Diritto e Fisco | Editoriale

La convivenza more uxorio

2 marzo 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 marzo 2018



I diritti delle coppie di fatto: casa, mantenimento, assegni di separazione, legge 104, affidamento dei figli secondo giurisprudenza e legge Cirinnà.

Per certe cose c’è sempre un «prima» e un «dopo». La convivenza more uxorio è una di queste. A dire la verità, per il rapporto affettivo che lega due persone in comunione di vita, cioè per la convivenza more uxorio, appunto, di linee di confine ce ne sono due. La prima, nel 1993, quando la Cassazione [1] dichiarò che questo tipo di convivenza non contrasta con il buon costume, l’ordine pubblico e le norme imperative. Che non dà scandalo, insomma. Pensate, era «già» il 1993.

La seconda è stata tracciata dalla legge Cirinnà [2] molto tempo dopo, nel 2016. È altrettanto importante, perché legittima la possibilità di un vero e proprio contratto di convivenza. Non è una fotocopia di quello matrimoniale, ma somiglia parecchio.

Quali sono queste differenze? Quali sono i diritti di chi sceglie la convivenza more uxorio al posto di un classico, normale matrimonio? E quali conseguenze ha questa opzione nel momento in cui arrivano dei figli? La prole ha gli stessi diritti di quella di una coppia sposata in Comune o in chiesa?

More uxorio: i diritti dei conviventi

Come detto, ad oggi chi sceglie la convivenza more uxorio deve fare riferimento alla legge Cirinnà del 2016. Cosa prevede questa normativa? Innanzitutto (l’abbiamo accennato) il contratto di convivenza (di coppie sia eterosessuali sia omosessuali) con tanto di diritti e di doveri.

Il contratto deve essere registrato presso l’ufficio anagrafe del Comune di residenza e, a differenza del «classico» matrimonio, stabilisce quanto deve apportare ciascuno alle necessità della famiglia sia durante la convivenza sia nel caso in cui questa finisse. Quindi, suppone non solo il passo definitivo per vivere insieme ed essere riconosciuti come coppia di fatto ma anche un primo passo per un’eventuale separazione.

Il convivente di una persona inabile ha il diritto di essere nominato suo amministratore di sostegno, di assisterlo in un luogo di ricovero e di dire la sua a proposito della terapia da somministrare al partner.

Ma ha anche diritto, in caso di decesso per causa violenta (un incidente stradale o sul lavoro, ad esempio) a chiedere il risarcimento del danno. E ancora: i proventi dell’attività lavorativa autonoma di uno dei conviventi spettano anche all’altro. Come in un matrimonio.

Convivenza more uxorio: il diritto alla casa

Secondo la legge, se la casa in cui abita una coppia in convivenza more uxorio appartiene ad uno solo dei partner, l’altro non ha alcun diritto sull’immobile in quanto viene ritenuto semplicemente un ospite. Solo in caso di decesso del proprietario, l’altro convivente subentra nel contratto di affitto e mantiene il diritto di abitazione per un periodo proporzionale alla convivenza, tra i 2 e i 5 anni. Se, poi, ci sono dei figli minorenni o disabili, il convivente può rimanere nell’abitazione non meno di 3 anni. Significa, comunque, che non eredita la casa, a meno di disposizioni ben precise in un eventuale testamento.

Tuttavia, la Corte di Cassazione si è espressa in senso contrario. Nella sua sentenza [3], la Suprema Corte ha affermato che la convivenza more uxorio, dando vita «ad un autentico consorzio familiare», determina sulla casa di abitazione comune «un potere di fatto basato su un interesse proprio del convivente ben diverso da quello derivante da ragioni di mera ospitalità». In parole semplici: il convivente non proprietario della casa non è un semplice ospite ma un membro della famiglia a tutti gli effetti.

