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Lo sai che? Termini per opposizione a precetto

Lo sai che? Pubblicato il 26 febbraio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 26 febbraio 2018

È l’ultimatum prima dell’inizio dell’esecuzione forzata e ci avvisa che a breve ci sarà il pignoramento dei beni. Entro quando possiamo opporci al precetto?

La notifica di un precetto non porta mai buone notizie. Il suo arrivo significa che abbiamo debiti e che non li abbiamo saldati, che ci sono creditori agguerriti pronti a riavere quanto dobbiamo loro, che questi creditori sono andati a bussare alle porte del tribunale per avviare un – seppur costoso e lungo – procedimento volto a prendersi con la forza (giudiziaria) ciò che non siamo nelle possibilità di restituire. Insomma stiamo per cadere nell’abisso del pignoramento dei beni. Certo, un pignoramento non viene eseguito dall’oggi al domani. Ci sono tappe e tempi da rispettare. Una di queste è la notifica del precetto. E non per forza dobbiamo rimanere fermi e passivi di fronte a questo procedimento, in attesa di vederci portare via tutto. Possiamo fare qualcosa. Innanzitutto possiamo cercare di bloccare l’espropriazione opponendoci. Vediamo ad esempio modi e termini per l’opposizione al precetto.

Cos’è il precetto?

Appurato che abbiamo a che fare con il precetto quando ci sono di mezzo debiti da saldare e si avvia un procedimento di pignoramento, vediamo cos’è in pratica questo atto. Per diventare eseguibile il pignoramento deve essere preceduto dalla notifica di alcuni atti, tramite i quali si avvisa il debitore che a suo carico è in corso un iter giudiziario messo in piedi dalla persona creditrice, volto al recupero delle somme dovute.

In pratica, quando il nostro creditore non è riuscito a ottenere da noi la somma di denaro che gli dovevamo, va dal giudice e gli chiede di obbligarci ad adempiere ai nostri obblighi. Il tribunale può emettere a nostro carico un decreto ingiuntivo: questo è il primo atto che ci viene notificato a casa e che ci avvisa che, se non saldiamo il nostro debito entro 40 giorni, si procederà con l’iter che porterà all’esecuzione forzata.

Se noi facciamo orecchie da mercante e non saldiamo comunque il debito, si passa alla fase due – anzi all’ultima fase – prima dell’espropriazione dei beni: la notifica del precetto. Questo è l’atto dell’ultimatum. O paghi o ti portiamo via i beni. L’atto di precetto è in sostanza un ultimo avvertimento, con cui si intima il debitore a ripianare il suo debito entro 10 giorni. Se non lo farà entro questo termine scatterà il pignoramento dei beni, e quindi l’esecuzione forzata [1].

Quali conseguenze ha il precetto?

Come anticipato nel precedente paragrafo, il precetto concede al debitore un termine di 10 giorni per ripianare la sua situazione e versare al creditore quanto dovuto. Scaduti i 10 giorni la naturale conseguenza del precetto è il pignoramento e l’esecuzione forzata. È in sostanza l’ultimo avviso prima di vederci portare via i nostri beni.

Se però dalla notifica del precetto trascorrono 90 giorni senza che alcuna esecuzione forzata venga eseguita, allora quel precetto diventa inefficace [2]. In pratica, una volta che il precetto ci viene notificato, l’espropriazione forzata deve avvenire entro i 90 giorni successivi, scaduti i quali quel precetto non ha più efficacia.

Come fare opposizione al precetto?

Mettiamo il caso che siamo nei guai e ci venga notificato un atto di precetto che ci intima a saldare il debito entro 10 giorni. Cosa possiamo fare?

  • Possiamo saldare il debito entro quel termine e saremo liberi
  • Possiamo ignorare quel precetto e allora scatterà l’espropriazione
  • Possiamo presentare opposizione a quel precetto

Noi scegliamo di opporci. Vediamo come fare e poi esaminiamo i termini per l’opposizione al precetto.

