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Guida in stato di ebbrezza per colpa di farmaci: che fare?

29 gennaio 2018


Guida in stato di ebbrezza per colpa di farmaci: che fare?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 gennaio 2018



Nei casi di guida alcolica l’elemento psicologico del reato non è escluso dall’assunzione di farmaci a elevata componente alcolica, essendo onere del conducente accertare la compatibilità dell’assunzione con la circolazione stradale.

Ti è mai capitato di leggere il bugiardino di un medicinale e di trovare, tra le varie raccomandazioni, quello di non mettersi alla guida subito dopo la sua assunzione? Di solito l’avviso è collegato alla possibile sonnolenza che il farmaco può comportare. Tuttavia, non basta il rispetto di questa regola di prudenza per rispettare la legge. Bisogna anche controllare che le componenti del prodotto non contengano sostanze alcoliche o che, comunque, potrebbero far risultare positivo il “test del palloncino” (l’etilometro o alcoltest). Infatti, se il sonno non può essere controllato a livello strumentale (lo si ricostruisce solo a posteriori, in caso di una “sbandata” fuori corsia), lo può essere invece lo stato di alterazione alcolica.

Ora, ti chiederai: che c’entra la guida in stato di ebbrezza con le medicine? La risposta è in una sentenza della Cassazione di qualche giorno fa [1], sentenza che dovrebbe mettere in allarme tutti gli automobilisti che, per malattie croniche o altre ragioni, sono sottoposti a trattamenti farmacologici particolari: secondo la Corte scatta la guida in stato di ebbrezza anche per colpa di farmaci. Che fare allora in situazioni del genere? Leggiamo quello che hanno detto i giudici a riguardo.

La prima giustificazione che potrebbe oppure il conducente a cui sia rilevato un tasso alcolemico alto per via dell’assunzione di medicine è «che colpa ne ho?» o meglio «cosa ne potevo sapere, io, che di medicina non ne capisco nulla?». L’automobilista non è infatti un dottore o un farmacista in grado di comprendere quali sono i principi attivi di un farmaco e quali conseguenze possono comportare. Si può limitare a leggere il foglietto illustrativo, ma il più delle volte si fida della prescrizione del medico curante. Peraltro proprio il foglietto illustrativo – il cosiddetto «bugiardino» – in questo è in parte colpevole: se anche a dispetto del nome, non dice bugie, un po’ di reticenza invece la commette: perché laddove si dovrebbe scrivere: «Attento, se prendi questo farmaco e la polizia dovesse farti il test dell’alcol potresti risultare positivo» invece non lo fa. Ed allora l’automobilista viene multato. Multa e non processo penale, perché il reato scatta solo per le ipotesi di assunzione di alcolici più elevati, ossia con tasso superiore a 0,8 g/l (da 0,8 a 1,5 scattano le sanzioni penali lievi; sopra 1,5 g/l scattano invece le sanzioni penali più gravi).

Ma ritorniamo alla sentenza della Cassazione e alla sua equazione: guida in stato di ebbrezza per colpa di farmaci = automobilista responsabile. Se vogliamo leggere quello che dice la Corte – ma ti avverto che si tratta di linguaggio tecnico – scopriamo che tutto il concetto si esaurisce in queste poche parole:

«In tema di guida in stato di ebbrezza, l’elemento psicologico del reato non è escluso dall’assunzione di farmaci ad elevata componente alcolica, essendo onere del conducente accertare la compatibilità dell’assunzione con la circolazione stradale».

Detto in parole povere: anche se non hai una laurea in medicina o farmacia, ti devi ugualmente informare se la medicina può essere compatibile con la guida e farti apparire “ubriaco” anche se non hai bevuto alcun drink con gli amici o hai brindato con qualche calice di buon vino. E se l’etilometro dovesse rilevare che il tasso di alcol nel tuo sangue è superiore alle soglie consentite dalla legge, guardati bene dal dire «è colpa delle medicine» perché sarebbe una esplicita ammissione di responsabilità.

Insomma, se è vero che «la legge non ammette ignoranza», ora neanche la medicina.

In tema di contravvenzione di guida sotto l’influenza dell’alcool, la legge non distingue a seconda del tipo di elemento alcolico assunto, ove lo stesso sia comunque idoneo a determinare una condizione di ebbrezza alcolica. Pertanto, tra le sostanze (bevande) prese in considerazione dalla norma rientrano anche i farmaci a componente alcolica, la cui assunzione, di conseguenza, dà luogo a reato, se colposa.

