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L’avviso di presa in carico è impugnabile

30 gennaio 2018


L’avviso di presa in carico è impugnabile

> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 gennaio 2018



Se il contribuente non ha ricevuto l’avviso di accertamento fiscale immediatamente esecutivo può far ricorso contro la comunicazione di presa in carico.

Hai ricevuto dall’Agenzia Entrate Riscossione un documento molto simile – se non identico – a una cartella di pagamento. In esso ti viene richiesto il versamento di alcuni tributi. Senonché, sul frontespizio, c’è scritto Avviso di presa in carico e non – come invece avresti immaginato – «Cartella esattoriale». Non sai di cosa si tratta, quali conseguenze può comportare, ma soprattutto vorresti sapere come difenderti: difatti, prima di questo atto non hai mai ricevuto alcuna richiesta di pagamento, cosa a cui avresti fatto immediatamente fronte e che ti avrebbe evitato un aggravio di spese. Come ti comporti in questi casi? Un suggerimento utile è stato fornito proprio in questi giorni dalla Commissione Tributaria Provinciale di Roma che, in una sentenza [1], ha dettato un principio tanto semplice quanto importante: la comunicazione di presa in carico è impugnabile. La si può cioè contestare al giudice; ma vediamo meglio quando e a quali condizioni.

Nel processo tributario si impugnano solo gli atti

C’è una regola molto importante che tu devi sapere e che regola il processo tributario, quello cioè che concerne imposte e tributi.

Se nel processo ordinario si può far causa per qualsiasi questione, anche per un comportamento (ad esempio: uno schiaffo ricevuto, una infiltrazione di acqua, una parola di troppo), nel processo tributario non è possibile intraprendere cause contro il fisco o l’esattore sostenendo semplicemente che questi abbiano errato in qualche comportamento o abbiano preteso delle somme non dovute. L’oggetto del giudizio deve sempre essere l’impugnazione di uno specifico atto inviato al contribuente. Senza un atto (che, per forza di cose, deve essere illegittimo) non ci può essere neanche ricorso. L’oggetto quindi del ricorso è un atto e non un comportamento.

Per ipotesi, se hai un debito ormai caduto in prescrizione e ciò nonostante questo continua ad essere presente nei computer di Agenzia Entrate Riscossione non puoi fare una causa per farlo cancellare ma devi attendere la successiva mossa dell’Esattore – un pignoramento, un’ipoteca, un fermo – e contestare quest’ultima perché si estrinseca in un atto.

Gli atti impugnabili sono tipici

La seconda cosa importante che devi sapere è che gli atti del fisco contro cui fare ricorso sono elencati dalla legge. Non li indicheremo qui per non tediare il lettore ma li riporteremo in nota [2]. La giurisprudenza si è orientata però nel ritenere questo elenco non “chiuso”; ci sono state delle aperture. Ad esempio è stato ritenuto impugnabile l’estratto di ruolo, quando è da questo che il contribuente viene a sapere di avere un debito per cartelle a lui mai arrivate.

Oggi si specifica che può essere impugnato anche la comunicazione di presa in carico. Ma prima di capire quando e come, dobbiamo spiegare cos’è quest’atto.

Cos’è l’avviso di presa in carico

Il procedimento ordinario di riscossione delle imposte vuole che, innanzitutto, l’ente titolare del credito (ad es. Agenzia Entrate, Dogane, Comune, Inps, ecc.) invii al contribuente un avviso di accertamento con l’intimazione di pagamento. In caso di mancato adempimento e di omessa impugnazione, l’importo viene iscritto a ruolo e passa all’Agenzia Entrate Riscossione. Quest’ultima notifica la cartella che è il primo atto con cui si dà l’avvio all’esecuzione forzata (essa è equiparabile a una sentenza e a un precetto perché contiene sia il titolo esecutivo, sia l’invito a pagare entro 60 giorni). Senza la cartella di pagamento non si può avviare il pignoramento: tanto è vero che un fermo, un’ipoteca o lo stesso pignoramento sono impugnabili se il contribuente non ha ricevuto la cartella.

Ci sono però degli atti immediatamente esecutivi, ossia che non necessitano della cartella esattoriale per consentire all’esattore il pignoramento. Questi sono gli avvisi di accertamento dell’Agenzia Entrate immediatamente esecutivi. Lo sono anche quelli dell’Inps.

Tuttavia, per consentire al contribuente di comprendere che, in difetto di pagamento, potrebbe essere imminente l’esecuzione forzata, la legge obbliga l’esattore, una volta ricevuto l’incarico di riscuotere tali somme, ad inviare al cittadino quella che appunto viene chiamato avviso o comunicazione di presa in carico.

Quando l’Agenzia delle entrate-Riscossione riceve in carico le somme dell’accertamento esecutivo dall’Agenzia delle entrate è tenuta a comunicarlo al cittadino tramite raccomandata semplice o posta elettronica. Tale obbligo viene meno quando esiste un fondato pericolo per il buon esito della riscossione: in questo caso la legge consente di procedere senza informativa.

Quando è impugnabile l’avviso di presa in carico?

Arriviamo finalmente alla sentenza che abbiamo citato in apertura. La comunicazione di presa in carico, per quanto non rientri tra gli atti tributari impugnabili, può essere oggetto di ricorso al giudice se è il primo atto con cui il contribuente viene messo al corrente del debito. In altre parole se il fisco si è dimenticato di notificare l’avviso di accertamento immediatamente esecutivo (o questo non è stato consegnato per qualche disguido tecnico) il contribuente può impugnare l’avviso.

In sintesi: si può impugnare la comunicazione di presa in carico solo se non si è ricevuta la notifica dell’avviso di accertamento. L’atto, infatti, può essere paragonato sul piano sostanziale a un’intimazione di pagamento da parte dell’Agenzia delle entrate.

Chiaramente se il fisco dovesse invece dimostrare di aver correttamente effettuato la notifica dell’accertamento il ricorso viene rigettato.

note

[1] Ctp Roma, sent. n. 2575/18 del 30.01.2018.

[2] Art. 19 D.lgs. 546/92:

avviso di accertamento del tributo avviso di liquidazione del tributo provvedimento di irrogazione sanzioni ruolo e cartella di pagamento

avviso di mora (ora avviso di intimazione ex art. 50 co. 2 D.P.R. n. 602/1973)

iscrizione di ipoteca sugli immobili art. 77 D.p.r. n. 602/1973

fermo di beni mobili registrati art. 86 D.p.r. n. 602/1973

atti relativi alle operazioni catastali (cfr. art. 2 co. 2 D.lgs. n. 546/1992)

rifiuto espresso o tacito della restituzione tributi, sanzioni e interessi o altri accessori non dovuti

diniego o revoca di agevolazioni o rigetto di domande di definizione agevolata di rapporti tributari

ogni altro atto emanato dall’Agenzia delle Entrate per il quale sia prevista l’autonoma impugnabilità innanzi alle commissioni tributarie.

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