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Inoltrare una email è reato?

28 Gennaio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 Gennaio 2018



Inoltrare una email costituisce illecito trattamento dei dati personali in assenza del consenso. La violazione della corrispondenza costituisce, invece, reato.

I server di posta elettronica mettono a disposizione di tutti i loro utenti un servizio rapido e comodo che si ottiene cliccando su un piccolo tasto (normalmente, una freccetta): si tratta dell’inoltro del messaggio.

Inoltrare una email, un messaggio o un’altra comunicazione consente di “girare” indirizzo del mittente e contenuto della posta ad un destinatario diverso da quello originario. Ad esempio, se un amico ci scrive, possiamo inoltrare la sua comunicazione ad un altro contatto della nostra agenda per informarlo della comunicazione.

Ma è legale tutto ciò? Non viene violata la privacy? Inoltrare una email è reato? Vediamo cosa dice la legge.

L’indirizzo email è un dato personale?

Prima di capire se inoltrare una email è reato, bisogna fare alcune precisazioni. Il problema dell’inoltro di una email riguarda due aspetti diversi: il contenuto del messaggio (cioè il testo) e l’indirizzo del mittente, cioè di colui che ha inviato la posta elettronica. Partiamo da quest’ultimo punto.
L’indirizzo email è un dato personale e, pertanto, deve essere trattato secondo le regole dettate dalla normativa sulla privacy [1].

Sono dati personali le informazioni che identificano o rendono identificabile una persona fisica e che possono fornire dettagli sulle sue caratteristiche, le sue abitudini, il suo stile di vita, le sue relazioni personali, il suo stato di salute, la sua situazione economica.

Particolarmente importanti sono:

  • dati identificativi: quelli che permettono l’identificazione diretta, come i dati anagrafici (ad esempio: nome e cognome), le immagini, ecc.;
  • dati sensibili: quelli che possono rivelare l’origine razziale ed etnica, le convinzioni religiose, filosofiche o di altro genere, le opinioni politiche, l’adesione a partiti, sindacati, associazioni od organizzazioni a carattere religioso, filosofico, politico o sindacale, lo stato di salute e la vita sessuale;
  • dati giudiziari: quelli che possono rivelare l’esistenza di determinati provvedimenti giudiziari soggetti ad iscrizione nel casellario giudiziale (i provvedimenti penali di condanna definitivi, la liberazione condizionale, il divieto od obbligo di soggiorno, le misure alternative alla detenzione) o la qualità di imputato o di indagato.

Con l’evoluzione delle nuove tecnologie, altri dati personali hanno assunto un ruolo significativo, come quelli relativi alle comunicazioni elettroniche (via Internet o telefono) e quelli che consentono la geolocalizzazione, fornendo informazioni sui luoghi frequentati e sugli spostamenti.

Si può comunicare l’indirizzo email?

Da ciò deriva che la comunicazione a terzi di un indirizzo di posta elettronica può avvenire solo con il consenso dell’interessato. Sembrerà strano, ma inoltrare una email senza il consenso del titolare dell’indirizzo costituisce un illecito.

Il pulsante “inoltra”, quindi, seppur comodo, deve essere utilizzato con moderazione e solo dietro consenso espresso del mittente. Facciamo un esempio.

Tizio, rivenditore di ricambi d’auto online, riceve una e-mail da Caio, il quale è intenzionato a comprare un pezzo di ricambio per la sua vettura. Tizio, non avendo la disponibilità della merce richiesta, vorrebbe inoltrare la comunicazione ricevuta a Sempronio, suo collega che, con molta probabilità, potrà soddisfare la richiesta del cliente. Per fare ciò, però, Tizio dovrà espressamente chiedere a Caio il consenso per inoltrare la sua email a Sempronio.

È chiaro che questa procedura può rallentare la comunicazione ed essere di ostacolo alla celerità delle transazioni. Il codice della privacy, però, è chiaro: l’indirizzo di posta elettronica costituisce dato personale, e quindi va trattato esattamente come tutti gli altri.

Alla regola di massima appena illustrata vanno fatte delle precisazioni. In effetti, non sempre occorre il consenso del mittente per inoltrare un suo messaggio: è il caso, ad esempio, dell’inoltro effettuato a una persona che già conosce l’indirizzo del mittente, perché magari è un collega di lavoro.

Si può comunicare il contenuto di una email?

A questo punto, il problema si sposta sul contenuto del messaggio: occorre infatti ricordare che le email sono equiparate alla corrispondenza e, pertanto, sono vincolate dal segreto, riconosciuto perfino dalla Costituzione [2].

Questo significa che inoltrare un messaggio di posta elettronica ad un terzo può violare questo vincolo laddove il contenuto della email sia riservato o comunque contenga informazioni personali.

