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Pensione dirigenti, come si calcola?

3 febbraio 2018 | Autore:


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Come si calcolano ai fini della pensione i contributi versati all’Inpdai?

Pensione più bassa per i dirigenti: a causa della soppressione del fondo Inpdai al 31 dicembre 2002, difatti, i lavoratori con qualifica dirigenziale sono passati all’Inps a partire dal 2003, ed i loro contributi sono stati separati in due quote di pensione. A perderci sono soprattutto i dirigenti che hanno diritto a una consistente quota di calcolo retributivo e le cui retribuzioni sono cresciute molto negli ultimi anni: questo, perché, restando “congelata” la quota Inpdai di pensione, risulta bloccata di conseguenza anche la retribuzione pensionabile.

Si salvano da questo inconveniente soltanto coloro che hanno esercitato la costituzione della posizione assicurativa o la ricongiunzione dei contributi, in quanto in questi due casi la quota di pensione è unica.

Ma procediamo per ordine e vediamo, nel dettaglio, come si calcola la pensione dirigenti.

Come calcolare le quote della pensione dirigenti

L’Inpdai, cioè l’ente di previdenza per i dirigenti industriali, come anticipato, è stato soppresso nel 2002 e, dal 1°gennaio 2003, tutte le sue funzioni sono state trasferite all’Inps.

Dalla stessa data i dirigenti industriali ed i pensionati Inpdai sono iscritti all’Inps. Il regime pensionistico dei dirigenti industriali è uniformato nella sua totalità a quello del Fpld (fondo pensione lavoratori dipendenti); di conseguenza le pensioni, i requisiti di accesso e la decorrenza delle prestazioni sono analoghi a quelli previsti per i lavoratori iscritti all’assicurazione generale obbligatoria Inps.

La pensione dirigenti si calcola dunque sommando due quote:

  • la prima, corrispondente alle anzianità contributive acquisite presso l’Inpdai fino al 31 dicembre 2002, è calcolata applicando le norme vigenti nella gestione dei dirigenti;
  • la seconda, corrispondente alle anzianità dal 1° gennaio 2003, è calcolata applicando le disposizioni valide per la generalità dei lavoratori dipendenti iscritti all’Inps.

Vediamo ora, nel dettaglio, come si calcola la pensione dirigenti in riferimento alla quota maturata presso l’ex Inpdai:

  • per l’anzianità contributiva maturata fino al 31 dicembre 1992, Quota A, la retribuzione media pensionabile è calcolata sugli ultimi 5 anni di contributi che precedono la decorrenza della pensione, con il limite del cosiddetto massimale, indicizzato per gli anni successivi al 2002; la retribuzione media pensionabile così determinata si utilizza per determinare la quota di pensione corrispondente ai periodi di contributi al 31 dicembre 1992; le aliquote di rendimento e le fasce di retribuzione sono quelle utilizzate dall’Inpdai prima della soppressione;
  • per l’anzianità contributiva maturata dal 1° gennaio 1993 al 31 dicembre 2002, Quota B, la retribuzione media pensionabile è calcolata sugli ultimi 10 anni di contributi precedenti la decorrenza della pensione, determinata secondo i criteri Inpdai; in particolare, l’anzianità dal 1993 al 2002 si divide in più quote:
    • Quota B2, riferita al biennio 1995-1996: per questa quota di pensione, l’aliquota di rendimento per ogni anno di anzianità contributiva è stata abbassata dal 2,66% al 2%, come per la generalità delle pensioni Inps;
    • Quota B3, a partire dal 1° gennaio 1997: per questa quota sono state elevate da tre a cinque le fasce di retribuzione pensionabile, articolate su scaglioni di reddito meno favorevoli rispetto al passato, ridotte le aliquote di rendimento al di sopra della prima fascia ed aggiornato il massimale contributivo.
    • dal 1° gennaio 2003, infine (Quota B4), si è completato il processo di convergenza verso l’assicurazione generale obbligatoria: l’Inpdai è stato soppresso e da quella data gli iscritti al fondo hanno visto l’applicazione delle stesse regole di calcolo della pensione vigenti nell’Inps con, peraltro, l’abolizione del massimale contributivo; nel dettaglio, in questa quota la retribuzione media pensionabile è calcolata sugli ultimi 10 anni di contributi precedenti la decorrenza della pensione, indifferentemente se assicurati presso l’Inpdai o presso l’Inps, tenendo conto delle retribuzioni assoggettate a contribuzione. L’anzianità contributiva è quella acquisita presso il fondo pensione lavoratori dipendenti dal 1°gennaio 2003, così come le aliquote di rendimento e le fasce di retribuzione sono quelle vigenti nel fondo stesso.

Per i contributi trasferiti da altre gestioni, invece, la retribuzione media pensionabile è calcolata sugli ultimi 5 o 10 anni di contribuzione antecedenti la decorrenza della pensione Inpdai, secondo le aliquote di rendimento e le fasce vigenti presso le gestioni di provenienza.

Periodi assicurativi Inps Inpdai non unificati

A questo punto si inserisce, però, un importante chiarimento fornito dalla Corte di Cassazione con una recente sentenza [1], nella  quale la Corte specifica che l’abolizione dell’Inpdai non ha determinato un’unificazione dei periodi assicurativi presenti nella gestione con quelli Inps, assimilabile alla ricongiunzione gratuita. Di conseguenza, la retribuzione pensionabile dei dirigenti già iscritti all’Inpdai è basata sulle retribuzioni percepite in costanza di rapporto assicurativo con l’Inpdai stesso prima della sua soppressione, e non sulle retribuzioni percepite negli ultimi 5 e 10 anni calcolati a ritroso dalla data del pensionamento. Questo criterio, secondo la Cassazione, deve essere adottato senza distinguere tra dirigenti ancora iscritti e lavoratori non più in costanza di assicurazione Inpdai alla data del 31 dicembre 2002.

Le uniche ipotesi in cui è possibile unificare le quote di pensione Inps e Inpdai sono la costituzione della posizione assicurativa [2] o la ricongiunzione [3] della contribuzione: in questi casi, difatti, i contributi confluiscono in un’unica gestione.

Calcolo pensione dirigenti iscritti Enpals

Se un dirigente è stato iscritto all’Enpals e all’Inpdai, e non ha richiesto la costituzione della posizione assicurativa, né la ricongiunzione, può inviare ugualmente domanda di totalizzazione Inps- Enpals, ma questa sarà a titolo oneroso, alla pari della ricongiunzione ordinaria [4]. È dunque importante fare un’attenta valutazione di convenienza prima di inviare la domanda all’Inps.

note

[1] Cass sent. n.19036/2017.

[2] Art.22 Dpr 58/1976.

[3] Art. 1 L. 29/1979.

[4] Inps Mess 37294/2005.

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