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Lo sai che? Qual è la differenza tra amnistia e indulto?

Lo sai che? Pubblicato il 25 gennaio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 25 gennaio 2018

Cosa significa amnistia e indulto, cosa sono e come funzionano; quali le differenze rispetto alla depenalizzazione, alla grazia e alla non menzione.

Avrai certamente sentito parlare delle cause di estinzione della pena e tra queste non ti saranno di certo sfuggiti i termini indulto, amnistia e grazia. Di cosa si tratta e quali sono le differenze? Se volessimo dare una spiegazione immediata e senza tanti giri di parole potremmo dire che l’indulto e la grazia estinguono la pena principale ma non comportano il venir meno delle pene accessorie, salvo che non sia diversamente previsto, né degli altri effetti penali della condanna. Invece l’amnistia estingue la pena principale e le pene accessorie, nonché le misure di sicurezza diverse dalla confisca. Non estingue in genere gli altri effetti penali della condanna

In questo articolo spiegheremo che differenza c’è tra amnistia e indulto e cercheremo di comprendere quali sono le particolarità che distinguono questi due istituti da quelli simili come la grazia e la non menzione nel casellario giudiziario o l’estinzione della pena.

Prima però di capire qual è la differenza tra amnistia e indulto ricordiamo che, in entrambi i casi, si tratta di  provvedimenti che il Parlamento, ove lo ritenga opportuno, può adottare con legge. Sono entrambi provvedimenti di clemenza, ma gli effetti da essi prodotto sono diversi.

Amnistia

L’amnistia estingue il reato. Ciò significa che taluni comportamenti, normalmente considerati reati, non sono giudicati tali se non sono stati commessi prima della presentazione della legge in Parlamento. Per esempio, l’amnistia concessa nel 1990 prevedeva tra l’altro l’estinzione di tutti i reati per i quali era prevista una pena pecuniaria e per i quali era prevista una pena detentiva non superiore a un massimo di quattro anni di reclusione.

L’amnistia impropria è un provvedimento di clemenza generale, con il quale lo Stato rinuncia a far valere la propria potestà punitiva per determinate ipotesi di reato commessi in un certo lasso di tempo. Essa si dice impropria in quanto riguarda reati per i quali è già intervenuta sentenza di condanna irrevocabile.

Indulto

L’indulto comporta solo una riduzione totale o parziale della pena pecuniaria e/o detentiva. Per esempio l’indulto concesso con la legge n. 241 del 2006 ha comportato uno sconto di pena fino a tre anni per chi era stato condannato a pene detentive, e fino a 10mila euro per chi era stato condannato a pene pecuniarie.

L’indulto è dunque un atto di clemenza generale che condona in tutto o in parte la pena inflitta dal giudice. Esso non estingue le pene accessorie, salvo che non sia diversamente previsto nel decreto che lo dispone, né gli altri effetti penali della condanna. Viene concesso dal Parlamento che lo delibera a maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera.

L’indulto può essere:

  • proprio, quando estingue una pena inflitta con sentenza di condanna irrevocabile;
  • improprio, quando viene applicato direttamente dal giudice di cognizione.

La legge può condizionarlo a delle condizioni o all’espletamento di alcuni obblighi. Su tale subordinazione non ha alcuna facoltà il giudice, il quale deve limitarsi ad applicare il beneficio.

Nel concorso di più reati, l’indulto si applica una sola volta, dopo cumulate le pene, secondo le norme concernenti il concorso di reati.

La grazia

Attenzione a non confondere indulto e amnistia con la grazia. La grazia è anch’essa un atto di clemenza, ma è rimessa al potere discrezionale del Presidente della Repubblica e può riguardare solo un destinatario determinato. Come l’indulto, estingue solo la pena principale, ma l’indulto si riferisce a una serie di soggetti che si trovano tutti nella stessa condizione.

Perché l’amnistia e l’indulto?

La ragione per la quale fino ad oggi sono stati adottati provvedimenti di amnistia e indulto è stata soprattutto quella di contenere il sovraffollamento carcerario. In pratica questi due provvedimenti sono stati impiegati in sostituzione di una serie riforma carceraria.

La legge costituzionale n. 1 del 1992, allo scopo di scoraggiare questa discutibile tendenza, ha disposto che le leggi di amnistia e indulto debbano essere deliberate a maggioranza dei due terzi in ciascuna Camera e che tale maggioranza deve sussistere sia per la votazione di ogni singolo articolo, sia per la votazione finale e complessiva. L’elevazione a due terzi del quorum comporta che i provvedimenti di clemenza possano essere approvati solo se la decisione è condivisa dalla maggioranza parlamenta e da larga parte dell’opposizione.

Depenalizzazione

Diversa dall’amnistia e l’indulto è la depenalizzazione ossia la cancellazione definitiva di determinati comportamenti dall’elenco dei reati. Tali comportamenti vengono quindi considerati leciti oppure sanzionati in modo diverso (ad esempio con semplici sanzioni amministrative). Dunque, se con l’amnistia e l’indulto i reati restano per il futuro, ma non vengono puniti per il passato, con la depenalizzazione il reato viene del tutto cancellato e chi lo ha commesso prima dell’approvazione della legge, ma ancora non è stato condannato in via definitiva può ugualmente essere assolto (la legge penale più favorevole al colpevole ha infatti effetti retroattivi).

La non menzione nel casellario giudiziale

In ultimo, citiamo la cosiddetta «non menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale». Si tratta di un provvedimento concesso  dal giudice a propria discrezione ed è diretto ad un più rapido reinserimento sociale del condannato. Essa non determina alcun effetto estintivo, ma una sospensione a tempo indeterminato di un effetto penale della condanna. Di solito viene emesso per i reati meno gravi.

Per ottenere la non menzione nel casellario giudiziale sono necessarie le seguenti condizioni:

  • si deve trattare della prima condanna, anche se la Corte Costituzionale ha stabilito che il beneficio può essere concesso anche nel caso di condanne ulteriori, per reati commessi anteriormente, a pene che, cumulate con quelle già irrogate, non superino i limiti di applicabilità del beneficio stesso;
  • la pena inflitta non deve superare i due anni se detentiva; non deve superare euro 516 se pecuniaria; non deve superare i due anni quella detentiva e quella pecuniaria deve essere tale che priverebbe complessivamente il condannato della libertà personale per un tempo non superiore a trenta mesi, se le pene sono congiunte.

L’estinzione della pena

Un ultimo accenno merita l’istituto dell’estinzione della pena. Si tratta della rinuncia dello Stato a punire un determinato reato trascorso un certo lasso di tempo dopo la condanna e comporta l’estinzione della punibilità in concreto del singolo soggetto indagato per un determinato fatto. L’estinzione della pena non può valere in caso di condanna all’ergastolo e non comporta il venir meno delle pene accessorie e degli altri effetti penali della condanna.

La pena della reclusione si estingue con il decorso di un tempo pari al doppio della pena inflitta e, in ogni caso, non superiore a trenta anni e non inferiore a dieci anni. La pena della multa si estingue nel termine di dieci anni. Le pene dell’arresto e dell’ammenda si estinguono in cinque anni. Tale ultimo termine è raddoppiato se si tratta di recidivi aggravati e reiterati o di delinquenti abituali, professionali o per tendenza.


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