Ovviamente il divieto riguarda il tipo di messaggio: ad esempio, sarà possibile inoltrare senza problema il programma di un evento, di una gita, il listino prezzi di una ditta o un volantino di offerte di un negozio.
Non si potranno al contrario inoltrare messaggi che contengano informazioni personali, anche se non siano espressamente qualificate come riservate, nonché i dati del mittente [3].

Pensiamo, ad esempio, ad una email contenente dati sensibili, quali, ad esempio, quelli che possono rivelare lo stato di salute del mittente. Questa email non solo non potrà essere inoltrata senza il consenso del mittente ma, una volta acquisito il relativo consenso, dovranno anche essere oscurati i relativi dati sensibili.

Inoltrare una email: cosa dice il Garante della privacy

Questo orientamento è stato confermato dalla stessa Autorità garante per la protezione dei dati personali [4] chiamata a decidere sul reclamo proposto da una persona che aveva inviato ad una società immobiliare una email contenente anche informazioni di natura confidenziale relative al proprio stato di salute. Questa posta elettronica era stata successivamente trasmessa, in assenza di informativa e consenso, in allegato a una email inoltrata a numerosissimi altri affiliati del medesimo gruppo; ciò avrebbe determinato, a detta del ricorrente, un trattamento dei suoi dati personali e sensibili non sorretto da adeguati presupposti giustificativi.

Il Garante ha ritenuto fondato il reclamo, atteso che l’operazione compiuta dalla ditta destinataria del messaggio ha comportato un’illegittima divulgazione della comunicazione del ricorrente, comunicazione che non poteva essere diffusa senza il previo consenso del diretto interessato.

Secondo il Garante, sussiste un illecito nel trattamento dei dati personali del cliente, in quanto l’inoltro della email recante in allegato i dati personali del mittente (tra cui il suo numero di cellulare) è avvenuta senza informare previamente l’interessato e senza acquisire il relativo consenso, presupposti necessari non già per l’utilizzo dello strumento di posta elettronica (sempre possibile, sia pure nel quadro delle tutele accordate dal Codice), ma per il corretto trattamento dei dati personali.

Inoltrare una email: cosa dice il codice della privacy?

Secondo il codice della privacy, i dati personali oggetto di trattamento sono:

  • trattati in modo lecito e secondo correttezza;
  • raccolti e registrati per scopi determinati, espliciti e legittimi, ed utilizzati in altre operazioni del trattamento in termini compatibili con tali scopi;
  • esatti e, se necessario, aggiornati;
  • pertinenti, completi e non eccedenti rispetto alle finalità per le quali sono raccolti o successivamente trattati;
  • conservati in una forma che consenta l’identificazione dell’interessato per un periodo di tempo non superiore a quello necessario agli scopi per i quali essi sono stati raccolti o successivamente trattati.

I dati personali trattati in violazione della disciplina rilevante in materia di trattamento dei dati personali non possono essere utilizzati [5].

Secondo il codice, il trattamento dei dati personali è ammesso solo con il consenso espresso dell’interessato, consenso che può riguardare l’intero trattamento ovvero una o più operazioni dello stesso, e che è validamente prestato solo se è espresso liberamente e specificamente in riferimento ad un trattamento chiaramente individuato. Il consenso è manifestato sempre in forma scritta quando il trattamento riguarda dati sensibili [6].

Esistono, tuttavia, dei casi in cui il consenso dell’interessato non è necessario, e cioè quando il trattamento:

  • è necessario per adempiere ad un obbligo previsto dalla legge;
  • è necessario per eseguire obblighi derivanti da un contratto del quale è parte l’interessato;
  • riguarda dati provenienti da pubblici registri, elenchi, atti o documenti conoscibili da chiunque;
  • riguarda dati relativi allo svolgimento di attività economiche, trattati nel rispetto della vigente normativa in materia di segreto aziendale e industriale;
  • è necessario per la salvaguardia della vita o dell’incolumità fisica di un terzo ovvero dell’interessato stesso;
  • con esclusione della diffusione, è necessario ai fini dello svolgimento delle investigazioni difensive o, comunque, per far valere o difendere un diritto in sede giudiziaria;
  • con esclusione della diffusione, è necessario per perseguire un legittimo interesse del titolare o di un terzo destinatario dei dati, qualora non prevalgano i diritti e le libertà fondamentali, la dignità o un legittimo interesse dell’interessato;
  • con esclusione della comunicazione all’esterno e della diffusione, è effettuato da associazioni, enti od organismi senza scopo di lucro, anche non riconosciuti, in riferimento a soggetti che hanno con essi contatti regolari o ad aderenti, per il perseguimento di scopi determinati e legittimi individuati dall’atto costitutivo, dallo statuto o dal contratto collettivo, e con modalità di utilizzo previste espressamente con determinazione resa nota agli interessati all’atto dell’informativa;
  • è necessario per esclusivi scopi scientifici o statistici, ovvero per esclusivi scopi storici presso archivi privati dichiarati di notevole interesse storico;
  • riguarda dati contenuti nei curricula, nei casi indicati dalla legge [7].

