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Telelaser: la multa è valida se manca la foto dell’infrazione?

31 gennaio 2018


Telelaser: la multa è valida se manca la foto dell’infrazione?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 31 gennaio 2018



Il telelaser è tenuto a rilasciare scontrini, ticket, foto o qualsiasi documentazione attestante la violazione del codice della strada per eccesso di velocità?

Immagina di essere alla guida della tua auto quando, d’un tratto, vedi sbucare, sul lato della strada, un poliziotto con la patente che ti chiede di accostare e fermarti sul bordo della carreggiata. In un secondo capisci ciò che è successo: un suo collega, dietro di lui e nascosto dalla volante, ha in mano una pistola puntata contro il traffico, verosimilmente un telelaser. Lo strumento ha di certo rilevato il superamento, da parte tua, dei limiti di velocità e ora gli agenti vogliono farti la multa. Alla ricerca di un espediente per sfuggire al verbale, inizi col far mente locale se sulla strada era presente la segnaletica con l’avviso apposito («Attenzione, controllo elettronico della velocità»), cosa che invece ti sembra di aver visto. A questo punto, ricordi che, per legge, il telelaser deve essere omologato, e di tanto viene fatta menzione nel verbale. Ma quando la multa ti viene consegnata, i poliziotti non ti rilasciano alcuna copia dello scontrino stampato dal telelaser, né della fotografia da questo realizzata. Inizi a ben sperare di poter impugnare la contravvenzione. È davvero così? Se l’eccesso di velocità è registrato dal telelaser, la multa è valida se manca la foto dell’infrazione? Sul punto si è espressa di recente la Cassazione [1] Vediamo cosa dice la giurisprudenza in merito.

La Corte ha affermato che le misurazioni del Telelaser hanno pieno valore anche se manca la foto dell’infrazione o non viene rilasciato lo scontrino dall’agente. Perché mai? Perché comunque fa fede l’attestazione delle forze di polizia che sono comunque pubblici ufficiali: se questi scrivono sul verbale di aver constatato, tramite la lettura del display del controller remoto, una velocità superiore ai limiti significa che è vero. Salvo prova contraria concessa sempre al cittadino, il quale potrebbe ad esempio sostenere lo strumento non funzionasse correttamente. Come? A spiegarlo è stata la storica sentenza della Corte Costituzionale del 2015 [2], secondo cui tutti i misuratori di velocità elettronica – quindi compresi autovelox e telelaser – devono essere non solo omologati all’atto del primo impiego, ma vanno tarati periodicamente (almeno una volta all’anno). Dunque questa potrebbe essere una valida ragione per fare opposizione qualora il conducente, avendo fatto richiesta di accesso agli atti al comando che ha elevato l’infrazione, non sia riuscito ad ottenere copia del verbale che certifica l’avvenuta taratura a meno di 365 giorni dalla multa.

Secondo la Cassazione, anche se il telelaser non mantiene traccia del veicolo e della sua velocità, la polizia stradale può legittimamente rilevare la violazione dei limiti di velocità mediante il suo utilizzo, ossia guardando in tempo reale sul display. Quindi, nel caso del telelaser resta affidata all’organo di polizia stradale l’attestazione mediante verbalizzazione, assistita da fede privilegiata fino a querela di falso, della riferibilità della velocità al veicolo individuato mediante l’apparecchio.

È vero che una legge del 2002 [3] richiede la necessaria documentazione fotografica della infrazione mediante l’immagine scattata dall’autovelox, la registrazione video del tutor ed analoghi sistemi, atti ad accertare, anche in tempi successivi, le modalità di realizzazione dell’infrazione. Ma tale normativa si rivolge, più che altro, alle situazioni in cui l’accertamento dell’illecito avviene in assenza dell’agente, in modo da consentire a quest’ultimo, in un momento successivo, di accertare l’illecito ed elevare la contravvenzione.

La sentenza che ritiene valida la multa col telelaser anche se manca la foto dell’infrazione o lo scontrino non è affatto nuova. Già in passato [4] la stessa Cassazione aveva detto che, ai fini della legittimità della rilevazione della velocità mediante telelaser e della sua validità probatoria, non è necessario che l’apparecchio sia munito di dispositivo di documentazione fotografica ma solo che sia debitamente omologato e la velocità venga rilevata in modo chiaro ed accertabile mentre la concreta individuazione del veicolo rimane compito degli agenti di polizia accertatori.

Fra l’altro sempre la Cassazione ha detto [5] che da nessuna parte del codice della strada sta scritto che i telelaser debbano necessariamente essere di dispositivi in grado di assicurare una documentazione fotografica (ossia la stampa della foto) o la riproduzione meccanica dei dati dell’accertamento dell’infrazione (ossia la stampa del ticket), in quanto la legge prevede solo che le apparecchiature elettroniche possano costituire fonte di prova, se debitamente omologate.

