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Manovra con l’auto: la difficoltà a passare è punibile?

30 gennaio 2018


Manovra con l’auto: la difficoltà a passare è punibile?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 gennaio 2018



Parcheggiare male è reato solo se impedisce completamente il passaggio, ma se lo rende solo più difficile è semplice maleducazione.

Parcheggiare male in una strada pubblica può comportare una contravvenzione: è il caso, ad esempio, di chi lascia le ruote anteriori sul marciapiede, di chi parcheggia in senso contrario a quello di marcia oppure occupa più di un posto auto nonostante la presenza delle strisce che delimitano l’area di posteggio. Non succede così, però, negli spazi privati, come i cortili condominiali, dove non opera il codice della strada e, quindi, non è neanche possibile chiamare il carro attrezzi nel caso in cui un condomino dovesse renderete difficoltosa la manovra agli altri. In alcuni casi, però, il parcheggiatole maleducato rischia di essere denunciato. Possibile? Sì, perché impedire il passaggio e costringere un automobilista a non entrare o a non uscire dal proprio spazio costituisce violenza privata. Ma attenzione: l’impedimento deve essere totale perché, in caso di semplice difficoltà a passare o a fare manovra con l’auto, il comportamento non è punibile. È quanto affermato da una recente sentenza della Cassazione [1] che ci offre lo spunto per ricordare quando parcheggiare male è reato.

Quando parcheggiare male è reato

Partiamo da un dato ormai assodato per la giurisprudenza: chiudere il passaggio con l’auto costituisce reato di violenza privata [2]. Tale reato [3] punisce chiunque «con violenza o minaccia costringe altri a fare, tollerare, od omettere qualche cosa». Quindi, se una persona ti ostruisce la manovra in modo tale da impedirti completamente di entrare o uscire dal tuo garage, dal cortile condominiale, dal passo carrabile, da un cancello, ma anche da un parcheggio pubblico o dalle strisce blu dove hai lasciato la macchina, la puoi denunciare (o meglio «querelare»). Puoi cioè fare le fotografie e portarle ai carabinieri o alla polizia affinché agiscano penalmente contro il colpevole. O in alternativa (se sei sul suolo pubblico) puoi chiamare i vigili urbani perché elevino la contravvenzione e poi recarti al comando più vicino per la querela, facendo altresì leva sul fatto che vi è un atto pubblico (la contravvenzione) ad attestare quanto affermato. Se il parcheggiatole in seconda fila è prossimo alle strisce blu puoi anche chiamare un ausiliare del traffico che, in questi casi, è autorizzato a fare le multe.

Con un’altra sentenza di pochi mesi fa [4], la Cassazione ha anche detto che parcheggiare “stretto” allo sportello del conducente di un’altra macchina, tanto da non consentirgli di aprirlo, è ugualmente reato. E ciò anche se il proprietario ben potrebbe entrare dal vano passeggero: imporgli una manovra di tale tipo (che non tutti sono in grado di fare, specie anziani ed obesi) significa costringerlo a fare qualcosa che non vorrebbe compiere, il che costituisce appunto il presupposto della violenza privata.

Quando parcheggiare male non è reato

Veniamo alla sentenza di questi giorni. Secondo la Suprema Corte, la semplice difficoltà di eseguire la manovra non costituisce violenza priva se non determina un impedimento assoluto alla libertà di movimento. In altre parole, parcheggiare male ma non tanto da impedire il passaggio agli altri, non costituisce reato. Si pensi al caso di chi costringe un automobilista a una manovra più difficoltosa, magari fatta in più passaggi o con l’ausilio di una terza persona che lo aiuta, dall’esterno, a prendere le giuste misure per non urtare.

Per la Cassazione, perché scatti il delitto di violenza privata è necessario che la violenza o la minaccia comporti la perdita o una significativa riduzione della liberà di movimento o della capacità di autodeterminazione del soggetto passivo: il che avviene tipicamente nel caso di chi parcheggia la propria auto davanti al garage in modo da bloccare il passaggio, in entrata o in uscita.

Diverso, invece, il discorso quando il transito dell’auto non è impedito ma solamente reso più difficoltoso stante anche la limitata dimensione dello spazio disponibile.

La mera difficoltà, in capo alla parte offesa, ad eseguire la manovra, «pur causata da una condotta volontaria e certamente censurabile del ricorrente, non costituisce violenza privata se non ha determinato un impedimento assoluto alla libertà di movimento».

Tale condotta, che pur violando regole deontologiche, etiche, sociali (soprattutto quelle di buona educazione e del rispetto) si riveli inidonea a limitare la libertà di movimento è penalmente irrilevante.

note

[1] Cass. sent. n. 1912/18 del 17.01.2018.

[2] Cass. sent. n. 48346/15 del 7.12.2015.

[3] Art. 610 cod. pen.

[4] Cass. sent. n. 53978/17 del 30.11.2017.

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1 Commento

  1. il mio vicino ha messo nel suo posto macchina degli oggetti ingobrandi, per ubi la sua auto sporge di circa un metro, questo rende difficile o a volte impossibile la mia uscita.
    dovevo portare mio marito in ospedale sono stata costretta a suonare alle 7.30 alla porta è successo un putiferio….insulti parolacce e bestemmie tra lu e il figlio..
    avrei potuto chiamare i carabinieri?

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