Diritto e Fisco | Editoriale

Casa coniugale: l’assegnazione parziale

16 marzo 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 marzo 2018



Il giudice può attribuire al marito un limitato diritto di abitazione sulla casa, ma solo nell’interesse dei minori: se c’è conflittualità tra i coniugi non è ammissibile.

Tra le questioni più importanti da risolvere a seguito di una separazione, c’è quella dell’assegnazione della casa coniugale. Ebbene un marito, magari proprietario dell’immobile in contestazione, sarebbe ovviamente interessato alla detta assegnazione. In quest’ottica, occupare una parte della casa, potrebbe rappresentare la soluzione ideale. Da un lato il marito non dovrebbe affrontare i costi di un affitto altrove o i fastidi di un immobile situato lontano dai propri figli, dall’altro il coniuge più debole si ritroverebbe ad essere comunque assegnatario della casa coniugale. Ma a proposito della casa coniugale, l’assegnazione parziale è possibile? Può il marito ottenere facilmente questa soluzione oppure si tratta di un’ipotesi difficile e che richiede la presenza di determinati quanto oggettivi presupposti?

Casa coniugale: l’assegnazione

Ci sono una serie di norme che regolano la responsabilità dei genitori, nei confronti dei figli, qualora il matrimonio sia caratterizzato da una separazione, da un divorzio o da un’ipotesi di nullità del medesimo. Nei casi descritti e, in particolare a proposito dell’assegnazione della casa coniugale, la legge [1] dice che bisogna prioritariamente tenere in considerazione l’interesse dei figli. Quini, le esigenze della prole (in particolare quella di preservare l’ambiente domestico in cui sono cresciuti), condizionano il provvedimento del giudice in merito nell’attribuzione del diritto ad abitare l’ex casa coniugale. Si tratta di un presupposto non di poco conto e che incide anche su un’eventuale assegnazione parziale dell’immobile, in certi casi evidentemente richiesta dal coniuge non affidatario dei figli.

Casa coniugale: l’assegnazione parziale è possibile?

Se osserviamo ed esaminiamo l’interpretazione dei giudici al quesito esaminato in quest’articolo, e in particolare i pronunciamenti della Suprema Corte di Cassazione [2], l’assegnazione parziale della casa coniugale a favore del marito “sfrattabile” è possibile, ma a determinate condizioni. In particolare il giudice può legittimamente adottare questa soluzione, quando il grado di conflittualità tra i coniugi è lieve e quando, tenuto conto del prioritario interesse dei figli, la soluzione adottata agevoli…la condivisione della genitorialità e la conservazione dell’habitat domestico dei figli minori… Viene precisato, altresì, che si tratta di una decisione che il giudice adotta con valutazione discrezionale, cioè personale. In altri termini, l’assegnazione parziale della casa coniugale al marito, magari già proprietario dell’immobile può avvenire se:

– non c’è conflittualità tra i due coniugi o è lieve;

– è nell’interesse dei figli conservare la condivisione dei genitori e dell’abitazione familiare.

Se mancano tali presupposti o, per meglio dire, se il giudice valuta che gli stessi non sussistono, l’assegnazione parziale al marito della casa coniugale non sarà ammessa.

Casa coniugale:no all’assegnazione parziale se c’è conflitto

Relativamente all’assegnazione della casa coniugale, con un recente ordinanza [3], gli Ermellini hanno sancito la legittimità della decisione presa, prima dal Tribunale di Brescia e poi confermata dalla successiva Corte di Appello. In queste pronunce era stato evidenziata la presenza di conflittualità tra gli ex coniugi. Questo elemento, sottolineavano i magistrati, impediva di adottare soluzioni, che potessero prevedere l’abitazione della casa, anche a titolo parziale, a favore di uno dei due. Appariva, cioè, palese, precisavano i giudici, che l’esistenza di una conflittualità contrastava con l’interesse dei minori, evidentemente frustrati e non avvantaggiati, dalla presenza in casa di due genitori in costante scontro. In altri termini, i benefici ricavati dalla condivisione della genitorialità erano annullati dalla loro litigiosità e pertanto l’assegnazione della casa coniugale doveva, gioco forza, avvenire a favore esclusivo di un solo coniuge. Per queste ragioni, la Cassazione ha confermato la sentenza della Corte di Appello di Brescia, rigettando il ricorso presentato dal marito.

note

[1] Art. 337 sexies cod. civ..

[2] Cass. civ. ord. n. 11783/2016 – sent. n. 8580/2014.

[3] Cass. civ. ord. n. 26709/2017.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI