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Lo sai che? Se un ladro vuol rubare la mia moto o la bici posso picchiarlo?

Lo sai che? Pubblicato il 26 gennaio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 26 gennaio 2018

Legittima difesa: quando c’è possibilità di accoppare un ladro che tenta di rubare un oggetto altrui come uno scooter, una bicicletta o anche un portafogli.

Stai tornando a casa a piedi; è sera inoltrata e, nell’ombra, ti accorgi che un malintenzionato sta tentando di forzare il lucchetto a cui è attaccato, al palo della luce, il tuo scooter. Poiché si tratta di un ragazzino e non sembra armato, ti fai prendere da un’impeto di collera e ti scagli subito contro di lui: lo prendi a botte e inizia a tirargli una serie di calci tali da schiantarlo a terra, con diverse lesioni fisiche. Arriva la polizia e vi ferma, fa un verbale e poi porta il ladro al pronto soccorso. Dopo qualche giorno però vieni a sapere di essere stato denunciato per lesioni dallo stesso individuo che stava cercando di prendersi il tuo mezzo. Ti sembra una cosa assurda: «Solo in Italia succedono queste cose!» sospiri trasecolato, ritenendo di aver agito nel giusto, ossia nel pieno diritto di esercitare una legittima difesa. Interrogato dalla polizia sostieni: «se un ladro tenta di rubare il motorino o la bicicletta, possono picchiarlo»! Ma è davvero così? Cosa dice a riguardo la legge?

Esposta in termini meno cruenti, la questione è la seguente: in quale misura il cittadino può legittimamente impiegare strumenti di autotutela senza commettere reato e, quindi, senza passare dalla parte della ragione a quella del torto? Per comprendere come stanno le cose dobbiamo ripassare il concesso di legittima difesa.

La legittima difesa è disciplinata dal codice penale [1] che così dispone: Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di un’offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa.

Contro un’offesa ingiusta – quale appunto può essere il furto  si può quindi legittimamente reagire con la violenza, tenuto conto della difficoltà di chiamare, nell’immediatezza, le forze dell’ordine che possano prestarci soccorso. Ma attenzione! La norma pone due rigidi condizioni affinché ciò avvenga senza violare la legge:

  • il pericolo deve essere attuale: in altre parole la reazione violenta è consentita solo se è indispensabile per evitare il pericolo in atto. Ad esempio, se una persona minaccia un’altra e questa può fuggire o nascondersi dentro un palazzo, non è autorizzata a prendere una pistola e a spararla. Se l’offesa ingiusta è stata ormai consumata non vi è più nulla da difendere e si è fuori dal campo della legittima difesa. Per esempio, se qualcuno ci dà un pugno e se ne va, inseguirlo ed esercitare contro di lui altra violenza – ad esempio uno spintone o un altro pugno – non costituirebbe più una difesa ma una vendetta. E la vendetta è vietata. Difatti, l’unico modo per tutelare le proprie ragioni da un danno ingiusto già ricevuto è il ricorso al giudice. Chi si fa giustizia da sé commette un reato: quello di esercizio arbitrario delle proprie ragioni [2]. Ciò significa che l’autotutela (effettuata con armi o senza armi) è sempre vietata se il soggetto ha la concreta possibilità di rivolgersi all’autorità giudiziaria o alle forze dell’ordine;
  • la difesa deve essere proporzionata all’offesa: ciò vuol dire che deve esservi proporzione tra il male minacciato e il male procurato con la reazione violenta. In questa valutazione conta la scala di importanza che l’ordinamento dà ai vari beni giuridici. Primo su tutti viene la vita, poi l’integrità fisica, poi il patrimonio; pertanto un’aggressione al patrimonio (il furto di un motorino) non giustifica l’aggressione a un bene di rango superiore come l’integrità fisica (le lesioni procurate al ladro). Allo stesso modo non è lecito sparare al ladro che ormai fugge con la refurtiva poiché non vi è proporzione tra la perdita di alcuni beni materiali e la perdita (per il ladro) della vita; né è lecito ammazzare chi, contro di noi, agitava solo i pugni. Potrebbe però succedere di sopravvalutare la situazione di pericolo e di eccedere nella difesa: si pensi al caso di una persona che, intravedendo dietro un angolo un’ombra, ritenga che questa voglia ucciderla mentre invece sta solo cercando di fargli uno scherzo di pessimo gusto. In tali casi si parla di legittima difesa putativa, ossia ritenuta sussistente (anche se in realtà le cose stanno diversamente). In tal caso il comportamento di chi crede di difendersi può essere perdonato solo se la sopravvalutazione del pericolo è stata causata dal elementi oggettivi come, per esempio, l’oscurità, la natura dei luoghi, la particolare aggressività dell’offensore, ecc. Chi invece, per propria volontà o per ira, eccede i limiti della legittima difesa, è punibile per delitto colposo ed è soggetto al procedimento penale.

