Diritto e Fisco | Editoriale

Quando si può violare la privacy


> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 febbraio 2018



La violazione della privacy è punibile sia civilmente che penalmente, ma ci sono delle eccezioni.

Sei curioso/a di controllare notizie personali del tuo ex fidanzato/a, frugando tra la sua posta e ti chiedi se puoi farlo, cosa rischi e quando si può violare la privacy? La banca creditrice invia una missiva ad un tuo parente illustrando i tuoi debiti e ti chiedi se è lecito? Sappi, innanzitutto, che il diritto alla protezione dei propri dati personali è riconosciuto a livello nazionale ed internazionale e la sua violazione comporta delle condanne penali (che vanno dall’arresto, nei casi più lievi di contravvenzioni, alla reclusione per i casi più gravi) oltre che il risarcimento per i danni derivanti dalla sofferenza psico- fisica patita, per i danni economici, morali ed esistenziali sofferti dalla persona che si vede violare la propria privacy. Ci sono delle eccezioni? Vediamo se e quando si può violare la privacy.

Il diritto alla privacy

Il diritto alla privacy o alla riservatezza [1] riguarda i dati personali di ognuno di noi. Ma cosa sono i dati personali? Sono informazioni personali dell’individuo e si dividono in diverse fattispecie:

  • identificativa, riguardante le informazioni che consentono l’identificazione della persona fisica (il nome, il cognome, l’indirizzo di residenza, il numero del cellulare, il numero di targa del veicolo, le foto);
  • sensibile, riguardante, invece, quelle informazioni circa l’origine razziale ed etnica, le convinzioni religiose o filosofiche, le opinioni politiche, l’adesione a partiti o sindacati, lo stato di salute e la vita sessuale della persona;
  • giudiziaria, infine, concernente le informazioni circa i procedimenti penali a carico del singolo.

La violazione della privacy

I casi di violazione della privacy sono molteplici e svariati; il nostro diritto soprattutto con l’evolversi della tecnologia e l’uso dei social network è messo spesso a repentaglio, persino nell’ambiente di lavoro nel quale, alcune volte, sono violati i dati dei dipendenti. Ci chiediamo se il capo può farlo e quando si può violare la privacy. Il garante della privacy ha stabilito che il datore di lavoro può sicuramente controllare se e come il dipendente adempie alla prestazione lavorativa (è un suo diritto), ma non può andare oltre, se lo facesse lederebbe la dignità e la libertà dei suoi dipendenti.

Ecco, quindi, una prima risposta. La violazione della privacy non è possibile in ambito lavorativo, per cui non fa eccezione al principio generale secondo il quale la privacy va rispettata. Allo stesso modo, non costituisce eccezione la pubblicazione della foto di un terzo su facebook: se anche io, infatti, pubblico una mia foto sul mio profilo facebook, ciò non consente a chiunque altro il diritto di fare con quella foto ciò che vuole.

La tutela della privacy

Contro la violazione della privacy esiste una tutela ampia; la vittima di una violazione della privacy può, infatti, usufruire di una tutela amministrativa, civile e penale, da far valere dinanzi al garante della privacy o all’autorità giudiziaria (sappiate che la scelta dell’uno esclude l’altro).

La  differenza fondamentale tra i due organi consiste nel fatto che:

  • il ricorso al garante della privacy consente di ottenere l’interruzione o il blocco del trattamento negativo ma senza risarcimento del danno;
  • l’autorità giudiziaria, invece, può condannare il responsabile della violazione della privacy al risarcimento del danno.

Attenti quindi a scegliere la tutela che desiderate!

Tutte le volte in cui un soggetto diffonde illecitamente dati personali di una persona commette anche il reato penale [2] di trattamento illecito di dati che prevede pene fino a 18 mesi (in caso di danno alla vittima) ovvero fino a 24 mesi se il fatto è commesso mediante diffusione o comunicazione. Ma allora in quali casi si evitano queste condanne e quando  si può violare la privacy?

Quando si può violare la privacy

Pensiamo alla moglie che, grazie ad un investigatore privato ed una microspia, riesca ad ottenere la prova del tradimento del marito; può sicuramente ricorrere a questi mezzi per fini giudiziari, ma non potrà diffondere in rete o in pubblico le conversazioni o i filmati che ritraggono il marito e l’amante (in questo caso incorrerebbe nella violazione della privacy). Questo esempio consente di concludere che è consentito il trattamento dei dati personali (anche senza il consenso del terzo) solo per finalità di tutela di un diritto proprio o altrui. E’ necessario, però, che non si arrechi alcun pregiudizio (danno patrimoniale e non patrimoniale) alla vittima mediante diffusione o comunicazione dei dati di cui si è venuti a conoscenza.

violazione della privacy per la tutela dei propri diritti si (vedi il caso del datore di lavoro o della moglie tradita), ma senza pregiudizi per chi subisce la violazione della privacy.

Sì alla violazione della privacy per la tutela dei propri diritti (vedi il caso del datore di lavoro o della moglie tradita), ma senza pregiudizi per chi subisce la subisce!

note

[1] D. lgs., n. 196 del 20.6.2003.

[2] Art.167, D. lgs., n. 196 del 20.6.2003

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