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Lo sai che? Carta di credito o Bancomat: c’è l’obbligo del Pos?

Lo sai che? Pubblicato il 29 gennaio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 29 gennaio 2018

La legge che ha previsto l’obbligo di accettare la moneta elettronica impone una multa e concede agevolazioni. Ma è ancora piena di lacune sui controlli.

Tutti attaccati giorno e notte ai dispositivi elettronici e poi mi chiedono i contanti per pagare un paio di pizze, il controllo della caldaia o l’abbonamento del treno: sarà mai possibile? Vi è capitato, sicuramente, di entrare in un esercizio pubblico e di vedere un cartello che dice: «Non si accettano carte di credito o Bancomat». Insomma, o paghi «sull’unghia», cioè in vecchio stile, tirando fuori i contanti, o te ne vai da un’altra parte dove la moneta elettronica sia la benvenuta. La scusa più comune? Costa troppo. Meglio qualche cliente in meno anziché un costo fisso.

È legale tutto questo? In teoria no. Ma la questione del Pos obbligatorio e del diritto dei consumatori di pagare con carta di credito o Bancomat continua ad essere un rebus. Gli ultimi governi chi hanno messo del loro per creare confusione: prima si è detto che l’obbligo del Pos scattava per pagamenti oltre i 30 euro, poi ci hanno detto che si poteva pagare con carta di credito o con Bancomat perfino un caffè. Arrivati alla Legge di Bilancio 2018, commercianti e professionisti protestano per le sanzioni previste nei confronti di chi non rispetta l’obbligo del Pos e si presentano 5 emendamenti che hanno bloccato l’approvazione di questa norma.

A dire il vero, anche il consumatore ci ha messo del suo: se entra in una trattoria, chiede il menù fisso di 10 euro ed il titolare dice che vuole i contanti, il cliente non pensa certo a chiamare i Vigili o la Guardia di Finanza: tira fuori una banconota da 10 euro e via. Risultato: chi non rispetta l’obbligo del Pos continua a farlo. D’altra parte, cosa rischia? Nella malaugurata ipotesi di avere un controllo (più unico che raro), una multa da 30 euro. Con l’incasso di tre clienti l’ha già pagata. Qual è il problema?

Vediamo come stanno le cose, cioè quando il pagamento con carta di credito o Bancomat è un diritto del consumatore e quando non avere il Pos può comportare una multa per commercianti o professionisti.

Carta di credito o Bancomat: cosa dice la legge?

È dal 2016 che è entrata in vigore la Legge di Stabilità [1] che impone l’obbligo del Pos. Si garantisce, in questo modo, il pagamento con carta di credito e Bancomat a chiunque acquista beni o servizi per importi superiori ai 30 euro. L’obiettivo era e resta quello di combattere l’evasione fiscale, cioè la mancata emissione di fatture, di ricevute o di scontrini fiscali grazie alla tracciabilità dei pagamenti.

Il vincolo riguarda imprese, commercianti e professionisti. Quindi, ad esempio, notai, falegnami, idraulici, ingegneri, artigiani, con eccezione di chi può dimostrare l’impossibilità tecnica e oggettiva di utilizzo del dispositivo elettronico (per mancanza di rete, ad esempio).

Ci sono, comunque, delle eccezioni. Riguardano:

  • i professionisti associati, cioè quelli che operano all’interno di uno studio associato e che, pertanto, non hanno un rapporto individuale diretto con il cliente;
  • tabaccai e benzinai che incassano imposte per conto dello Stato e le riversano poi a titolo di sostituti d’imposta (anche se raramente si trova un distributore di benzina che non accetta carta di credito o Bancomat).

Che cosa rischia chi non rispetta l’obbligo del Pos?