Dunque, se un ladro tenta di rubare la tua moto o la bici puoi picchiarlo a condizione però da non infliggergli punizioni corporali serie e da non causargli lesioni gravi. La reazione fisica deve essere solo strumentale a riprenderti il bene. Cosa certamente non semplice visto che, nella foga della colluttazione, è verosimile usare

una certa dose di forza per evitare di soccombere. Inoltre è anche possibile che sia il ladro stesso ad innalzare il livello di violenza, il che giustificherà una reazione ancora più violenta. Il tutto a discapito di entrambi i contendenti.

Se il ladro fugge è legale inseguirlo?

Torniamo all’esempio di partenza. Immaginiamo che, dopo esserci accorti del ladro che ha forzato il lucchetto a cui era ancorato il motorino o la bicicletta, si dia alla fuga con tutta la refurtiva. È lecito inseguirlo per tentare di recuperare i nostri beni? Anche se si tratta di un comportamento certo imprudente, il pericolo si può considerare attuale fino a quando il ladro non si è definitivamente dileguato. Insomma, è legittimo usare la violenza (purché commisurata all’offesa) al fine di recuperare la refurtiva. 

Se il ladro abbandona la refurtiva posso ugualmente inseguirlo?

Il fine della legittima difesa viene meno se il ladro abbandona la refurtiva. D quel momento infatti cessa il pericolo e non è più possibile rincorrere il ladro.


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4 Commenti

  1. Il ladro ha sempre ragione, il cittadino onesto ha sempre torto, questa è la legge. Se entro in casa prendo il ladro e lo rinchiudo in una stanza è sequestro di persona, se un tossico ti punta una siringa per avere dei soldi e gli do una spinta e cade e batte la testa per terra e muore, sono un assassino alla stregua dei peggiori killer, lo stesso dicasi se un ladro entra in casa o nel negozio con un arma in pugno, poi si scopre dopo che era giocattolo, ed io lo faccio fuori, sono un assassino, se la stessa cosa accade per strada e lo picchio vengo condannato per percosse. Però se accade il contrario e il ladro mi uccide perchè mi ha picchiato a sangue o mi ha sparato mentre usciva di casa o dal negozio, tutti dicono dell’onesto cittadino morto che voleva difendere la sua proprietà, poveretto era una brava persona, voleva difendere il bene o la proprietà, ma putroppo il ladro è stato cattivo e lo ha fatto fuori. Ci pensate becco e bastonato. Ma il diritto di difendere la proprietà dove è andato a finire. Dovrebbe essere sopra ad ogni altro diritto, ma invece. Ciò che è mio è mio di nessun altro e se tu tenti di prendermi il mio bene senza alcun diritto io lo difendo con qualsiasi mezzo o azione. Tu non puoi e non devi entrare in casa mia o all’interno del mio mezzo per appropriarti di cose mie, tu non puoi rovistarmi nella mi borsa per rubarmi il portafogli o il telefonino. Tu ledi la mia proprietà e quindi io ho tutti i diritti del mondo nel difenderla. Qualcuno potrebbe dire c’è la legge che regola tutto ciò. Certamente, ma intanto tu cittadino sei morto e al ladro assassino gli daranno, dopo una decina di anni, a causa della lentezza della giustizia, qualche anno, poi con annessi e connessi e giochi vari sconterà qualche anno di carcere e poi verrà rimesso in libertà, e rifarà ciò che ha sempre fatto, il ladro. Però tu cittadino onesto sei morto e i tuoi cari dovranno fare salti mortali per vivere, perchè tu magari eri l’unica fonte di reddito e quindi chi darà da mangiare a chi rimane? La legge.

  2. non è vero che il ladro è tutelato, sicuramente non in sede processuale. semplicemente si passa dal tribunale per evitare che si finisca in un Far West moderno, come in America dove hanno decine di migliaia di morti all’anno per armi da fuoco.
    e non è vero che se ti entra in casa un ladro non puoi sparargli. L’AVETE LETTO L’ARTICOLO? c’è scritto che se ritieni probabile che ti voglia fare del male (spesso non è così, al ladro interessa semplicemente fotterti della roba e andarsene), puoi difendere te e la tua proprietà e sei ancora nella legittima difesa.

  3. Ma dove vivi. Aggiornati e leggi un pò di cronaca di che cosa fanno i ladri. Il principio principe e fondamentale è che tu non devi entrare nella mia proprietà e non devi assolutamente appropriarti di ciò che è mio. Quello che è mio è mio e tu non hai nessun diritto sulla mia proprietà. Il tutto dovremmo importarlo sugli affitti. Tu non hai più soldi per pagare, come da contratto due mesi, terminati i quali te ne devi andare. Invece … . Il proprietario paga avvocati, utenze e tasse. Si tutela il conduttore, ma non il locatore. Ma allora il contratto che cosa lo facciamo a fare se non è rispettato? E’ come se fosse colpa del locatore se il conduttore non ha + soldi. Pazzesco. E lo stato che fa. Niente.

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