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Quando un preventivo diventa contratto

28 Gennaio 2018
Quando un preventivo diventa contratto

Che succede in caso di preventivo errato: se il venditore chiede un supplemento sul prezzo anticipato.

Hai chiesto un servizio a un professionista il quale, dopo qualche giorno, ti ha presentato un preventivo scritto. Lì per lì hai ritenuto il prezzo congruo tant’è che, a voce, ti sei mostrato soddisfatto e gli hai fatto capire che l’accordo poteva ritenersi concluso. Anche se vi siete stretti solo la mano e non hai messo la firma da nessuna parte, vi siete dati appuntamento a un giorno successivo per le questioni più tecniche del contratto vero e proprio. Qualche settimana dopo, però, lo stesso professionista ti ha telefonato per dirti che, a causa di un errore, il preventivo era da considerarsi errato: in particolare non erano state calcolate alcune prestazioni che, inevitabilmente, avrebbero fatto salire il prezzo di quasi un terzo rispetto a quanto indicato all’inizio. A queste condizioni, però, non ci stai più: ritieni infatti di poter trovare altre persone disposte a farti delle condizioni più competitive. Lui però, sostiene di aver già iniziato le attività preparatorie e pretende da te un minimo risarcimento per l’acquisto dei materiali. Dal canto tuo gli fai notare di non aver firmato alcun documento e che l’iniziale accordo, essendo stato modificato, non poteva più ritenersi concluso. Tra di voi non si riesce a trovare un accordo; la questione che, infatti, vi divide ruota intorno al seguente interrogativo: quando un preventivo diventa contratto? La risposta può essere data seguendo le regole del codice civile.

Preventivo: cosa vuol dire?

Il preventivo non è un contratto: è semplicemente un’offerta contrattuale che un soggetto fa a un altro soggetto e che contiene, di norma, gli elementi essenziali del futuro contratto. Di solito nel preventivo vengono indicate in modo dettagliato le prestazioni che verranno eseguite e il prezzo unitario per ciascuna di queste, oltre al prezzo complessivo, al netto di eventuali sconti o maggiorazioni per servizi aggiuntivi (ad esempio trasporto, montaggio, ecc.).

Il preventivo, inoltre, deve specificare se il prezzo è comprensivo di oneri fiscali (Iva, cassa di previdenza laddove dovuta, ecc.) o questi vanno calcolati a parte. Nel caso in cui ciò non sia specificato, il prezzo si deve ritenere comprensivo delle tasse.

Preventivo come prova del contratto

Il preventivo, come abbiamo detto, non è né contratto, né prova del contratto. Lo sarebbe solo se la controparte lo firmasse e, accanto alla firma, fosse specificata l’accettazione delle condizioni in esso indicate e non la semplice “presa in visione”. Dunque il preventivo, senza firma, non è prova del contratto. Quello invece con la firma va valutato caso per caso a seconda della finalità per la quale viene apposta la sottoscrizione.

Ma allora quando si considera concluso il contratto?

Il codice civile stabilisce che il contratto si ritiene concluso solo dopo che c’è stato l’incontro delle volontà delle due parti, ossia quando la proposta dell’una viene accettata integralmente e senza riserve dall’altra. È proprio in questo momento che si incontrano la domanda e l’offerta e il patto si può dire definitivamente “siglato”. È necessario però che gli elementi del contratto siano chiari e certi, non ancora da definire. Un contratto non si può dire concluso se il prezzo è indicato ancora “in linea di massima”.

Attenzione poi: per la stipula del contratto non è necessario un documento scritto. Il più delle volte la conclusione del contratto avviene solo (metaforicamente) per stretta di mano, ossia oralmente. Ad esempio, l’acquisto della merce al supermercato configura un contratto di compravendita dove alla proposta del venditore (l’esposizione della mercanzia sullo scaffale, con l’indicazione del prezzo) corrisponde l’accettazione dell’acquirente (il portare il prodotto alla cassa).

Torniamo ora al preventivo. Alla luce di quanto detto possiamo dire che il preventivo non è un contratto ma è solo una proposta contrattuale. Perché esso diventi contratto è necessaria l’accettazione della controparte. Tale accettazione può essere espressa (ad esempio con la firma di un contratto o dello stesso preventivo con la specifica “per accettazione”) o anche tacita (ad esempio aprire la porta di casa ai tecnici per l’avvio dei lavori; la consegna delle chiavi del cancello per la sostituzione della sbarra metallica; la consegna dei documenti all’avvocato per l’avvio della causa; l’appuntamento dal dentista per l’estrazione del molare, ecc).

