firma del suo autore è nullo, o meglio è come se non fosse mai venuto ad esistenza perché manca proprio il suo elemento caratterizzante: la riconoscibilità a uno specifico soggetto. Altrettanto non è valida la firma fatta al computer. Ma questo principio, che per i privati può essere superato solo con la firma digitale (quella cioè realizzata al computer grazie all’ausilio di un particolare software), non vale invece sempre per la pubblica amministrazione e, in particolare, per gli atti fiscali. Ti sarà certamente capitato di ricevere una multa per violazione del codice della strada dove, al posto della sottoscrizione dell’agente accertatore, c’è solo l’indicazione (stampata al computer) del suo nome e cognome. È la cosiddetta «firma a stampa» che, a detta della giurisprudenza, è valida in quanto sufficiente a garantire la riconoscibilità dell’atto stesso all’organo che l’ha emesso (la carta stampata, il numero di matricola, ecc.). Del resto, l’esonero dall’obbligo di firmare tutti gli atti serve anche per semplificare le procedure amministrative. Ebbene, questo stesso principio vale anche per le cartelle esattoriali, ossia per le richieste di pagamento inviate dall’Agenzia Entrate Riscossione o da qualsiasi altro esattore. È quanto ricorda la Cassazione con una sentenza recente [1]. Principio diametralmente opposto vale invece per alcuni atti dell’Agenzia delle Entrate dove invece la firma è un elemento essenziale. Ma procediamo con ordine e vediamo quali cartelle e accertamenti senza firma sono nulli.

La cartella di pagamento senza firma è valida

Partiamo proprio dalla famigerata cartella esattoriale, ossia dall’atto che viene notificato al contribuente dopo che il tributo o la sanzione, in quanto non pagato nonostante l’intimazione della pubblica amministrazione, viene iscritto a ruolo e passato all’esattore per la riscossione forzata. La cartella non deve essere necessariamente firmata – e di fatto non lo è mai – pur rimanendo ugualmente valida. L’importante è che sia indicato il nome del responsabile del procedimento cui eventualmente richiedere chiarimenti in via amministrativa (fermo restando che la sede più opportuna per contestare la cartella resta sempre quella giudiziaria: la commissione tributaria provinciale per le imposte, il tribunale per i contributi Inps e Inail, il giudice di pace per le multe). In particolare, in base alla legge [2], la cartella esattoriale deve indicare il nome e cognome del responsabile del procedimento di iscrizione a ruolo e del responsabile del procedimento di emissione e notificazione della cartella. In assenza di tali indicazioni l’atto è nullo e può essere impugnato.

Si tratta di due soggetti diversi in quanto l’iscrizione è effettuata dall’ente creditore (ad esempio l’Agenzia delle Entrate, l’Inps, ecc.) mentre la cartella è formata e notificata dall’Agente della riscossione (fino al 1° luglio 2017 Equitalia, successivamente l’Agenzia delle Entrate-Riscossione).

L’omessa indicazione del responsabile del procedimento – e solo questa – comporta la nullità della cartella. Ma questo non significa che la sua firma sia necessaria: è sufficiente l’indicazione delle sue generalità (nome e cognome), né c’è bisogno di una sigla riprodotta al computer o di un timbro. La cartella è, infatti, un atto dotato di una certa “autorevolezza”, tanto è vero che, da sola, consente di agire con il pignoramento senza previa verifica di un giudice. Quindi, la trasparenza dell’attività amministrativa è rispettata dal fatto che il nome e il cognome del funzionario competente è indicato nell’atto, in modo che il contribuente sappia a chi rivolgersi in caso di dubbi, contestazioni o altri problemi di sorta con il pagamento.

Leggi sul punto Cartella esattoriale senza firma: legittima?

Sulla stessa linea d’onda è la sentenza dell’altro ieri della Cassazione: la mancata sottoscrizione del ruolo o della cartella esattoriale da parte del funzionario competente non determina la nullità dell’atto, posto che la apposizione della firma è essenziale solo quando la legge lo prevede espressamente.