Tanto per completezza, riportiamo anche una sentenza della stessa Cassazione di qualche anno fa [2] secondo cui la legge [3] vieta la guida in stato di ebbrezza e non la guida dopo l’ingestione di liquidi alcolici: consegue da ciò che deve essere cura del conducente, nel caso in cui assuma farmaci con contenuto alcolico, di non guidare veicoli e, in ogni caso, di accertare preventivamente la composizione delle medicine che assume e di non ingerire poi ulteriori sostanze alcoliche, idonee a determinarne lo stato di ebbrezza.

A questa pronuncia ne sono seguite tante altre che riportiamo qui di seguito.


Tribunale Roma, sez. X, 05/11/2015,  n. 14473 

In tema di guida in stato di ebbrezza alcolica l’elemento soggettivo del reato non è escluso qualora derivi dall’uso di farmaci ad elevata componente alcolica, poiché è onere del conducente dell’autoveicolo accertare la compatibilità dell’assunzione del farmaco con la circolazione stradale. (Nel caso di specie,l’imputato aveva dichiarato di assumere i fiori di Bach).

Cassazione penale, sez. IV, 14/07/2015,  n. 36887 

In tema di guida in stato di ebbrezza, l’esito positivo dell’alcotest costituisce prova della sussistenza dello stato di ebbrezza ed è onere dell’imputato fornire eventualmente la prova contraria a tale accertamento dimostrando vizi od errori di strumentazione o di metodo nell’esecuzione dell’aspirazione, non essendo sufficiente allegare la circostanza relativa all’assunzione di farmaci idonei ad influenzare l’esito dei test, quando tale affermazione sia sfornita di riscontri probatori.

Cassazione penale, sez. IV, 16/06/2015,  n. 26300 

In tema di guida in stato di ebbrezza, l’esito positivo dell’alcotest costituisce prova della sussistenza dello stato di ebbrezza ed è onere dell’imputato fornire eventualmente la prova contraria a tale accertamento dimostrando vizi od errori di strumentazione o di metodo nell’esecuzione dell’aspirazione, non essendo sufficiente allegare la circostanza relativa all’assunzione di farmaci idonei ad influenzare l’esito del test, quando tale affermazione sia sfornita di riscontri probatori.

Cassazione penale, sez. IV, 08/04/2015,  n. 15187 

In tema di guida in stato di ebbrezza, l’esito positivo dell’alcotest costituisce prova della sussistenza dello stato di ebbrezza ed è onere dell’imputato fornire eventualmente la prova contraria, che non può consistere nella mera allegazione di certificazione medica attestante l’assunzione di farmaci idonei ad influenzare l’esito del test, quando tale certificazione sia sfornita di riscontri probatori in ordine sia all’effettiva assunzione del farmaco sia alla concreta riconducibilità del rilevato tasso alcolemico a detta assunzione.

Cassazione penale, sez. IV, 10/06/2014,  n. 29888  

L’art. 186 c.d.s. vieta la guida in stato di ebbrezza dovuta all’uso di bevande alcoliche; si tratta di reato contravvenzionale, punibile anche a titolo di colpa, con la conseguenza che la mancanza di diligenza incide sulla valutazione della colpevolezza dell’agente, il quale deve evitare di porsi alla guida di un veicolo previa assunzione di bevande alcoliche, quando esse possono avere una pericolosa sinergia con eventuali farmaci assunti in modo concomitante (confermata la sanzione nei confronti dell’imputato che, prima di mettersi alla guida, aveva bevuto del vino e ingerito un farmaco contenente alcool).

Cassazione penale, sez. IV, 16/04/2014,  n. 36885  

L’art. 186 c.d.s. vieta la guida in stato di ebbrezza dovuta all’uso di bevande alcoliche. Poiché il reato è contravvenzionale, esso è punibile anche a titolo di colpa; ne consegue che la mancanza di diligenza incide sulla valutazione della colpevolezza dell’agente, il quale deve evitare di assumere bevande alcoliche quando esse possono avere una pericolosa sinergia con eventuali farmaci assunti in modo concomitante (confermata la responsabilità dell’imputato che aveva dedotto l’utilizzo di uno spray contro l’asma).

Cassazione  penale, sez. IV, 25/03/2014,  n. 22260  

In tema di guida in stato di ebbrezza, la riprovazione e la condanna non derivano dall’individuale e variabile capacità di “sentire” gli effetti dell’alcol, bensì dall’imprudente e negligente scelta di essersi posti alla guida dopo aver assunto alcolici o, comunque, prodotti a base alcolica, senza avere atteso il trascorrere di un tempo ragionevole (assimilabile nella coscienza comune a quello impiegato dall’apparato digerente per far luogo ad una piena digestione) tale da scongiurare il permanere di un tasso alcolico nel sangue penalmente rilevante.

