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Pensione stranieri, quanti anni di contributi?

3 febbraio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 febbraio 2018



È vero che gli extracomunitari rimpatriati possono andare in pensione senza dover rispettare la soglia di 20 anni di contributi?

Sei un lavoratore extracomunitario, devi tornare nel tuo Paese e hai paura di perdere i contributi versati all’Inps? Non preoccuparti, per te valgono le stesse regole applicabili ai lavoratori italiani, quindi puoi ottenere la pensione di vecchiaia con 66 anni e 7 mesi di età (67 anni dal 2019) e un minimo di 20 anni di contributi. Se, però, il tuo primo contributo all’Inps è stato versato dal 1996 in poi, hai diritto a delle agevolazioni in più rispetto a quelle valide per la generalità dei lavoratori italiani e comunitari: all’età pensionabile, difatti, hai diritto alla pensione senza dover rispettare la soglia minima di 20 anni di contributi.

Ma procediamo per ordine e vediamo, in merito alla pensione degli stranieri, quanti anni di contributi sono necessari.

Diritto alla pensione per gli stranieri rimpatriati

I lavoratori stranieri extracomunitari, una volta maturati i requisiti utili alla pensione, hanno diritto al trattamento alla pari di qualsiasi lavoratore italiano o comunitario.

Hanno ad esempio diritto:

  • alla pensione di vecchiaia, con 66 anni e 7 mesi di età e 20 anni di contributi;
  • alla pensione anticipata, con 42 anni e 10 mesi di contributi se uomini, o 41 anni e 10 mesi di contributi, se donne.

Il diritto alla pensione sussiste anche se il lavoratore ritorna al proprio Paese d’origine, e questo si trova al di fuori dell’Unione Europea: la pensione di vecchiaia e la pensione anticipata, difatti, sono dei trattamenti previdenziali diretti, e non delle prestazioni di assistenza. In pratica, trattandosi di prestazioni ottenute grazie al versamento di contributi, queste pensioni sono esportabili, al contrario, ad esempio, dell’assegno sociale, che è una prestazione non esportabile in quanto trattamento assistenziale.

Contributi necessari per la pensione di vecchiaia degli extracomunitari

Gli stranieri rimpatriati hanno dunque diritto alla pensione, nella generalità dei casi, alle stesse condizioni previste per i lavoratori italiani.

Se, però, si tratta di extracomunitari rimpatriati assoggettati al solo calcolo contributivo della pensione, ossia di coloro il cui primo contributo Inps risulta accreditato dal 1996 in poi, possono andare in pensione di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi anche con meno di 5 anni contributi, e senza rispettare alcun vincolo relativo all’importo minimo dell’assegno di pensione [1].

Gli italiani soggetti al calcolo esclusivamente contributivo della pensione, invece, possono pensionarsi a 66 anni e 7 mesi solo con 20 anni di contributi e un assegno almeno pari a 1,5 volte l’assegno sociale. A 70 anni e 7 mesi per gli italiani cade il vincolo legato all’importo dell’assegno, ma ci vogliono comunque almeno 5 anni di contributi.

Ecco, in pratica, per la pensione stranieri, quanti anni di contributi sono necessari una volta raggiunta l’età pensionabile (66 anni e 7 mesi, 67 anni dal 2019):

  • stranieri comunitari, extracomunitari ed extracomunitari rimpatriati soggetti al calcolo retributivo o misto della prestazione: 20 anni di contributi;
  • stranieri comunitari ed extracomunitari soggetti al calcolo integralmente contributivo della prestazione: 20 anni di contributi, assegno superiore a 1,5 volte l’assegno sociale, cioè a 680 euro mensili; se non si raggiungono i 20 anni di contributi o l’importo soglia dell’assegno, si ottiene la pensione a 70 anni e 7 mesi, (71 anni dal 2019) con un minimo di 5 anni di contributi;
  • stranieri extracomunitari rimpatriati soggetti al calcolo integralmente contributivo della prestazione: nessun numero minimo di contributi e nessun limite legato all’importo soglia dell’assegno [2].

Qui sta la disparità, che comunque non è tra italiani e stranieri, ma tra italiani, comunitari ed extracomunitari residenti in Italia, da una parte, ed extracomunitari rimpatriati, dall’altra.

Bisogna comunque osservare che la legge che ha previsto queste regole [1] (per chi non se lo ricordasse, la Legge Bossi-Fini) ha abolito la facoltà riconosciuta agli extracomunitari dalla legge Dini [3], in base alla quale chi rimpatriava senza avere raggiunto il diritto a pensione poteva chiedere la restituzione dei contributi pagati, compresa la quota a carico dell’azienda.

Pensione ai superstiti del lavoratore extracomunitario rimpatriato

La normativa ha previsto, però anche delle regole sfavorevoli agli extracomunitari rimpatriati, in materia di pensione ai superstiti. Se, difatti, il rimpatriato muore dopo il compimento dell’età pensionabile (66 anni e 7 mesi), i suoi superstiti hanno diritto alla pensione di reversibilità, o indiretta, applicando le disposizioni vigenti per la generalità dei lavoratori italiani. Se, invece, il decesso è anteriore al compimento dell’età pensionabile, la pensione ai superstiti non spetta.

note

[1] Art.18 L. 189/2002.

[2] Inps Circ. n.45/2003.


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3 Commenti

  1. vorei sapere se poso prendere la pensione anticipata dal italia o lavorato 10 ani in italia in regola e 33 ani in romania ceo leta di 65 ani.

    1. alla pensione anticipata, con 42 anni e 10 mesi di contributi se uomini, o 41 anni e 10 mesi di contributi, se donne.

  2. sonno moldava ho 66 anni e 11 anni di contributi la stessa rezidenza di 14 anni quoando posso andare in pensione

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