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Quando un minore va in carcere?

30 gennaio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 gennaio 2018



La soglia determinante è quella dei quattordici anni: sotto di essa il minore non può andare in carcere; ma attenzione alle misure di sicurezza.

È un luogo comune quello secondo cui i minorenni, cioè i minori di diciotto anni, non possano andare in carcere. La minore età, seppur rilevante ai fini della determinazione della pena, non sempre è una giustificazione per l’illecito che si è compiuto. Per questa ragione, il fatto di non essere maggiorenne non può fungere da comoda scappatoia.

Allora questo significa che un minorenne può andare sempre in carcere? No, non proprio. Approfondiamo l’argomento e vediamo quando un minore va in carcere.

Minore età: cosa dice la legge?

Il codice penale dà importanza all’età della persona che ha commesso un reato e lo fa stabilendo due soglie che è bene tenere a mente: quella dei quattordici anni e quella dei diciotto.

Secondo la legge, il minore di quattordici anni non è imputabile, nel senso che non è passibile di essere sottoposto ad una pena (reclusione, arresto o multa che sia) [1]; il minore di diciotto (purché abbia compiuto i quattordici, ovviamente), invece, risponde del reato commesso se ha la capacità d’intendere e di volere, ma la pena gli viene comunque diminuita [2].

Quindi, possiamo tracciare questo semplice schema:

  • minore di quattordici: non imputabile;
  • minore di diciotto ma almeno quattordicenne: imputabile se capace di intendere e di volere, ma la pena gli viene diminuita;
  • Almeno diciottenne: normalmente imputabile (salvo dimostrare che sia incapace di intendere e di volere).

Alla luce di tutto ciò, quando un minore va in carcere? Da quanto detto si evince che il minorenne (inteso come minore di diciotto anni, soglia fissata dalla legge per il raggiungimento della maggiore età) può andare in carcere, purché abbia almeno quattordici anni.

La soglia determinante per il carcere, dunque, è quella dei quattordici anni. È opportuno specificare, però, che non si tratta della prigione ordinaria, ma di appositi istituti in cui ci sono condizioni meno severe e programmi specifici per ragazzi.

Ma, allora, un tredicenne non andrà mai in carcere e non risponderà mai del delitto, anche grave, che ha commesso? Non proprio; vediamo perché.

Minore età: quando risponde del reato?

Il codice penale italiano, per evitare che le persone non imputabili (tra le quali, oltre alle persone incapaci di intendere e di volere, vi sono i minori di quattordici anni) la facessero sempre franca, ha previsto un doppio binario. Di cosa si tratta?

In breve, il codice ha legato il concetto di imputabilità a quello di pena (ergastolo, reclusione, arresto, multa, ammenda), mentre quello di pericolosità sociale a quello di misura di sicurezza. Mentre l’imputabilità, come detto più volte, è legata all’età e alla sanità di mente, la pericolosità sociale è sganciata da detti requisiti, riferendosi invece all’effettiva minaccia che il reo rappresenta per la comunità.

Orbene, un minore di quattordici anni non è imputabile per legge, ma nulla esclude che egli non possa essere pericoloso. In questo caso, sebbene non possa essere condannato al carcere, il minore di quattordici anni può essere sottoposto ad una misura di sicurezza. Che cos’è?

Misure di sicurezza: cosa sono?

Il codice penale dice che le misure di sicurezza possono essere applicate soltanto alle persone socialmente pericolose che abbiano commesso un fatto preveduto dalla legge come reato [3].

La legge dice anche che è socialmente pericolosa la persona, anche se non imputabile o non punibile, la quale ha commesso un reato ed è probabile che ne commetta altri.

È quindi il giudice che deve dichiarare la pericolosità del condannato, quando ritenga che in futuro non si asterrà dal commettere altri reati. A questa dichiarazione seguono degli effetti pratici, e cioè la condanna ad una misura di sicurezza.

Misure di sicurezza: quali sono?

È sempre il codice ad elencare quali sono le misure di sicurezza, distinguendole in detentive e non detentive. Tra le prime rientrano:

1) l’assegnazione a una colonia agricola o ad una casa di lavoro;

2) il ricovero in una casa di cura e di custodia;

3) il ricovero in un manicomio giudiziario ;

4) il ricovero in un riformatorio giudiziario.

Tra le seconde (cioè, tra quelle non detentive):

1) la libertà vigilata;

2) il divieto di soggiorno in uno o più comuni, o in una o più province;

3) il divieto di frequentare osterie e pubblici spacci di bevande alcooliche;

4) l’espulsione dello straniero dallo Stato [4].

È facile immaginare che le misure di sicurezza detentive siano in gran parte (se non in tutto) assimilabili ad una pena carceraria vera e propria!

Sempre il codice dice che se il fatto commesso da un minore degli anni quattordici è preveduto dalla legge come delitto, ed egli è pericoloso, il giudice, tenuto conto della gravità del fatto e delle condizioni morali della famiglia in cui il minore è vissuto, ordina che questi sia ricoverato nel riformatorio giudiziario o posto in libertà vigilata [5].

Quando, invece, il minore che ha compiuto gli anni quattordici, ma non ancora i diciotto, è riconosciuto imputabile, il giudice può ordinare che, dopo l’esecuzione della pena tradizionale (cioè, del carcere), egli sia ricoverato in un riformatorio giudiziario o posto in libertà vigilata [6].

In altre parole, il minorenne che abbia compiuto i quattordici anni, se riconosciuto imputabile, oltre al carcere può scontare anche la misura di sicurezza del riformatorio.

Minorenne: può andare in carcere?

Abbiamo ora tutti gli elementi per poter rispondere alla domanda di fondo di questo articolo: quando un minore va in carcere? Un minore va in carcere quando ha compiuto almeno quattordici anni e sia riconosciuto dal giudice capace di intendere e di volere.

Se il minore non ha compiuto nemmeno i quattordici anni non potrà andare in carcere, ma potrà ugualmente scontare una misura di sicurezza presso un riformatorio se il giudice lo riconosce socialmente pericoloso.

note

[1] Art. 97 cod. pen.

[2] Art. 98 cod. pen.

[3] Art. 202 cod. pen.

[4] Art. 215 cod. pen.

[5] Art. 224 cod. pen.

[6] Art. 225 cod. pen.

Autore immagine: Pixabay.com

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1 Commento

  1. “il fatto di non essere maggiorenne non può fungere da comoda scappatoia”
    Ma il fatto di essere di origini rom sì.

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