Chi non accetta carta di credito o Bancomat perché non ha il Pos rischia una sanzione di 500 euro se, durante un controllo, si scopre che il Pos non è che non lo usa: è che proprio non ce l’ha. Dopodiché, pagata la sanzione, il trasgressore ha 30 giorni di tempo per mettersi in regola e 60 giorni per far giungere comunicazione alla Guardia di Finanza dell’avvenuta installazione dell’apparecchio. Vuole insistere a fare di testa sua? Poco bene: se viene «beccato» una seconda volta ad accettare solo contanti per mancanza del Pos, dovrà pagare una seconda multa pari a 1.000 euro, alla quale seguirà un altro mese di tempo per mettersi in regola. Non c’è due senza tre? Peggio ancora: in seguito a questo ulteriore avvertimento, è prevista la sospensione dell’attività commerciale o professionale fino all’installazione del dispositivo.

Buon per commercianti, imprese e professionisti che i controlli sono pari a zero e che il consumatore continua a muoversi in una giungla in cui ciascuno fa quello che gli pare. Buon per loro, almeno finché non diventeranno operative le intenzioni del Governo di estendere alle transazioni commerciali la norma contenuta nell’articolo 693 del Codice penale. Quella dei 30 euro. Che dice questo articolo?

Dice, appunto, che chiunque rifiuta il pagamento con una moneta che ha corso legale nel territorio dello Stato deve pagare quei famosi 30 euro per ogni transazione negata. Considerato che la carta di credito ed il Bancomat sono monete di corso legale (moneta elettronica, ma sempre legale è), appare ovvio che chi si limita ad accettare banconote e spiccioli deve pagare la multa.

Carte di credito o Bancomat: quanto costa un Pos?

L’abbiamo detto prima: la principale giustificazione (anche se tale non potrebbe essere) è che il Pos costa. Ma è davvero così o si tratta di una scusa per accettare solo contanti ed avere la possibilità di dichiarare al Fisco quello che si vuole? Perché si sa che su 100 esercenti, sicuramente ci sono 99 onesti ma uno cerca sempre di fare il furbo, di non dare lo scontrino o non fare una fattura in cambio di uno sconto consistente (quindi, con la connivenza del cliente).

Quanto costa un Pos? Ecco le tariffe mensili degli apparecchi più utilizzati (ai costi va aggiunta un’eventuale una tantum decisa dall’istituto di credito):

  • un Pos fisso collegato a Poste Italiane costa 15 euro più Iva, con Intesa SanPaolo da 9 a 18 euro e con Unicredit 28,50 euro;
  • un Pos cordless (quindi mobile all’interno del negozio) costa 21,50 euro più Iva con Poste Italiane, da 31,90 a 40 euro con Intesa SanPaolo e 40 euro con Unicredit;
  • un Pos con collegamento a Internet (ad esempio per l’artigiano che lo deve usare a casa del cliente) costa 25 euro più Iva con Poste Italiane da 24 a 29 euro con Intesa SanPaolo. Unicredit propone il Pos Gsm a 51 euro, quello Adsl su rete aziendale a 49,50 euro e l’Adsl su rete pubblica a 51 euro.

Vediamo nel dettaglio i costi del Pos fisso o mobile.

Quanto costa un Pos fisso

C’è, innanzitutto, un costo di installazione. Un prezzo da pagare una tantum per l’hardware e per i tecnici che, a domicilio, assegnano al Pos una chiave unica, abbinano il lettore al conto corrente del proprietario, configurano la rete e verificano che il tutto funzioni come si deve attraverso una prima transazione di test.

C’è un canone mensile da pagare per il comodato d’uso del Pos per il costo dell’hardware installato nelle banche.

C’è un costo fisso per transazione, normalmente non superiore ai 10 centesimi di euro.

C’è, infine, una percentuale da pagare per ogni transazione, che varia a seconda del circuito o della tipologia di carta. Questo il punto che più scoraggia un esercente ad installare il dispositivo: non sempre gli è chiaro quanto gli costerà una transazione. In altri casi, quando le idee le ha più chiare, accetta il pagamento elettronico con le carte che gli danno maggiore sicurezza ed esclude quelli dei circuiti che gli risultano meno trasparenti o, comunque, più cari. C’è, comunque, chi arriva ad un accordo con il proprio istituto di credito pagando un forfait di commissioni all’anno per non penalizzare (e quindi non perdere) i clienti. Commissioni che, di solito, vanno da poco meno dell’1% a poco più del 2%.