Opposizione all’esecuzione in sé

Possiamo decidere di opporci all’atto in sé: stiamo contestando il diritto del creditore di procedere al pignoramento e quindi la validità del titolo esecutivo. Vediamo in dettaglio come fare opposizione all’esecuzione [3]:

  • Possiamo farlo sia a esecuzione forzata iniziata (con ricorso al giudice dell’esecuzione) sia quando ancora non è cominciata. In questo caso:
  • Presentiamo istanza di opposizione davanti al giudice con un atto di citazione
  • La citazione in pratica chiama il creditore a comparire davanti al giudice
  • Su istanza da parte nostra il giudice può sospendere l’efficacia esecutiva del esecutiva del precetto
  • Il giudice sarà chiamato a decidere sulla fondatezza delle nostre richieste
  • La sentenza del giudice è impugnabile. Possiamo quindi fare ricorso in appello per tutte le sentenze di esecuzione di primo grado emesse a partire dal 2009 [4]

Attenzione perché si può contestare il merito dell’atto, quindi il diritto del creditore di agire per riavere le somme, solo quando il precetto notifica un titolo esecutivo stragiudiziale: ad esempio un assegno, una cambiale, un contratto di mutuo o qualunque altro titolo esecutivo che già di per sé è sufficiente per fare esecuzione all’espropriazione.

Non si può invece contestare nel merito un decreto ingiuntivo o una sentenza (emessa dal giudice in via giudiziale). Per opporsi a questo dovevamo pensarci prima: nel momento stesso in cui il giudice lo aveva emesso avevamo 30 o 60 giorni di tempo per fare ricorso in Corte di Cassazione. Se non lo abbiamo fatto e il procedimento è andato avanti fino a giungere alla notifica del precetto, non possiamo più contestare nel merito il diritto del creditore all’esecuzione forzata. Possiamo soltanto opporci a vizi di regolarità formale di quel precetto.

Opposizione alla regolarità formale del precetto

Fuori dalle ipotesi di contestazione della legittimità dell’esecuzione, al precetto possiamo opporci quando l’atto contiene dei difetti formali (mancata notifica o altri vizi legati alla formalità dell’atto). Stiamo contestando in questo caso la forma dell’atto e non la sua sostanza.

Questa opposizione al precetto la possiamo fare sia nel caso di titoli esecutivi giudiziali (decreti ingiuntivi o sentenze) sia nel caso di titoli esecutivi stragiudiziali (cambiali, assegni, contratti di mutuo, ecc). ecco come:

  • Presentiamo ricorso mediante un atto di citazione promosso davanti giudice
  • Con l’atto di citazione chiediamo alla controparte di comparire davanti al giudice dell’esecuzione
  • L’atto di citazione deve essere notificato al creditore entro 20 giorni dalla notifica del precetto.
  • Su istanza da parte nostra il giudice può sospendere gli effetti esecutivi dall’atto e si apre un processo ordinario in cui il giudice è chiamato a decidere sulla fondatezza del nostro ricorso
  • La sentenza emessa è impugnabile. Possiamo quindi fare ricorso in appello se la sentenza è stata emessa a partire dal 2009, data dell’entrata in vigore di una legge di riforma [5]

Entro quando posso fare opposizione al precetto?

Se decidiamo di fare opposizione al precetto dobbiamo stare molto attenti ai tempi con cui possiamo farlo. Rispettare i termini è fondamentale, pena la decadenza del nostro diritto ad impugnarlo.

Abbiamo visto che ci sono due modi per ribellarci al creditore quando ci viene notificato un precetto: opporci all’esecuzione in sé nel caso di titoli esecutivi stragiudiziali (contestando la legittimità del diritto del creditore a chiederci quella somma di denaro) oppure opporci a quel precetto per vizi legati alla correttezza formale dell’atto. I termini per l’opposizione cambiano a seconda che si scelga l’una o l’latra strada. In particolare:

  • Non ci sono termini precisi da rispettare, se vogliamo presentare opposizione all’esecuzione (possiamo farlo anche a esecuzione in corso)
  • Dobbiamo farlo entro 20 giorni dalla notifica del precetto, se vogliamo contestare difetti formali del precetto. Non si applica in questo caso la sospensione feriale dei termini, cioè la pausa estiva dal 1° al 31 agosto che sospende e allunga le scadenze in ambito processuale.

note

[1] Art. 480 cod. proc. civ.

[2] Art. 481 cod. proc. civ.

[3] Art. 615 cod. proc. civ.

[4] Cassazione sentenza n. 20886 del 15 ottobre 2015

[5] Legge n. 69 del 2009

Autore immagine: Pixabay


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