HOME Articoli

Lo sai che? Pubblico ministero e nuova contestazione

Lo sai che? Pubblicato il 3 febbraio 2018

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 3 febbraio 2018

Per presunto reato commesso nel febbraio 2007, unitamente ad altri due soggetti, sono stato rinviato a giudizio per la violazione degli articoli: 110-479 del c.p. Senza essere, nel frattempo, emersi fatti diversi da quelli contestati, il p.m. lo scorso mese ha chiesto leaggravanti ai suddetti articoli contestati all’epoca. Il Tribunale collegiale si è riservato.Il reato non si era già prescritto? Il p.m. può chiedere ora per allora le aggravanti?

La legge consente al pubblico ministero di contestare un reato concorrente o un’aggravante, non risultantenel decreto che dispone il giudizio, purché la cognizione non appartenga alla competenza di un giudicesuperiore (art. 517 cod. proc. pen.). La nuova contestazione, in parole povere, consiste in un aggiornamentodell’imputazione alla luce dei fatti emersi dall’istruttoria dibattimentale. Il reato contestato al lettore si prescrivein sei anni, ai quali si aggiunge un anno e mezzo, tenuto conto delle interruzioni (al netto di eventuali sospensioni). In teoria, quindi, sarebbe prescritto.

È necessaria una premessa circa il rapporto tra aggravanti e prescrizione. Secondo il codice penale (art. 157), per determinare il tempo necessario a prescrivere non si tiene conto delle circostanze aggravanti, salvo cheesse stabiliscano un aumento superiore ad 1/3 ovvero una pena diversa da quella prevista per il reato base.

Normalmente, le circostanze (siano esse aggravanti o attenuanti) non rilevano ai fini del calcolo della prescrizione. Quelle che rilevano sono solo quelle cosiddette “ad effetto speciale”, cioè che comportano particolari aumenti di pena, oppure quelle che prevedono minimi e massimi diversi dal reato base.

Ciò detto, la giurisprudenza in merito al quesito sottoposto non è, purtroppo, univoca. Si riporta la seguente pronuncia della Corte di Cassazione: «Quando la prescrizione si sia già verificata in relazione ad unacontestazione originaria, ovvero ad un’ipotesi di reato non ancora concretizzatasi in un capo di imputazione, deve pronunciarsi l’estinzione del reato per tale causa non potendo valere la contestazionedella recidiva, come di ogni altra circostanza aggravante, avvenuta successivamente alla scadenza del termine di prescrizione. La giurisprudenza di legittimità, anche con il previgente codice, ha in sensoampiamente maggioritario affermato che la natura costitutiva della contestazione della recidiva nonconsente di tener conto, ai fini del calcolo dei termini di prescrizione, dell’aumento di pena derivante dallarecidiva medesima ove questa non sia stata contestata prima dello spirare del tempo necessario aprescrivere il reato nella forma non aggravata» (Corte di Cassazione, III sez. pen., sentenza n.14439/2014).

La sentenza è assolutamente inerente al quesito posto perché riguarda la contestazione, successiva alla prescrizione del reato, di un’aggravante (la recidiva, infatti, è una particolare circostanza aggravante). Questo orientamento è stato fatto proprio anche dal Tribunale di Salerno, III sez. pen., sentenza n. 4658/16, in merito alla contestazione tardiva di un fatto nuovo.

Tuttavia, esiste un orientamento opposto. Secondo Corte di Cassazione, sezione II penale, 2 luglio – 10 settembre 2010, n. 33871, «ai fini della determinazione del tempo necessario a prescrivere, l’aumento dipena per la circostanza aggravante è valutabile anche se la stessa sia stata oggetto di contestazione suppletiva dopo la decorrenza del termine di prescrizione previsto per il reato non aggravato, purché la contestazione abbia preceduto la pronuncia della sentenza».