Quanto costa un mobile POS

C’è un modo per abbattere questi costi: quello di installare un mobile Pos, il cui prezzo di installazione è pressoché azzerato. L’abbinamento tra il dispositivo ed il suo proprietario viene realizzato in remoto ed in qualsiasi momento, quindi il lavoro dei tecnici in loco è eliminato.

Così com’è possibile eliminare il costo del comodato se il Pos viene acquistato dal negoziante. Alcune aziende offrono un dispositivo PIN ed una commissione fissa che non arriva al 2% per tutti i tipi di carte e per qualsiasi importo. Resta chiaro che più alta è la transazione più è conveniente. Per questo alcuni esercizi (ad esempio certi distributori di benzina) mettono un tetto minimo di spesa per il pagamento elettronico. Nonostante, in base alla legge, questo oggi non sarebbe corretto.

Mi obbligano a mettere il Pos: ho delle agevolazioni?

Il Governo non si è ancora sbilanciato del tutto. Oltretutto, con un cambio di Esecutivo, vai a sapere come va a finire. Ad ogni modo, nelle intenzioni della Legge di Bilancio, si vuole dare un colpo al cerchio e uno alla botte. Cioè: ti impongo una multa se non hai il Pos ma ti vengo incontro con i costi, in modo che tu possa garantire ai consumatori di poter pagare con carta di credito o Bancomat.

Quali sono le agevolazioni per chi installa un Pos nel proprio negozio o per l’artigiano che lo attiva per utilizzarlo presso il domicilio del cliente (ad esempio, quando si effettua il controllo di una caldaia)? Sono previsti:

  • la riduzione dello 0,3% sulle commissioni interbancarie per le carte di credito;
  • la riduzione dello 0,2% sulle commissioni per carte di debito (ad esmepio il Bacomat) o per la carta Postepay;
  • riduzioni più sostanziose per le commissioni su micropagamenti inferiori a 5 euro.

note

[1] Legge n. 208/2015 del 28.12.2015.


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2 Commenti

  1. Ll’ultimo paragrafo è fuorviante. La riduzione dello 0,3 per il credito e 0,2 di debito e prepagato è riferito a un costo interno che devono sostenere le banche (c.d. “Interchange Fee”) che non è direttamente applicato ai merchant. La legge non dice da nessuna parte che tale riduzione deve riflettersi direttamente sulla condizione applicata dall’istituto al merchant.