Preventivo errato: ce succede?

Se il preventivo non è un contratto esso è modificabile; lo rimane fino a quando non diventa contratto, ossia fino a quando la controparte non lo accetta. Con l’accettazione il preventivo diventa irrevocabile perché l’accordo si considera concluso, salvo il solo caso di errore che a breve vedremo

Quindi, le situazioni che possono verificarsi sono due:

  • finché il preventivo è modificabile, la controparte non è tenuta ad accettare la nuova modifica e può rinunciare alla stipula del contratto senza dover pagare nulla all’altro soggetto, neanche se questi, colpevolmente, ha iniziato a sostenere delle spese, ha ordinato delle materie prime o ha rinunciato ad altri contratti;
  • viceversa, se il preventivo è accettato ed è diventato “contratto”, esso non è neanche modificabile.

Eccezionalmente il codice civile consente di annullare anche il contratto già accettato se è stato il frutto di un errore e tale errore è essenziale. Ad esempio, nell’esempio di poc’anzi, se il preventivo del professionista fosse già stato accettato dal cliente, il primo potrebbe comunque sciogliersi dall’accordo entro cinque anni dalla conclusione sostenendo che il prezzo è stato frutto di un errore di calcolo.



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3 Commenti

  1. Se si firma un preventivo da un dentista che deve effettuare una diagnosi per cui dovrebbe eseguire dei servizi di studio, con una firma di accettazione..quest’ultima obbliga a effettuare tale servizio?

  2. Buongiorno, è stato fatto un preventivo dallo studio odontoiatrico dove ho eseguito il lavoro per impianti arcata superiore, nello stesso studio ho avuto la possibilità di usufruire di un finanziamento per poter fare tutti gli interventi del caso, quindi che avrebbe dovuto comprendere arcata superiore e arcata inferiore.

    avviata quindi la prima fase con impianti dell’arcata superiore e tutto ciò che ovviamente avrebbe
    dovuto essere compreso, parlo quindi del dente finale cosi detta corona ( che non erano state messe in preventivo)

    all’avviarsi però della seconda fase, implantologia dell’arcata inferiore, mi si mette a conoscenza che dovrei integrare l’importo erogato dalla finanziaria con altre 3000 euro per poter completare quindi l’arcata inferiore, poichè a causa di un errore da parte dello studio tutte le corone non erano state incluse nel preventivo, ma che comunque sono state messe nell’arcata superiore a lavoro fatto.

    RIGUARDO AL PREVENTIVO LO STUDIO ODONTOIATRICO HA AMMESSO CHE C’è STATO UN ERRORE DA PARTE LORO.

    faccio presente quindi che le corone utilizzate sono state pagate con il finanziamento preso e ovviamente l’importo erogato non è più sufficiente a coprire TUTTO IL LAVORO CHE ERA STATO CONCORDATO. e preciso anche che in nessuna seduta, quindi in corso d’opera, NON sono mai stata messa al corrente dell’errore che riguardava il preventivo, ne sono venuta a conoscenza solo perchè la segretaria mi metteva al corrente che dovevo una somma pari a 100 euro in quanto scoperta dal finanziamento.

    ovviamente venuta a conoscenza del fatto ho sospeso tutto, in quanto non sono in grado di poter onorare la somma dei 3000 euro, non solo ma, la contesto in quanto prima di accedere al finanziamento ho fatto bene una valutazione sull’impegno che andavo ad affrontare, parlando MOLTO CHIARAMENTE per quanto riguarda l’importo rata che avrei potuto sostenere, perchè se la somma della rata fosse stata troppo alta per me non avrei fatto il lavoro.

    Lo studio dopo vari colloqui (abbastanza infuocati da ambo le parti) mi dice che è disposto a venirmi incontro con le spese vive, che però, per quanto mi riguarda sarebbero comunque un problema circa 1000 euro.
    vorrei sapere se per terminare il lavoro dell’arcata inferiore devo corrispondere con altro denaro o se posso avviare un procedimento nei confronti dello studio, e nel caso quali sono i termini di tempo che devo rispettare…cioè da quando terminano i nostri incontri-scontri quanto tempo può passare prima di avviare tale provvedimento con un legale, ma che spero non ci sia necessità ovviamente. i Ringrazio Rita

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