Diritto e Fisco | Articoli

Ape aziendale, conviene?

25 gennaio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 gennaio 2018



Esodo volontario in cambio di un contributo aziendale: di quanto si abbassa la penalizzazione sulla pensione per la restituzione dell’Ape?

Accettare l’esodo volontario in cambio del cosiddetto contributo Ape aziendale conviene, oppure il lavoratore ci rimette? Non è possibile dare una risposta univoca, in quanto la convenienza dipende da tanti fattori: l’anzianità del lavoratore e la possibilità di fruire della Naspi, dell’isopensione, dell’assegno straordinario o di altri sussidi a sostegno del reddito, l’ammontare della futura pensione, la durata del periodo di anticipo, la penalizzazione sulla futura pensione che l’Ape volontario comporterebbe.

Sicuramente l’Ape aziendale conviene al datore di lavoro, in quanto non sono previsti particolari requisiti per accedere allo strumento e comporta dei costi senz’altro inferiori all’ordinario prepensionamento o scivolo pensionistico.

Ma procediamo per ordine e vediamo, nel dettaglio, come funziona e se conviene l’Ape aziendale.

Come funziona l’Ape aziendale

L’azienda può agevolare l’esodo, per i lavoratori con almeno 63 anni di età, attraverso il nuovo istituto dell’Ape aziendale.

Si tratta della possibilità di abbassare il costo derivante dalla restituzione del prestito relativo all’Ape volontario, cioè all’anticipo pensionistico ottenibile attraverso finanziamento bancario: ricordiamo che l’anticipo pensionistico è un assegno che accompagna il lavoratore, con almeno 20 anni di contributi, a partire dai 63 anni di età sino alla data di maturazione della pensione di vecchiaia, per un massimo di 3 anni e 7 mesi.

Nello specifico, le aziende e i professionisti del settore privato (sono escluse le amministrazioni pubbliche), gli enti bilaterali o i fondi di solidarietà settoriali possono, con il consenso del lavoratore dipendente interessato dall’esodo, incrementare la somma dei contributi accreditati a quest’ultimo, versando un contributo all’Inps in un’unica soluzione al momento della richiesta dell’Ape.

Il contributo non deve essere inferiore, per ciascun anno o sua frazione di anticipo rispetto alla maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia, all’importo della contribuzione volontaria basata sulla retribuzione percepita dal lavoratore prima del pensionamento.

Il contributo aggiuntivo serve ad incrementare la misura della pensione che il lavoratore riceve una volta terminata la fruizione dell’Ape, abbassando in questo modo l’incidenza sulla prestazione delle rate di restituzione del prestito finanziario.

Quanto costa l’Ape Aziendale

In pratica, aderendo all’Ape aziendale, il datore di lavoro versa una cifra liberamente determinata fra le parti, che deve però essere pari almeno all’equivalente dei contributi volontari, cioè pari al 33% (aliquota contributiva utile alla pensione per i lavoratori subordinati) della retribuzione imponibile delle ultime 52 settimane lavorate: i contributi devono essere calcolati per tutta la durata dell’anticipo, dunque devono coprire un periodo da un minimo di 6 mesi (durata minima dell’Ape volontario) a un massimo di 3 anni e 7 mesi.

Ad esempio, per il dipendente esodato con 3 anni di anticipo, che percepisce uno stipendio lordo di 30mila euro annui, l’azienda dovrà versare all’Inps un contributo non inferiore a 29.700 euro, corrispondente a 30mila euro x 33% x 3 anni.

Il contributo, da versare all’Inps in un’unica soluzione entro la scadenza contributiva del mese di decorrenza dell’Ape (dunque entro la fine del mese successivo al primo anticipo), viene accreditato sul conto assicurativo del lavoratore e comporta un incremento del montante contributivo che abbassa l’incidenza del prestito Ape sulla futura pensione.

Convenienza dell’Ape aziendale

Considerando che l’incidenza media dell’Ape volontario è pari al 4,2- 4,6% della pensione per ogni anno di anticipo, il contributo versato come Ape aziendale, perché lo strumento risulti conveniente, deve essere tale da abbassare significativamente questa incidenza: il tutto dipende ovviamente dall’ammontare della futura pensione del lavoratore, dalla durata del prestito Ape e dall’ammontare dell’Ape volontario richiesto (dal 75% al 90% della futura pensione). Per capire, quindi, se l’Ape aziendale conviene al lavoratore, occorre uno studio approfondito in merito da parte di un esperto.

L’azienda può comunque accordarsi col lavoratore riconoscendo un contributo superiore rispetto alla contribuzione volontaria, nel caso in cui si voglia annullare la penalizzazione sulla pensione comportata dall’Ape. Il meccanismo dovrà essere regolato da un Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, atteso nei prossimi tempi.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI