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Lo sai che? Pensione invalidi, di quanto si anticipa l’uscita dal lavoro?

Lo sai che? Pubblicato il 31 gennaio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 31 gennaio 2018

I lavoratori a cui è stata riconosciuta una percentuale di invalidità hanno sempre diritto ad anticipare la pensione?

Ti è stata riconosciuta una percentuale di invalidità e vuoi sapere se puoi andare in pensione prima? Purtroppo questo non è sempre possibile, in quanto la possibilità di pensione anticipata per invalidi dipende dalla percentuale di invalidità riscontrata, dal tipo di rapporto di lavoro e dalla tipologia di invalidità riconosciuta, pensionabile o meno. Ma procediamo per ordine e vediamo, in merito alla pensione invalidi, di quanto si anticipa l’uscita dal lavoro ed in quali casi questo è possibile beneficiare di quest’agevolazione.

Pensione invalidi dal 67%

Per chi possiede un’invalidità riconosciuta pari almeno ai due terzi, cioè al 67%, non è previsto un vero e proprio anticipo della pensione, ma, sussistendo i requisiti contributivi, viene erogato l’assegno ordinario di invalidità. L’assegno ordinario di invalidità, in particolare, viene riconosciuto dall’Inps se si possiedono almeno 5 anni di contributi, di cui 3 versati nell’ultimo quinquennio. Un assegno ordinario di invalidità viene riconosciuto anche da altre casse private: l’Enasarco, ad esempio, riconosce l’assegno alle stesse condizioni dell’Inps, se si possiede un’invalidità specifica alle mansioni; la cassa avvocati invece riconosce l’assegno d’invalidità con requisiti parzialmente differenti. Per quanto riguarda la generalità dei lavoratori dipendenti, o comunque dei lavoratori iscritti presso una gestione che fa capo all’Inps, l’assegno di invalidità è calcolato con le stesse regole della futura pensione (calcolo retributivo sino al 2011 per chi possiede almeno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995, calcolo misto, ossia retributivo sino al 1995, per chi possiede meno di 18 anni alla stessa data e calcolo esclusivamente contributivo per chi non possiede contributi precedenti al 1996).

L’assegno ordinario d’invalidità è cumulabile con i redditi da lavoro, ma limitatamente. Per i titolari di assegno di invalidità, difatti, la legge prevede una riduzione dell’assegno se il titolare continua a lavorare e supera un determinato limite di reddito. In particolare:

  • se il reddito supera 4 volte il trattamento minimo annuo l’assegno d’invalidità si riduce del 25%: in pratica, se il reddito supera 26.385,32 euro annui (che corrispondono al trattamento mensile, 507,41 euro, moltiplicato per 13 mensilità e per 4), l’assegno d’invalidità è ridotto di ¼;
  • se il reddito supera 5 volte il trattamento minimo annuo l’assegno d’invalidità si riduce del 50%: in pratica, se il reddito supera 32.981,65 euro annui (che corrispondono al trattamento mensile, 507,41 euro, moltiplicato per 13 mensilità e per 5), l’assegno d’invalidità viene dimezzato.

Se l’assegno già ridotto resta lo stesso superiore al trattamento minimo, cioè supera 507,41 euro mensili, può subire un secondo taglio. Per approfondire: Assegno d’invalidità 2018.

Pensione invalidi dal 74%

Per chi possiede un’invalidità riconosciuta almeno pari al 74% è possibile uscire dal lavoro a 63 anni, se si possiedono almeno 30 anni di contributi, utilizzando l’agevolazione conosciuta col nome di ape sociale. Si tratta di un anticipo pensionistico, calcolato come la futura pensione (ma che non può superare l’importo di 1500 euro mensili), che spetta sino alla maturazione dei requisiti per la pensione di vecchiaia. Probabilmente, dal 2018 l’ape sociale potrà essere richiesta soltanto con un’età minima di 63 anni e 5 mesi, in quanto l’età pensionabile dal 2019 aumenta a 67 anni e la durata dell’anticipo non può superare 3 anni e 7 mesi.

Se l’invalidità riconosciuta è superiore al 74%, spetta una maggiorazione contributiva pari a 2 mesi di contributi per ogni anno di lavoro. Questa maggiorazione, che spetta sia ai lavoratori dipendenti del settore privato che ai lavoratori pubblici, vale per coloro la cui invalidità è stata riconosciuta in misura percentuale.

