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Cellulare all’estero: quanto costa dopo l’addio al roaming?

26 gennaio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 gennaio 2018



Non bisogna pagare di più per usare il telefonino in un Paese Ue. Ma ci sono dei limiti sui dati. Cos’è cambiato senza roaming? E che succede dopo la Brexit?

Vi è capitato di andare all’estero e di usare il cellulare dopo l’addio al roaming nell’Unione europea? Vi sarete chiesti, almeno la prima volta, se davvero utilizzare lo smartphone per accedere a Internet o a WhatsApp vi sarebbe costato come in Italia. Gli operatori telefonici si sono adeguati ai cambiamenti chiesti dall’Ue e dall’Autorità garante per le Comunicazioni?

La novità del roam like at home, cioè di poter utilizzare il cellulare all’estero come a casa propria senza preoccuparsi della tariffa, è in vigore dal 15 giugno 2017. Molti consumatori hanno temuto che, in cambio dell’azzeramento del roaming, un aumento delle tariffe che permettesse alle compagnie di non perdere un guadagno e di recuperare il mancato incasso sulle spalle (o meglio sulle tasche) dei clienti. È stato così?

Vediamo com’è cambiato usare il cellulare all’estero dopo l’addio al roaming e quanto costa fare una telefonata, mandare un messaggio o collegarsi a Internet per verificare una prenotazione o per guardare la posta elettronica.

Cellulare all’estero dopo il roaming: cosa dice la legge?

Dal 15 giugno 2017, cioè da quando si è detto addio al roaming per usare il cellulare all’estero all’interno dell’Ue, da un qualsiasi Stato membro dell’Unione la spesa aggiuntiva per gli italiani non può superare la soglia dei 5 centesimi al minuto per le telefonate, dei 2 centesimi per ogni singolo sms e di 5 centesimi per ogni megabyte nel caso accedesse al flusso dati (Internet o Whatsapp, ad esempio) rispetto alla tariffa nazionale. In totale, tra tariffa e surplus, il costo di una chiamata dall’estero non può essere superiore ai 19 centesimi al minuto, un sms non potrà costare più di 6 centesimi e un megabyte di navigazione dovrà restare al di sotto dei 20 centesimi. Questo vale sia per chi ha un contratto «libero» (quello, cioè, che prevede il pagamento a consumo) sia per chi ha scelto un piano fisso, conosciuto anche come «tariffa flat» che comprende un certo numero di minuti di conversazione, di messaggi e di megabyte.

In pratica, è entrato in vigore il cosiddetto roam like at home (noto anche come RLAH), che consente a tutti i cittadini europei di spostarsi da un Paese all’altro utilizzando il telefonino senza badare alla propria tariffa.

Posso usare il cellulare all’estero con la tariffa del mio operatore?

Il punto è proprio questo. Quando si usa il cellulare all’estero, in un Paese Ue dopo l’addio al roaming, l’utente può utilizzare il pacchetto tariffario concordato con il proprio operatore telefonico. Quindi, può fare riferimento al costo dei minuti, degli sms o dei dati ai costi pattuiti.

Ci sono dei limiti per l’utilizzo dei dati all’estero?

Mentre per le telefonate e gli sms non ci sono dei limiti quando si usa il cellulare all’estero, qualche restrizione ci può essere per quanto riguarda i dati, cioè per l’accesso a Internet o a WhatsApp, per dire. Anche se l’Unione europea ha insistito più volte sugli operatori telefonici affinché garantiscano ai clienti il normale flusso di dati in qualsiasi Stato membro si trovino.

I limiti possono esserci a seconda della compagnia. In parole semplici, gli operatori esteri potrebbero applicare un sovrapprezzo se nel suo Paese di origine l’utente paga 1 Gb meno di 3 euro (2,25 euro dal 2019). Per fare un esempio: se in Italia pago 2 euro per 1 Gb e vado a Madrid, l’operatore spagnolo potrebbe chiedermi 1 euro in più per ogni gigabyte per arrivare a quella cifra limite oppure restringere la quantità di dati a mia disposizione.