Nello stesso senso anche Corte di Cassazione, sez. II Penale, sentenza 21 – 27 gennaio 2016, n. 3660: «Questa Corte ha avuto modo di precisare che ai fini della determinazione del tempo necessario aprescrivere, l’aumento di pena per la circostanza aggravante è valutabile anche se la stessa sia stata oggetto di contestazione suppletiva dopo la decorrenza dei termine di prescrizione previsto per il reato nonaggravato, purché la contestazione abbia preceduto la pronuncia della sentenza. (Cass. Sez. 2, Sentenza n.33871 del 02/07/2010 Ud. (dep. 17/09/2010)».

Anche secondo Cass. pen., Sez. VI, 4 novembre 2008 e Cass. pen., Sez. V, 19 ottobre 2005, l’eventuale contestazione suppletiva di aggravanti ha rilievo anche nel caso in cui sia già decorso il termine di prescrizione basato sull’originaria contestazione. È stato anche affermato che quando una circostanza sia stata contestata e non espressamente e motivatamente esclusa, la stessa continua ad influire sulla prescrizione (Cass. pen., Sez. I, 5 febbraio 2014).

Per quanto riguarda, invece, gli orientamenti meno recenti, favorevoli alla contestazione tardiva di aggravante successiva alla maturazione della prescrizione sono state: Cass., 3 febbraio 1969 (in Cass.pen.mass, 1970, 1312); Cass., 26 gennaio 1978 (ivi, 1979, 1143); Cass., 23 maggio 1973 (ivi, 1974, 1128),Cass., sez. V, 7 maggio 1971 (Cass. pen. mass., 1972, p. 89); Cass., sez. II, 8 ottobre 1973 (ivi, 1975 p. 175).

Al contrario, Cass., sez. III, 26.5.1964 (in Cass.pen. mass., 1965, p. 63); Cass., sez. II, 28 novembre 1978 (ivi, 1980, p. 1068), Cass., 3 novembre 1987 (Cass. pen., 1989, 1223) e Cass., 4 dicembre 1985 (Cass. pen.,1987, 1540) hanno affermato che «quando la prescrizione si è già verificata in relazione alla contestazione originaria, deve pronunciarsi l’estinzione del reato per tale causa non potendo valere la contestazione della recidiva, come di ogni altra circostanza aggravante, avvenuta successivamente alla scadenza dei termini di prescrizione». Quest’ultimo orientamento è stato sostenuto anche da autorevole dottrina; si ricorda, in particolare, A. Latagliata, (Circostanze discrezionali e prescrizione del reato, Napoli, 1967). Al contrario, P.Pisa (Prescrizione (dir. pen.), Enc. Dir, XXXV, 1986, p. 82) ha osservato che la circostanza aggravante preesiste alla contestazione ed all’apparente verificarsi della prescrizione del reato; nei confronti del reato considerato nella sua iniziale configurazione, pertanto, si verificherebbe una pseudo-prescrizione, non diversamente da quanto avviene in ordine ad un fatto dapprima inquadrato sotto un determinato titolo criminoso e successivamente oggetto di diversa (e più grave) qualificazione giuridica.

A modesto parere dello scrivente, sembra preferibile la tesi fatta propria dalla Cassazione del 2014, maggiormente garantista e in linea con l’essenza stessa della prescrizione: un reato prescritto, infatti, è un reato “morto”, a prescindere dalla “pietra tombale” rappresentata dalla statuizione formale resa in sentenza.

Tanto più vale se solo si considera che la prescrizione, in assenza di sospensioni ascrivibili all’imputato o al suo difensore (impedimento a comparire in udienza, malattia, ecc.), matura a prescindere dalla condottadell’imputato: si pensi a tutti i rinvii causati dall’assenza del giudice, dal cambio di giudicante, dalla mancata comparizione dei testi, dalle esigenze di ruolo, ecc. Sarebbe ingiusto far gravare questi ritardi sulle spalle dell’imputato, consentendo al p.m. di allungare i termini di prescrizione “in zona Cesarini” mediante unacontestazione suppletiva. Sarebbe opportuno che la Corte di Cassazione si esprimesse definitivamente a Sezioni Unite, in modo da eliminare ogni incertezza.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv.Mariano Acquaviva


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI