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Pensione, contributi minimi e massimi 2018

30 gennaio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 gennaio 2018



Minimali contributivi, retribuzione minima, massimali, limiti per l’accredito dei contributi: nuovi importi 2018.

Cambiano i minimali contributivi e la retribuzione minima per l’accredito di un anno di contributi: considerando che, nell’anno 2017, la variazione percentuale ai fini della perequazione automatica delle pensioni, calcolata dall’Istat, è stata pari all’1,1%, minimali e retribuzione minima sono stati difatti rivalutati. Assieme ai minimali sono stati rivalutati i massimali, la quota di retribuzione soggetta all’aliquota aggiuntiva dell’1%, i fringe benefits, i limiti per l’accredito dei contributi obbligatori e figurativi e, in generale, tutti i valori utili al calcolo delle contribuzioni dovute in materia di previdenza e assistenza sociale.

Ma procediamo per ordine e vediamo nel dettaglio quali sono le novità sui contributi minimi e massimi 2018 utili alla pensione.

Minimali contributivi 2018

Il minimale contributivo è la paga minima sulla quale vengono calcolati i contributi previdenziali, sotto la quale non si può scendere anche se il lavoratore ha un salario bassissimo, ma viene riproporzionata su base oraria per i dipendenti a tempo parziale.

Si tratta dunque della retribuzione minima sulla cui base devono essere calcolati i contributi che il datore di lavoro deve versare all’Inps per la prestazione lavorativa svolta dal dipendente. Normalmente il minimale contributivo è stabilito dal contratto collettivo nazionale di lavoro: gli accordi di secondo livello e il contratto individuale (ccnl), difatti, possono stabilire il minimale contributivo solo se l’importo è maggiore di quello indicato nel ccnl.

La legge [1], in ogni caso, prevede un minimale giornaliero inderogabile, sotto il quale nessun minimale contrattuale può scendere. Questo minimale è pari al 9,50% dell’importo del trattamento minimo mensile di pensione.

Considerando che l’importo del trattamento minimo, per il 2018, ammonta a 507,42 euro mensili, il minimale giornaliero inderogabile è pari a 48,20 euro [2]. Ciò significa che se il contratto collettivo riconosce una retribuzione giornaliera inferiore a questo valore, il datore di lavoro è comunque obbligato a pagare i contributi su un reddito minimo giornaliero di 48,20 euro.

L’obbligo di osservare il minimale di retribuzione ai fini contributivi non sussiste se il datore di lavoro versa trattamenti integrativi di prestazioni mutualistiche, d’importo inferiore al limite minimo.

Quanto esposto in merito alla retribuzione minima imponibile ai fini del versamento della contribuzione previdenziale IVS e assistenziale vale anche con riferimento ai lavoratori di società ed organismi cooperativi, e ai lavoratori soci delle cooperative sociali e di altre cooperative.

Minimali giornalieri 2018 per il part time

Per i lavoratori a tempo parziale non vale il minimale giornaliero “intero”, ma deve essere riproporzionato su base oraria e sulle giornate lavorative settimanali (di norma 6, 5 per la settimana corta).

Ipotizzando, ad esempio, un orario di 40 ore settimanali su 6 giorni, si deve calcolare il minimale orario in questo modo: 48,20 x 6 /40. Il risultato, pari a 7,23 euro, corrisponde al minimale orario sotto cui il datore non può scendere per il calcolo dei contributi.

Ipotizzando, invece, un orario di 36 ore settimanali su cinque giorni, il calcolo è: 48,20 x 5 /36, con un minimale orario, dunque, pari a 6,69 euro.

Retribuzione minima 2018 per l’accredito di un anno di contributi

Il minimale contributivo non deve essere confuso con la retribuzione minima per l’accredito di un anno intero di contributi presso l’Inps. Questa retribuzione, difatti, corrisponde all’imponibile minimo che serve perché in un anno tutte le 52 settimane siano riconosciute ai fini del diritto alla pensione, ed è pari al 40% del trattamento minimo.

Per il 2018, il valore della retribuzione minima per l’accredito “intero” dei contributi è pari, dunque, a 202,97 euro a settimana; in un anno è necessario raggiungere uno stipendio, al lordo dei contributi, di 10.554,34 euro. Ciò comporta che i contributi versati (per un lavoratore dipendente, considerando un’aliquota del 33%) debbano corrispondere ad almeno 66,98 euro alla settimana ed a 3.482,97 euro all’anno: in caso contrario, l’annualità non vale per intero ai fini della pensione (come se il lavoratore non avesse prestato la propria attività per tutto l’anno). Il datore di lavoro, infatti, mentre è obbligato al calcolo dei contributi sul minimale, non è obbligato anche al calcolo sulla retribuzione minima per l’accredito di un anno di contribuzione.

Se il lavoratore svolge la propria attività a tempo pieno il problema non si pone, perché il rispetto del minimale contributivo giornaliero garantisce sempre l’accredito di una settimana di contributi.

Se il rapporto è part time, invece, considerando che il minimale è su base oraria, può accadere che non si raggiunga l’accredito di un’intera settimana di contributi. La contribuzione utile al diritto alla pensione, in questo caso, viene calcolata in proporzione a quanto versato, e il lavoratore si vedrà riconosciute meno di 52 settimane nell’anno, pur avendo avuto un contratto di una durata pari a 12 mesi.