Tribunale Como, 20/12/2013,  n. 1570  

In tema di guida in stato di ebbrezza, l’elemento psicologico del reato non è escluso dall’assunzione di farmaci ad elevata componente alcolica, essendo onore del conducente accertare la compatibilità dell’assunzione con la circolazione stradale.

Cassazione penale, sez. IV, 16/10/2013,  n. 5611  

In tema di guida sotto l’influenza di alcool ex art. 186, comma 2, lett. c), c.d.s. , l’incidenza dell’uso di farmaci sui risultati dell’alcoltest è ammessa qualora si provi non genericamente la concorrenza di una sintomatologia coerente con il tasso alcolemico rilevato.

Cassazione penale, sez. IV, 12/07/2013,  n. 43729  

Il reato di guida in stato di ebbrezza dovuta all’uso di bevande alcoliche (articolo 186 del codice della strada), essendo una contravvenzione, è punito anche a titolo di colpa, così conseguendone che la mancata diligenza incide sulla valutazione della colpevolezza del conducente, il quale deve evitare di assumere bevande alcoliche quando esse possono avere una pericolosa sinergia con eventuali farmaci assunti in modo concomitante. (Nella specie, è stato così rigettato il ricorso avverso la sentenza di condanna, con cui si era sostenuto che lo sforamento dei limiti di legge era stato determinato dal contestuale utilizzo di farmaci con contenuto alcolico).

Cassazione penale, sez. IV, 06/06/2013,  n. 26972  

In tema di contravvenzione di guida sotto l’influenza dell’alcool, la legge non distingue a seconda del tipo di elemento alcolico assunto, ove lo stesso sia comunque idoneo a determinare una condizione di ebbrezza alcolica. Pertanto, tra le sostanze (bevande) prese in considerazione dalla norma rientrano anche i farmaci a componente alcolica, la cui assunzione, di conseguenza, dà luogo a reato, se colposa.

Cassazione penale, sez. IV, 06/06/2013,  n. 26972  

L’assunzione di farmaci a base alcolica non esclude la responsabilità per guida in stato di ebbrezza sulla base di un presunto distinguo di sorta dal tipo di elemento alcolico assunto, ove lo stesso sia comunque idoneo a determinare una condizione di ebbrezza.

Cassazione penale, sez. IV, 05/04/2013,  n. 19386  

In tema di guida in stato di ebbrezza, l’elemento psicologico del reato non è escluso dall’assunzione di farmaci ad elevata componente alcolica, essendo onere del conducente accertare la compatibilità dell’assunzione con la circolazione stradale.

Cassazione penale, sez. IV, 15/03/2013,  n. 15562  

Il conducente, che conosce gli effetti dei farmaci assunti, idonei ad alterare i valori del tasso alcolemico, non deve porsi alla guida, atteso che tale assunzione non esclude il reato di guida in stato di ebbrezza.

Cassazione penale, sez. IV, 05/02/2013,  n. 39490  

La circostanza che il conducente di un’auto abbia assunto un farmaco contenente alcool idoneo ad influire sull’esito dell’alcoltest non esclude la configurabilità del reato di guida in stato di ebbrezza di cui all’art. 186 c. strad., in quanto, da un lato, gli effetti e le caratteristiche dei farmaci sono assolutamente desumibili dalla lettura del foglietto illustrativo e, dall’altro, il parametro di riferimento adottato dal legislatore per valutare lo stato di ebbrezza non è rappresentato dalla quantità di alcool assunta, ma dallo stato alcolometrico del sangue (presunzione “iuris et de iure”), di talché chi sa di assumere farmaci di tal genere deve astenersi dall’ingestione di alcool e specialmente astenersi dal mettersi alla guida oppure controllare attraverso gli appositi test di trovarsi in condizioni tali da mettersi alla guida.

Cassazione penale, sez. IV, 05/02/2013,  n. 39490 

Chi sa di assumere farmaci che possano contribuire, sia pure marginalmente e per mera ipotesi, ad innalzare il tasso alcolemico, deve astenersi dalla ingestione di alcol e specialmente deve evitare di mettersi alla guida oppure deve controllare con gli appositi test facilmente reperibili in commercio di trovarsi in condizioni tali da non risultare passibile della sanzione penale.

note

[1] Cass. sent. n. 3856/2018.

[2] Cass. sent. n. 14054/2015.

[3] Art. 186 d.lg. n. 285 del 1992.


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