Pertanto, l’omessa sottoscrizione del ruolo da parte del capo dell’ufficio non incide, in alcun modo, sulla validità dell’iscrizione a ruolo del tributo, poiché si tratta di atto interno e privo di autonomo rilievo esterno, trasfuso nella cartella da notificare al contribuente.

Inoltre, essendo un atto amministrativo, la cartella esattoriale e il ruolo in essa riportato sono assistiti da una presunzione di legittimità che spetta al contribuente (e non all’Amministrazione finanziaria) superare mediante prova contraria.

Gli avvisi dell’Agenzia delle Entrate

Discorso diverso deve essere fatto per alcuni atti fiscali, quali ad esempio l’avviso di accertamento dell’Agenzia delle Entrate in materia di imposte sui redditi (ad esempio per l’Irpef) e sull’Iva. Per questi è la legge stessa ad imporre la necessità di una firma [3]. Deve, in particolare, sussistere la sottoscrizione del capo dell’ufficio o di altro funzionario della carriera direttiva da lui delegato, a pena di nullità. Quando l’atto è sottoscritto da un funzionario delegato e il contribuente contesta la validità della firma, spetta all’Agenzia delle Entrate provare l’esistenza delega. In caso di mancata prova, l’avviso di accertamento è nullo.

La delega al funzionario deve essere necessariamente scritta, motivata (deve cioè indicare per quali ragioni il dirigente non ha potuto firmare l’atto: una malattia, l’assenza, una missione, ecc.), delimitata temporalmente (deve cioè indicare la data di inizio e di fine validità della delega), deve indicare nome e cognome del delegato (non può limitarsi alla semplice indicazione delle sue mansioni).

Gli altri atti della pubblica amministrazione

Per tutti gli altri atti amministrativi vige il principio che «l’atto amministrativo non è invalido solo perché privo di sottoscrizione, in quanto la riferibilità dell’atto all’organo amministrativo titolare del potere nel cui esercizio esso è adottato può essere desunta anche dal contesto dell’atto stesso».

note

[1] Cass. sent. n. 1545/18 del 22.01.2018.

[2] Art. 36 co. 4-ter DL 248/2007 conv. in L. 31/2008 e art. 7 c. 2 lett. a) L. 212/2000.

[3] Art. 42 del Dpr 600/73 e Art. 56 del Dpr 633/72

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – T, ordinanza 10 – 22 gennaio 2018, n. 1545
Presidente Cirillo – Relatore Luciotti

Rilevato che

1. In controversia relativa ad impugnazione di dodici cartelle di pagamento recanti l’iscrizione a ruolo per tributi di varia natura per l’importo complessivo di 66.228,82 Euro, la Commissione tributaria regionale della Campania con la sentenza n. 7102 del 15 luglio 2016, in parziale accoglimento dell’appello proposto dalla S.A. s.r.l., annullava cinque delle predette cartelle per difetto di prova – da fornirsi dall’amministrazione finanziaria o dall’agente della riscossione – della sottoscrizione del ruolo, dichiarando il difetto di giurisdizione sulle altre cartelle recanti l’iscrizione a ruolo per crediti di natura previdenziale e per violazione del codice della strada, come tali non aventi natura tributaria.
2. L’Agenzia delle Entrate ricorre per cassazione, su unico motivo, avverso la predetta statuizione. Resistono con controricorso M.C. e M.P.G., quali soci della società contribuente, cessata in corso di causa (precisamente in data 26/03/2015), nonché l’Equitalia Servizi Riscossione s.p.a. che propone ricorso incidentale adesivo al ricorso principale.
3. Sulla proposta avanzata dal relatore ai sensi dell’art. 380 bis cod. proc. civ. (come modificato dal d.l. 31 agosto 2016, n. 168, convertito con modificazioni dalla legge 25 ottobre 2016, n. 197) risulta regolarmente costituito il contraddittorio.
4. Il Collegio ha deliberato la redazione della motivazione dell’ordinanza in forma semplificata.

