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Lo sai che? Acquisto casa: se l’acquirente preleva contanti che rischia?

Lo sai che? Pubblicato il 24 gennaio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 24 gennaio 2018

Non si può presumere il pagamento in nero al venditore dell’immobile solo perché l’acquirente ha fatto un prelievo di contanti sostanzioso dal proprio conto.

Stai per comprare casa: hai firmato il compromesso e, in quella occasione, hai dato al venditore un sostanzioso anticipo. Tra qualche giorno vi troverete dal notaio per la firma del contratto definitivo. L’atto di vendita indica un prezzo ma, per pagare meno tasse, vi siete accordati per corrispondere un’ulteriore parte di corrispettivo in nero. Pagherai così con assegno la parte del prezzo “ufficiale”, mentre quella residua in contanti. A questo punto sorge per te la necessità di prelevare questi soldi dal conto corrente; tuttavia, ti chiedi se una tale operazione possa crearti dei problemi e insospettire il fisco. Insomma, la concomitanza tra un prelievo sostanzioso di contati dal conto e l’acquisto di un’abitazione potrebbe far presumere un’evasione fiscale. È davvero così? Nell’ipotesi dell’acquisto di casa, se l’acquirente preleva contanti che rischia? La risposta è stata fornita dalla Cassazione con una sentenza pubblicata poche ore fa [1].

I prelievi dal conto non possono essere oggetto di controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate

Ricordiamo innanzitutto che, al contrario dei versamenti, i prelievi dal conto corrente non devono mai essere giustificati al fisco. In altri termini l’Agenzia delle Entrate non può chiedere al contribuente le ragioni e la destinazione dei soldi presi dalla banca. Questo però non toglie che l’Agenzia delle Entrate non possa fare, anche nell’ambito degli accertamenti sull’imposta di registro, le indagini finanziarie sul conto corrente del venditore e finanche su quello del compratore; può cioè chiedere documenti e chiarimenti all’istituto di credito per verificare se vi sono state operazioni sospette e se sia stato ricevuto del denaro senza che di esso vi sia traccia nella dichiarazione dei redditi. Tuttavia il solo prelievo ingiustificato dal conto corrente dell’acquirente dell’immobile, di cui quest’ultimo non riesca a fornire spiegazioni in ordine alla destinazione dei soldi, non significa per forza che la somma sia stata versata in nero al venditore dell’immobile.

Volendo semplificare il senso della sentenza, si può dire che, in tema di accertamenti fiscali sull’acquisto degli immobili, l’Agenzia delle Entrate non può utilizzare semplici «presunzioni» ai danni del contribuente, deducendo ad esempio dal semplice prelievo di contatti dal conto corrente dell’acquirente, che sia stata pagata una parte del prezzo in nero. Sono necessarie prove certe e precise, che possono comunque essere acquisite attraverso gli accertamenti bancari

Il semplice prelievo, anche se non viene fornita indicazione del beneficiario della somma, non dimostra un pagamento in nero

Dunque, per rispondere al quesito di partenza, in caso di acquisto della casa, se l’acquirente preleva contati dal proprio conto corrente non rischia, solo per questo, un accertamento fiscale, non è tenuto a giustificarsi e a spiegare al fisco a chi sono stati dati questi soldi. Gli unici accertamenti sulle movimentazioni bancarie che l’Agenzia delle entrate può fare sono solo sui versamenti. Il che significa che, tutt’al più, a rischiare è il venditore qualora dovesse versare i contanti incassati sul proprio conto corrente.

note

[1] Cass. sent. n. 1743/18 del 24.01.2018.


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1 Commento

  1. beh in linea di massima sono d’accordo con la sentenza, magari il compratore non vuole indebitarsi con un mutuo offerto dalla banca con tassi “dubbi” e opta per il contante pagando solo ed esclusivamente il reale valore del bene sul mercato…La presunzione d’innocenza va sempre garantita a mio parere.

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