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Si può rinunciare alla cittadinanza italiana?

25 gennaio 2018


Si può rinunciare alla cittadinanza italiana?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 gennaio 2018



Si può essere apolidi e cittadini di nessuno Stato? Come è possibile chiedere di essere cancellati dalle liste dei cittadini italiani?

La cittadinanza italiana si acquisisce principalmente per nascita sul territorio italiano o per discendenza perché si è figli di genitori italiani. Si stanno però affacciando dottrine filosofiche “anarchiche” e indipendenti che spingono le persone a non volersi sentire legate a uno Stato particolare e a considerarsi cittadini del mondo. Ma è possibile essere totalmente privi di una nazione di appartenenza? Si può rinunciare alla cittadinanza italiana? È quello che cercheremo di comprendere in questo articolo.

Rinunciare alla cittadinanza italiana è possibile, ma solo a patto che si acquisisca la cittadinanza di un’altra nazione. Anche chi va all’estero deve iscriversi all’Aire, ossia il registro dei cittadini italiani residenti all’estero. Insomma, una persona senza cittadinanza è, almeno in linea teoria, impossibile. In verità, come vedremo a breve, esistono gli apolidi che sono quelle persone senza alcuna cittadinanza, la cui condizione è peraltro disciplinata dalla Convenzione di New York del 28 settembre 1954.

In ogni caso se ti stai chiedendo se si può rinunciare alla cittadinanza italiana sappi che si tratta di un’ipotesi poco praticabile: non è possibile rinunciare puramente semplicemente alla propria cittadinanza. Allo stesso modo, non è neanche possibile rinunciare a una residenza fissa e stabile in luogo, luogo che deve per forza coincidere con quello della abituale dimora ove il soggetto si trova in gran parte del tempo. In altre parole, l’iscrizione all’anagrafe di un Comune è obbligatoria.

Come rinunciare alla cittadinanza italiana

Per capire perché non si può rinunciare alla cittadinanza italiana possiamo fare un paragone semplice: lo Stato non è un ente volontario come le associazioni culturali, i partiti politici o le confessioni religiose alle quali si può liberamente aderire o non aderire. Lo Stato è un ente necessario al quale si appartiene e dal quale ci si scioglie solo nei casi nei modi stabiliti dalla legge.

Per quanto riguarda il nostro Paese, la cittadinanza italiana, l’acquisizione e la perdita della stessa sono disciplinate da una legge del 1992 [1]. In base ad essa, può rinunciare alla cittadinanza italiana solo chi risiede ormai in un altro Stato del quale ha assunto la cittadinanza.

In ogni caso esistono gli apolidi. Con questo termine si intendono coloro che non sono cittadini di alcuno Stato. Apolide è quindi una persona che nessuno Stato, in base al proprio ordinamento giuridico, considera come proprio cittadino [2].

Si può essere apolidi sin dalla nascita (apolidia originaria) o per fatti sopravvenuti (apolidia successiva) quando la persona perde la cittadinanza che aveva in precedenza senza avere o acquisire la cittadinanza di un altro Stato.

La condizione degli apolidi non è particolarmente comoda. Anche se la convenzione di New York del 1954 ratificata in Italia con la legge n. 306 1962 ha riconosciuto loro notevoli diritti, essi si trovano per sempre, nel nostro Paese, in una posizione giuridica simile a quella degli stranieri extracomunitari regolarmente residenti.

Come si diventa apolidi?

Secondo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite si diventa apolidi in uno dei seguenti casi:

  • modifica dei confini territoriali o della sovranità tra Stati;
  • privazione arbitraria della cittadinanza a gruppi o a individui da parte dello Stato;
  • conflitti di legge (ad esempio, quando un bambino di genitori stranieri nasce in uno Stato che conferisce la propria cittadinanza solo ai figli dei propri cittadini, mentre secondo le leggi dello Stato di cui sono cittadini i genitori, acquisiscono la cittadinanza soltanto coloro che nascono sul territorio dello Stato);
  • problemi amministrativi
  • rinuncia individuale alla cittadinanza senza la previa acquisizione o garanzia di acquisizione di un’altra cittadinanza;
  • matrimonio o la dissoluzione del matrimonio, qualora la perdita della cittadinanza ne costituisca una conseguenza automatica;
  • mancata registrazione di un figlio alla nascita, quando abbia come conseguenza l’impossibilità per il figlio di dimostrare il luogo di nascita o l’identità dei genitori
  • applicazione di pratiche discriminatorie basate sull’etnia, la religione, il sesso, la razza o le opinioni politiche ai fini della concessione o del diniego della cittadinanza;
  • l’essere figlio di apolidi.
  • privazione della cittadinanza di esuli politici che fuggono dai loro Stati, nei quali vige un regime autoritario-fascista o socialista: la perdita della cittadinanza per motivi politici è un evidente mezzo per prevenire o reprimere ogni tentativo di critica o di fuga.

note

[1] Legge n. 91/1992 modificata dalla legge n. 94/2009.

[2] Art. 1 della Convenzione di New York del 28 settembre 1954 relativa allo status degli apolidi, ratificata e resa esecutiva in Italia con legge 1 febbraio 1962, n. 306.


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