Aggiunge la Cassazione che questo convivente «ha titolo in un negozio giuridico di tipo familiare». Che cosa significa? Significa, secondo gli ermellini, che l’estromissione violenta o clandestina dalla casa compiuta dal convivente proprietario ai danni dell’altro legittima quest’ultimo alla tutela possessoria e ad esperire l’azione di spoglio. Insomma, a pretendere (anche per vie legali) di non essere cacciato via da un giorno all’altro.

Sulla questione, la stessa Corte è tornata con una più recente sentenza [4] stabilendo che il diritto personale di godimento della casa viene acquistato dal convivente more uxorio «in dipendenza del titolo giuridico individuato dall’ordinamento nella destinazione dell’immobile ad uso abitativo dei conviventi». Quindi, il partner non proprietario può disporre di quella casa finché perduri la convivenza.

C’è, poi, la questione legata all’eventuale presenza di figli minori nati dai conviventi. In questo caso, sostiene sempre la Cassazione nella stessa sentenza, la destinazione di un immobile a casa familiare e la conseguente relativa assegnazione al convivente, frutto di un contratto di comodato, collocatario dei figli non viene meno nel caso in cui il possessore abbia trasferito la proprietà del bene.

Convivenza more uxorio: il diritto al mantenimento

La legge non prevede per i conviventi more uxorio un assegno di mantenimento in caso di separazione. C’è, comunque, un’eccezione e riguarda il caso in cui uno dei due versi in condizioni economiche di necessità: in questo caso, l’altro è tenuto a passare una cifra per gli alimenti in misura e durata equivalente al tempo di convivenza.

Convivenza more uxorio: a chi vengono affidati i figli in caso di separazione?

La legge riconosce pari diritti ai figli nati nell’ambito di una convivenza more uxorio rispetto a quelli venuti al mondo da una coppia sposata [5].

La procedura da seguire, quindi, per l’affidamento dei figli in caso di separazione è la stessa: se manca l’accordo tra i conviventi, questi possono rivolgersi al Tribunale dei Minori. Sarà il giudice a stabilire il diritto di visita, l’assegno di mantenimento, l’affidamento e l’assegnazione della casa familiare.

I figli, inoltre, hanno il diritto a mantenere un rapporto adeguato con il genitore da cui viene separato [6].

Divorzio e comincio una convivenza more uxorio: devo pagare l’assegno all’ex coniuge?

No. Secondo la Cassazione, il coniuge che instaura una nuova famiglia, anche se basata sulla convivenza more uxorio, tagliando qualsiasi legame con quella precedente (quindi avendo divorziato), non è tenuto a versare l’assegno di mantenimento all’ex moglie o marito. Infatti, creare una nuova famiglia, anche di fatto, fa venire meno qualsiasi presupposto per la riconoscibilità dell’assegno, che resta definitivamente escluso [7].

Il convivente more uxorio ha diritto alla legge 104?

La convivenza more uxorio garantisce l’accesso alla legge 104 con certi vincoli, come ha confermato l’Inps a suo tempo in una circolare [8] sulla base della legge Cirinnà.

Il convivente che lavora nel settore privato ha diritto ai 3 giorni di permesso retribuiti previsti dalla 104 per l’assistenza ad un familiare disabile ma non al congedo straordinario di 2 anni, anche frazionabili.

Per poter usufruire dei permessi, il convivente deve presentare domanda all’Inps compilando il modulo SR08 via Pec (posta elettronica certificata), tramite raccomandata a/r o direttamente in uno sportello dell’Istituto.

note

[1] Cass. sent. n. 6381/1993.

[2] Legge n. 76/2015.

[3] Cass. sent. n. 17971/2015 dell’11.09.2015.

[4] Cass. sent. n. 10377/2017 del 27.04.2017.

[5] Dlgs. n. 154/2013.

[6] Trib. Catania, sent. del 20.05.2016.

[7] Cass. sent. 2466/2016.

[8] Circolare Inps n. 39 del 27.02.2017.

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