Con invalidità civile riconosciuta tra il 74% è il 99%, spetta inoltre, anche senza contributi, l’assegno di assistenza per invalidi civili parziali, pari a 282,55 euro mensili. Sono però previsti dei limiti di reddito molto stringenti per aver diritto a questo assegno. Il limite di reddito personale annuo che consente di aver diritto alla prestazione è difatti pari a 4.853,29 euro.

Pensione invalidi dall’80%

Per chi possiede un’invalidità pensionabile (non un semplice riconoscimento dell’invalidità civile) pari almeno all’80%, è prevista la possibilità di uscire dal lavoro a soli 60 anni e 7 mesi di età, se un uomo, e a soli 55 anni e 7 mesi se donna, con un minimo di 20 anni di contributi (15 anni se si rientra in particolari deroghe). L’età pensionabile, dal 2019, aumenterà a 61 anni per gli uomini e a 56 anni per le donne. Tuttavia, non tutti i lavoratori possono fruire di questa pensione di vecchiaia anticipata per invalidità, ma soltanto coloro che sono inquadrati come lavoratori subordinati del settore privato. Per i lavoratori pubblici è invece possibile domandare la pensione per inabilità alle mansioni o a proficuo lavoro, a prescindere dall’età, sussistendo i requisiti sanitari.

Pensione invalidi al 100%

Agli invalidi in misura pari al 100% spetta la pensione di inabilità, ma soltanto se viene riconosciuta l’inabilità allo svolgimento di qualsiasi attività lavorativa in modo permanente ed assoluto. Non basta dunque il semplice riconoscimento dell’invalidità in misura pari al 100% per ottenere la pensione. Se la pensione viene riconosciuta prima del compimento del sessantesimo anno di età, spetta una maggiorazione contributiva, che comunque può essere riconosciuta fino a un massimo di 60 anni di età e di 40 anni di contribuzione.

Per ottenere la pensione d’inabilità sono necessari almeno 5 anni di contributi, di cui 3 versati nell’ultimo quinquennio.

Gli invalidi al 100%, in ogni caso, a prescindere dal riconoscimento dell’inabilità allo svolgimento di qualsiasi attività lavorativa e dal versamento di contributi, possono ottenere l’assegno di assistenza per invalidi civili totali, o pensione di inabilità civile. Il limite di reddito personale che consente di aver diritto alla prestazione è pari a 16.664,36 euro annui.

Pensione per chi ha una bassa percentuale d’invalidità

Per chi possiede un’invalidità in misura inferiore ai due terzi non sono previste, nella generalità dei casi, agevolazioni pensionistiche (salvo alcune eccezioni in cui l’invalidità è collegata alla causa di servizio, attualmente valide presso il comparto difesa, sicurezza e soccorso). È comunque possibile richiedere all’Inps l’aggravamento dell’invalidità riconosciuta, se le proprie condizioni sono peggiorate.

Per richiedere l’aggravamento è indispensabile il certificato medico introduttivo, da richiedere al proprio medico curante o a un differente medico certificatore convenzionato col Servizio Sanitario Nazionale.

È possibile inviare la domanda attraverso i servizi web dell’Inps, se si dispone delle credenziali (codice Pin dispositivo, identità unica digitale Spid almeno di secondo livello, o carta nazionale dei servizi), oppure tramite contact center integrato (è necessario essere in possesso del codice pin dispositivo per utilizzare questa modalità), o, ancora, attraverso i servizi offerti dai patronati.

Per conoscere tutti i passaggi necessari per inviare la domanda d’invalidità, si veda la nostra Guida alla domanda d’invalidità.


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1 Commento

  1. Buongiorno, sono un lavoratore invalido all’80% riconosciuto permanente dalle USL, sono invalido superiore al 74% sin dal 2007, ho un’età di 60 anni e 7 mesi, ed a ottobre 2018 avrò maturato 40 anni e 7 mesi di contributi, senza contare quelli figurativi (2 mesi ogni anno di lavoro dal 2007).
    Domando: quando potrò andare in pensione con le nuove disposizioni?
    quando dovrò fare domanda di pensionamento?

    Grazie
    Giovanni

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