  2. Buongiorno, sono titolare di un’attività commerciale di piccola entità, questa è la mia esperienza con relative considerazioni. Ho installato il pos dai primi anni 2000 per agevolare il pagamento da parte dei clienti a seguito dell’aumento di rapporti bancari dovuto alle nuove assunzioni con l’entrata a regime del contratto d’area in loco (provincia di Foggia). L’installazione del pos è stata gratuita, ma le condizioni, attualmente in corso, prevedevano una commissione minima per le transazioni bancomat di circa 17 euro (al mese), oltre
    il costo della telefonata (tariffa agevolata) più quello relativo all’operazione bancaria (una per circuito, in genere tre), oltre a 30 euro di penale in caso di inattività (nessuna transazione!!!). Naturalmente l’aspetto maggiormente positivo per i clienti era ed è (per i pochi rimasti, visto la fine delle aziende del contratto d’area) quello di non fare la fila in banca per prelevare contante e il RISPARMIO della commissione applicata per il prelievo allo sportello del bancomat.
    Altra considerazione, non di poco conto e della quale si parla poco o per niente, è la disponibilità differita dell’incasso da parte dell’esercente in base alla valuta applicata dipendente dal contratto con la banca di accredito, a seconda che si tratti di pagamento bancomat o carta di credito (da 1 minimo a 3/4 giorni quando ci sono festività per lo mezzo). A fronte di tutto questo continuare a tampinare l’opinione pubblica che il motivo essenziale e prioritario legato all’obbligo del servizio pos sia quello di disincentivare l’evasione con la tracciabilità dei pagamenti (prendendo nella rete anche quella marea di lavoratori, occasionalmente in nero, inetti che inconsapevolmente utilizzano la “strisciata”, costituzionalmente riconosciuta), è dimensionalmente microscopico rispetto all’immenso, volutamente non reso noto ma quantificabile, interesse economico dei nostri istituti bancari, già fortemente sovvenzionati con i soldi dei contribuenti italiani con il beneplacito della BCE!!! Secondo il mio modestissimo punto di vista la soluzione equa per tutte le parti in gioco potrebbe essere quella dell’eliminazione assoluta della moneta materialmente come siamo abituati a concepirla da millenni, sostituendola con quella virtuale attraverso l’apertura obbligatoria da parte della Banca d’Italia di un conto gratuito per ogni titolare di partita iva, indipendentemente dall’attività svolta, al momento del rilascio della medesima da parte dell’Agenzia dell’Entrate, da far funzionare come cassa virtuale ove depositare tutti gli incassi e dal quale far partire un flusso in uscita, decidendo autonomamente ogni quando farlo partire e su quale conto corrente canalizzarlo, come se si trattasse di un banale versamento, con la differenza di ridurre notevolmente i costi fissi di gestione del o dei conti correnti legati al numero delle transazioni, le commissioni non avrebbero alcuna giustificazione tranne quelle eventualmente a carico dell’acquirente del bene o servizio in caso di pagamento con carta di credito con addebito al mese successivo a quello in cui è avvenuta l’operazione (è l’unico a ottenerne il vantaggio), la valuta di accredito sarebbe la stessa di un versamento in contanti. Tutto come se si trattasse di moneta contante ma con molteplici vantaggi a partire dell’immenso risparmio da parte della zecca di stato (a carico dei contribuenti), non più impegnata a coniare moneta, ma a creare programmi sicuri per far funzionare tutto il sistema; controllo immediato di tutti i flussi finanziari che avvengono su tutto il territorio di competenza (a meno che qualcuno non decida per il pagamento in natura!!); più disponibilità per tutti i cittadini con i soldi risparmiati (non intascati ingordamente dai soliti poteri forti per il soddisfacimento di pochissimi) al fine di soddisfare le proprie esigenze senza alcun condizionamento; notevolissime difficoltà ad effettuare traffici illeciti, a meno di barattare di tutto di più, svilendo qualunque delinquente alla ricerca continua del più sicuro concambio di valore idoneo (dozzine di pregiato Brunello per compensare la fornitura di qualche chilo di droga, meglio qualche lingotto!!); e tanti altri. Tutto alla luce del sole, ma è solo utopia! Immaginate che da domani, per ipotesi, un’azienda lanciasse sul mercato un prodotto in grado di assicurarsi contro qualunque tipo di furto. Chi stipulerebbe più un solo contratto di assicurazione? Banche e assicurazioni sono loro al comando; loro continueranno a mangiare caviale e bere champagne con i soldi dei cittadini, costretti a pagare perché E’ LEGGE (giusta o sbagliata che sia va rispettata, aspettando il PADRE ETERNO!!!) e noi tutti, senza lo stipendio fisso, a elemosinare l’EVASIONE!!!
    l sistema attuale è paragonabile a una rete di quelle a strascico con maglie finissime, in grado di catturare le prede più piccole, anche quelle più insignificanti, ma che fanno numero per le STATISTICHE. Le stesse maglie però, per magia, lasciano passare le prede più grosse e pregiate, se così si può dire, che avrebbero un immenso valore alla fiera dell’illecito!
    Saluti a tutti i lettori

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