L’agente di polizia che multa un conducente per eccesso di velocità mediante telelaser non deve per forza consegnargli lo scontrino: è sufficiente che egli legga il display dell’apparecchio e, verificata l’andatura, la contesti al multato.

È inutile, peraltro, impugnare in giudizio le affermazioni dell’agente: egli è un pubblico ufficiale e, in quanto tale, le sue dichiarazioni fanno piena prova e si presumono corrispondenti alla realtà.  Non esistono norme – sottolinea la Corte – che impongano ai telelaser di essere muniti di un sistema che rilasci scontrini, fotografie o qualsiasi altro tipo di documentazione da consegnare al multato. Il riscontro cartaceo non è necessario: è sufficiente invece la semplice lettura del display dell’apparecchio per rendere valida la multa.

Ma se è vero che il principio è sempre uguale, perché la gente continua a fare ricorso e, magari, arriva in Cassazione? Perché ogni giudice ha la sua interpretazione e la stessa Corte spesso cambia parare. E difatti, in materia di validità della multa col telelaser senza foto, ecco una sentenza di segno contrario a quelle descritte. L’ha emessa il giudice di Pace di Aqui Terme, nel 2004, in cui si dice che il codice della strada «impone che per la determinazione dell’osservanza dei limiti di velocità sono considerate fonti di prova le risultanze dell’apparecchiatura debitamente omologata. Il regolamento di attuazione delle norme del codice della strada impone a sua volta che la velocità sia fissata dall’apparecchiatura di misurazione, in un certo momento, in modo chiaro ed accertabile. L’utilizzo del telelaser impone dunque l’allegazione della prova delle risultanze dell’apparecchiatura debitamente omologata, che può consentire in un documento, una fotografia o altro che materializzi il dato dell’aver tenuto una velocità oltre il limite consentito, rilevato dall’apparecchiatura medesima. Il solo verbale di accertamento o di contestazione dell’infrazione, pur redatto da pubblico ufficiale non è sufficiente ai fini probatori nell’ambito del giudizio di opposizione conseguentemente instaurato, dovendo il giudice adito procedere autonomamente al controllo dell’esistenza dei presupposti controversi. La p.a. è quindi tenuta a dare prova del presupposto che ha condotto all’applicazione della sanzione amministrativa, producendo lo scontrino che costituisce il necessario documento cartaceo. Va quindi annullato il verbale di accertamento in assenza di produzione del relativo scontrino, senza che rilevi la motivazione che ciò non è avvenuto perché l’apparecchiatura non era dotata di stampante».

E così anche il giudice di pace di Piacenza [7]: «Poiché l’apparecchio Telelaser (nella specie mod. LTI 20-20) non rilascia fotografia nè consente di riscontrare in alcun modo le rilevazioni apparse sul display, rimettendo la contestazione della violazione dell’eccesso di velocità all’attenzione dell’operatore piuttosto che a fattori oggettivi tali da garantirne, in contraddittorio con l’automobilista, la verificabilità, non è possibile con sicurezza affermare la riconducibilità della violazione predetta ad un determinato veicolo anziché ad un altro».

note

[1] Cass. sent. n. 26910/2017 del 14.11.2017.

[2] C. Cost. sent. n. 113/2015.

[3] Art. 4 legge 168\2002.

[4] Cass. sent. n. 17754/2007.

[5] Cass. sent. n. 1778/2015. In tema di accertamento della violazione dei limiti di velocità a mezzo telelaser, non è richiesto né dall’art. 142 c. strad. né dall’art. 345 reg. es. c. strad., che detta apparecchiatura sia anche munita di dispositivi in grado di assicurare una documentazione fotografica o la riproduzione meccanica dei dati dell’accertamento dell’infrazione, in quanto la fonte normativa primaria prevede solo che le apparecchiature elettroniche possano costituire fonte di prova, se debitamente omologate.

E così anche Cass. sent. n. 13894/2012: «In tema di accertamento della violazione dei limiti di velocità a mezzo telelaser, non è richiesto né dall’art. 142 d.lg. n. 285 del 1992 né dall’art. 345 d.p.r. n. 495 del 1992 che detta apparecchiatura sia anche munita di dispositivi in grado d’assicurare una documentazione, con modalità automatiche quali la ripresa dell’immagine visualizzata sul display (fotografia) o la riproduzione meccanica dei dati visualizzati (scontrino) dell’accertamento dell’infrazione, in quanto la fonte primaria prevede solo che le apparecchiature elettroniche possano costituire fonte di prova, se debitamente omologate».

[6] GdP Acqui Terme, sent. del 1.03.2004.

[7] GdP Piacenza, sent. del 17.09.2003.

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