Considerato che

1. Con l’unico motivo, rubricato: “violazione e falsa applicazione dell’articolo 12 del D.P.R. n. 602 del 1973 e dell’art. 2697c.c. in relazione all’art. 360 n. 3 c.p.c.”, l’Agenzia ricorrente sostiene che i giudici di appello erano incorsi nella violazione delle disposizioni censurate operando anche un illegittimo ribaltamento dell’onere probatorio in ordine alla sottoscrizione del ruolo.
2. Il motivo è fondato e va accolto.
3. Invero, fatta eccezione per alcuni limitati e specifici atti fiscali, come ad esempio l’avviso di accertamento in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto, che «è nullo, ai sensi dell’art. 42 del d.P.R. 29 settembre 1973 n. 600 e dell’art. 56 del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 (che, nel rinviare alla disciplina sulle imposte dei redditi, richiama implicitamente il citato art. 42), se non reca la sottoscrizione del capo dell’ufficio o di altro impiegato della carriera direttiva da lui delegato» (cfr. Cass. n. 18758 del 2014 e la giurisprudenza ivi citata), vige il principio che «l’atto amministrativo non è invalido solo perché privo di sottoscrizione, in quanto la riferibilità dell’atto all’organo amministrativo titolare del potere nel cui esercizio esso è adottato può essere desunta anche dal contesto dell’atto stesso. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata che aveva annullato un provvedimento di diniego di condono esclusivamente in ragione dell’assenza di firma, omettendo qualunque ulteriore verifica)» (Cass., n. 11458 del 2012).
4. Orbene, sulla base di tale principio questa Corte ha affermato che il difetto di sottoscrizione del ruolo da parte del capo dell’ufficio – al pari della mancanza di sottoscrizione della cartella di pagamento, quando non è in dubbio la riferibilità di questo all’Autorità da cui promana – non incide in alcun modo sulla validità dell’iscrizione a ruolo del tributo, poiché si tratta di atto interno e privo di autonomo rilievo esterno, trasfuso nella cartella da notificare al contribuente (cfr. Cass. n. 19671 del 2016 che richiama Cass. n. 26053/15, n. 6199/15, n. 6610/13, nonché Corte cost. n. 117 del 2000, secondo cui sostituisce “diritto vivente” il principio in base al quale «l’autografia della sottoscrizione è elemento essenziale dell’atto amministrativo nei soli casi previsti dalla legge, ed è regola sufficiente che dai dati contenuti nel documento sia possibile individuare con certezza l’autorità da cui l’atto proviene»). Si è così precisato che «il ruolo esattoriale – quale atto amministrativo – è assistito da una presunzione di legittimità, che spetta al contribuente superare mediante prova contraria (la presunzione iuris tantum di legittimità opera anche nei giudizi in cui è parte l’amministrazione che ha formato l’atto: Cass. 24 febbraio 2004, n. 3654, Rv. 570463; Cass. 2 marzo 2012, n. 3253, Rv. 621447); […] prova che il contribuente era in grado di ottenere tramite istanza di accesso […]. Peraltro, la disposizione dell’art. 12, comma 4, d.P.R. n. 602 del 1973 è interpretata dall’art. 1, comma 5-ter, lett. e, d.l. n. 106 del 2005, conv. l. n. 156 del 2005, nel senso che il ruolo si intende formato e reso esecutivo anche mediante la validazione dei dati» (cfr. Cass. n. 26546 del 2016; in termini Cass. n. 1449 del 2017).
5. Pertanto, poiché la CTR non si attenuta ai suddetti principi, invero citando una pronuncia di questa Corte (n. 2808 del 2013) afferente alla diversa questione del difetto di rappresentanza sostanziale e della rilevanza a tal fine del fatto notorio, la sentenza impugnata va cassata con rinvio alla competente CTR che, in diversa composizione, provvederà alla rivalutazione della vicenda processuale nonché alla regolamentazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del giudizio di legittimità, alla Commissione tributaria regionale della Campania, in diversa composizione.


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