Come si fa a sapere quanti Gb posso usare all’estero?

Ci vuole pazienza e calcolatrice, ma ci si arriva a sapere quanti Gb si possono avere a disposizione quando si usa il cellulare all’estero anche dopo l’addio al roaming.

Il primo passo è sapere quanto si paga in Italia, cioè se il costo di 1 Gb è inferiore a 3 euro. Per farlo, basta scorporare l’Iva, che da noi è al 22%, in modo da avere un costo del gigabyte Iva esclusa.

Per esempio. Immaginate di avere una tariffa di 10 euro al mese per 3 Gb di traffico dati. Significa che l’Iva applicata (il 22%) sarà di 2,20 euro e che, pertanto, il costo al netto dell’imposta sarà di 7,80 euro.

Non resta che dividere questa cifra per il numero di Gb pattuiti con l’operatore: 7,80/3 = 2,6 euro al Gb. Costo inferiore ai 3 euro che garantirebbero la fruizione del pacchetto completo dell’utente.

Di conseguenza, bisogna calcolare il numero di Gb che si avrà a disposizione. In questo caso si parte da un costo massimo di 1 gigabyte di traffico. Ipotizziamo, per una questione di comodità, che sia 5 euro (saranno 4,5 euro dal 2019, 3,5 euro dal 2020 e via a scendere fino a circa 2,5 euro).

L’equazione consiste nel dividere per quei 5 euro il costo della tariffa senza Iva e moltiplicare per 2 il risultato. Cioè: mantenendo quei 7,80 euro Iva esclusa dell’esempio precedente, dovremo fare:

7,80/5 = 1,56 euro.

1,56 euro X 2 = 3,12 Gb.

Questo sarà il traffico minimo che il mio operatore mi dovrà garantire all’estero alla tariffa che pago in Italia: 3,12 Gb. Se supero questo traffico, l’operatore estero potrebbe chiedermi di pagare l’eccedenza.

Cellulare all’estero: con la Brexit devo pagare il roaming in Inghilterra?

Al momento no. Finché il processo della Brexit non sarà completato (cosa che avverrà solo dopo qualche anno), il Regno Unito fa parte ancora dell’Unione europea e, pertanto, anche Oltremanica c’è stato l’addio al roaming. Altro discorso è quello che succederà dopo l’effettiva uscita di Londra dall’Ue. In quel caso, utilizzare il cellulare in Inghilterra e pagare o meno il roaming dipenderà dagli accordi commerciali tra la Gran Bretagna e l’Unione europea.

Cellulare all’estero e roaming: quali sono i vincoli posti dall’Authority?

L’AgCom, cioè l’Autorità garante per le Comunicazioni, in un suo documento fissa alcuni «paletti» per garantire ai consumatori maggiori tutele. Ad esempio, definisce l’offerta a tariffa fissa periodica (il costo giornaliero, settimanale o mensile) «un’alternativa alla tariffa base protetta». Ma, appunto, trattandosi di «un’alternativa» non può essere considerata un unico piano disponibile per l’utente. Cosa può fare il cliente? Aderire all’offerta alternativa tramite un esplicito consenso oppure usufruire automaticamente della tariffa base di salvaguardia.

Inoltre, le compagnie telefoniche sono tenute a fornire ai consumatori informazioni complete sulla tariffa base e sulle tariffe alternative, oltre ad aggiornamenti puntuali su qualsiasi tipo di variazione dei costi. In altre parole, il cliente che ha scelto una tariffa diversa dalle nuove offerte ha diritto ad essere richiamato e ad essere informato della possibilità di aderire ad una più conveniente. Il tutto, sottolinea il documento del Garante, senza oneri a carico dell’utente ed in qualsiasi momento. Cambiare il proprio piano tariffario, insomma, sarà possibile senza costi e senza penalità.


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