Inoltrare una email è reato?

Abbiamo detto che inoltrare una email senza il consenso del mittente costituisce un illecito trattamento dei dati personali, punibile con la tutela inibitoria (volta a far cessare la violazione) e risarcitoria, qualora si volesse adire il tribunale civile. Ma inoltrare una email costituisce anche reato?

Il codice penale punisce con la reclusione fino a un anno o con una multa chiunque prende cognizione del contenuto di una corrispondenza chiusa, a lui non diretta, ovvero sottrae o distrae, al fine di prenderne o di farne da altri prendere cognizione, una corrispondenza chiusa o aperta, a lui non diretta , ovvero, in tutto o in parte, la distrugge o sopprime.

Se invece il colpevole, senza giusta causa, rivela, in tutto o in parte, il contenuto della corrispondenza, è punito, se dal fatto deriva un danno, con la reclusione fino a tre anni. Il delitto è punibile a querela della persona offesa [8].

È altresì punito, con la reclusione fino a sei mesi o con una multa, chiunque, essendo venuto abusivamente a conoscenza del contenuto di una corrispondenza a lui non diretta, che doveva rimanere segreta, senza giusta causa lo rivela, in tutto o in parte, quando dal fatto deriva pregiudizio [9],

Il codice ha poi cura di specificare che per corrispondenza si intende quella epistolare, telegrafica, telefonica, informatica o telematica, ovvero effettuata con ogni altra forma di comunicazione a distanza.

Dalla lettura della norma si capisce facilmente come l’ipotesi punita penalmente sia di gran lunga diversa dall’operazione, vista nei paragrafi precedenti, di inoltro di una email. Ed infatti, mentre inoltrare una email significa girare un messaggio di cui si è legittimamente destinatari, la legge penale punisce la condotta di chi indebitamente prende visione di una comunicazione a lui non diretta, oppure la distrugge (in modo tale da non farla pervenire al vero destinatario) o ne svela il contenuto.

Poco importa, poi, che il contenuto della email sia riservato o meno: secondo la Corte di Cassazione, oggetto della tutela penale non è il segreto, eventualmente affidato alla corrispondenza, ma la corrispondenza in sé, la quale è dalla legge per se stessa ritenuta segreta, indipendentemente dall’effettiva segretezza o meno del suo contenuto [10].

Da tanto si evince che commette reato anche chi visualizza la email altrui (ad esempio, accedendo dal computer personale del destinatario, oppure rubandone le credenziali) il cui contenuto sia scherzoso, faceto o, comunque, poco importante.

Secondo la giurisprudenza, commette reato anche colui che prende visione della corrispondenza diretta al coniuge, in assenza del consenso espresso di quest’ultimo.

Prendere cognizione del contenuto della corrispondenza, poi, non implica necessariamente la lettura: anche il sapere che taluno ha inviato ad una persona del denaro (contenuto nella busta aperta) costituisce conoscenza dell’oggetto della corrispondenza, conoscenza penalmente perseguibile [11].

Inoltrare una email: c’è differenza tra tutela penale e civile?

La differenza tra la tutela penale e quella civile è netta: il codice della privacy punisce l’illecito trattamento dei dati personali; il codice penale sanziona, invece, chi si intromette nelle comunicazioni altrui, a prescindere dalla presenza di dati personali o, peggio ancora, sensibili.

Detto in termini ancora diversi, la tutela penale della segretezza è limitata al trasferimento fra mittente e destinatario, trasferimento in cui si intromette abusivamente un terzo. Il codice della privacy, invece, interviene successivamente, cioè quando il destinatario ha legittimamente avuto cognizione del messaggio, ma poi non rispetta la riservatezza del mittente.

In estrema sintesi: è possibile pubblicare o inoltrare una email di cui si è il legittimo destinatario, purché essa non contenga dati personali. Se la pubblicazione o la divulgazione avviene da parte di chi destinatario non è, la condotta costituisce reato, a prescindere dalla presenza o meno di dati personali. Questo perché, lo si ripete ancora una volta, il codice della privacy fa riferimento al trattamento dei dati personali, mentre il codice penale parla di «corrispondenza chiusa o aperta, a lui non diretta…».

note

[1] D. lgs. n. 196/2003 del 30.06.2003 (Codice in materia di protezione dei dati personali).

[2] Art. 15 Cost.

[3] Art. 4 Codice privacy.

[4] Provvedimento n. 242 del 23.04.2015.

[5] Art. 11 codice della privacy.

[6] Art. 23 codice della privacy.

[7] Art. 24 codice della privacy.

[8] Art. 616 cod. pen.

[9] Art. 618 cod. pen.

[10] Cass., sent. del 10.07.1997.

[11] Cass., sent. del 26.01.1961.

Autore immagine: Pixabay.com


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