Il lavoratore può comunque versare i contributi volontari sulle settimane scoperte o procedere al riscatto.

Per chi non valgono i minimali 2018

Il minimale contributivo e la riduzione delle settimane utili alla pensione non valgono, in ogni caso, nei confronti di:

  • lavoratori domestici;
  • operai agricoli;
  • apprendisti.

L’applicazione delle stesse regole che prevedano, ai fini della pensione, contributi minimi e massimi, considerando la discontinuità di tali lavori, precluderebbe infatti l’accesso alla pensione a quasi tutti gli appartenenti a queste categorie.

Aliquota aggiuntiva dell’1% per il 2018

Per i lavoratori dipendenti pubblici e privati che superano la prima fascia di retribuzione pensionabile, e che pagano un’aliquota Inps inferiore al 10%, è dovuta un’aliquota aggiuntiva, nella misura di un punto percentuale, sulle quote eccedenti il limite

Posto che la prima fascia di retribuzione pensionabile è stata determinata per l’anno 2018 in  46.630 euro, l’aliquota aggiuntiva dell’1% deve essere applicata sulla quota di retribuzione eccedente il tetto retributivo che, rapportato a dodici mesi, è pari a 3.885,83 euro, da arrotondare a  3.886.

La quota di retribuzione eccedente la fascia e i contributi aggiuntivi devono essere riportati dai datori di lavoro che utilizzano la sezione “PosContributiva” del flusso Uniemens, a livello individuale, nell’elemento <Denuncia Individuale>, <DatiRetributivi>, <ContribuzioneAggiuntiva>, <Contrib1PerCento>, <ImponibileCtrAgg>, <ContribAggCorrente>. L’imponibile della contribuzione aggiuntiva fa parte dell’elemento <Imponibile> di <Dati Retributivi>.

Per i datori di lavoro pubblici, che utilizzano la sezione Lista Pos Pa il valore del contributo relativo alla contribuzione aggiuntiva deve essere riportato nell’elemento <Contrib1PerCento>. Il valore indicato in tale elemento non è compreso nell’elemento <Contributo>.

Massimali annui 2018

Il massimale annuo della base contributiva e pensionabile, previsto dalla Legge Dini [3] per i lavoratori iscritti successivamente al 31 dicembre 1995 a forme pensionistiche obbligatorie, e per coloro che optano per la pensione con il sistema contributivo, rappresenta la retribuzione massima al di sopra della quale non sono dovuti contributi.

In base all’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati calcolato dall’Istat, il massimale è pari, per l’anno 2018, a 101.427,08 euro, che arrotondato all’unità di euro è pari a 101.427 euro.

La quota di retribuzione eccedente il massimale e le relative contribuzioni minori devono essere riportate dai datori di lavoro che utilizzano la sezione Pos Contributiva del flusso Uniemens, a livello individuale, nell’elemento <Denuncia Individuale>, <DatiRetributivi>, <DatiParticolari>, <EccedenzaMassimale>, <ImponibileEccMass>,  <ContributoEccMass> (regole differenti sono previste in merito alle denunce dei lavoratori dello spettacolo e sportivi).

L‘imponibile eccedente il massimale non è compreso nell’elemento <Imponibile> di <Dati Retributivi>.

Per i datori di lavoro che utilizzano la sezione Lista Pos Pa nel mese in cui si verifica il superamento del massimale, l’elemento <Imponibile> della gestione pensionistica e della gestione credito dell’elemento E0 deve essere valorizzato nel limite del massimale stesso, mentre la parte eccedente deve essere indicata nell’elemento <ImponibileEccMass> della gestione pensionistica e della gestione credito.

Nell’elemento <Contributo> deve essere indicata la sola quota di contributi da versare in riferimento al valore indicato nell’elemento <Imponibile> della gestione pensionistica e della gestione credito.

Nei mesi successivi al superamento del massimale, l’imponibile deve risultare pari a zero, mentre continua ad essere valorizzato l’elemento <ImponibileEccMass>.

Fringe benefits esenti da contributi 2018

L’Inps ha poi ricordato quali sono, per l’anno 2018, gli importi delle retribuzioni non imponibili ai fini contributivi, sulla base delle attuali disposizioni normative.

anno 2018 Euro
Valore delle prestazioni e delle indennità sostitutive della mensa
  • rese in formato cartaceo
  • rese in forma elettronica
   

7,00

Fringe benefit (tetto) 258,23
Indennità di trasferta intera Italia 46,48
Indennità di trasferta 2/3 Italia 30,99
Indennità di trasferta 1/3 Italia 15,49
Indennità di trasferta intera estero 77,47
Indennità di trasferta 2/3 estero 51,65
Indennità di trasferta 1/3 estero 25,82
Indennità di trasferimento Italia (tetto) 1.549,37
Indennità di trasferimento estero (tetto) 4.648,11
Azioni offerte ai dipendenti (tetto) 2.065,83

note

[1] Art. 7, Co. 1 Dl 463/1983.

[2] Inps Circ.n.13/2018.


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