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Società sportive: come inquadrare gli addetti alle pulizie

3 febbraio 2018


Società sportive: come inquadrare gli addetti alle pulizie

> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 febbraio 2018



Vorremmo inserire all’interno del nostro organico due addette alle pulizie e alla manutenzione della piscina, ma da quanto riportato ovunque non è possibile far rientrare queste figure in un contratto di collaborazione sportiva nel reddito dei 7.500 €. È corretto?

La figura del collaboratore addetto alle pulizie, nell’ambito delle collaborazioni rese in favore di società sportive dilettantistiche è purtroppo molto controversa.

In linea generale, la legge prevede che non si applicano le norme relative ai rapporti di lavoro subordinato “alle collaborazioni rese a fini istituzionali in favore delle associazioni e società sportive dilettantistiche affiliate alle Federazioni sportive nazionali, alle discipline sportive associate e agli enti di promozione sportiva riconosciuti dal C.O.N.I. come individuati e disciplinati dall’articolo 90 della legge 27 dicembre 2002, n. 289”.

Dal punto di vista fiscale, l’art. 67, comma 1, lett. m) Tuir, stabilisce che sono redditi diversi “le indennità di trasferta, i rimborsi forfetari di spesa, i premi e i compensi erogati ai direttori artistici ed ai collaboratori tecnici per prestazioni di natura non professionale da parte di cori, bande musicali e filodrammatiche che perseguono finalità dilettantistiche, e quelli erogati nell’esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche dal CONI, dalle Federazioni sportive nazionali, dall’Unione Nazionale per l’Incremento delle Razze Equine (UNIRE), dagli enti di promozione sportiva e da qualunque organismo, comunque denominato, che persegua finalità sportive dilettantistiche e che da essi sia riconosciuto. Tale disposizione si applica anche ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa di carattere amministrativo-gestionale di natura non professionale resi in favore di società e associazioni sportive dilettantistiche”.

Il successivo art. 69 continua specificando che “Le indennità, i rimborsi forfettari, i premi e i compensi di cui alla lettera m) del comma 1 dell’articolo 67 non concorrono a formare il reddito per un importo non superiore complessivamente nel periodo d’imposta a 7.500 euro. Non concorrono, altresì, a formare il reddito i rimborsi di spese documentate relative al vitto, all’alloggio, al viaggio e al trasporto sostenute in occasione di prestazioni effettuate fuori dal territorio comunale”.

Tali prestazioni, tuttavia, per godere di tale inquadramento normativo, devono avere le seguenti caratteristiche:

1) essere espressione di un’attività dilettantistica, o meglio, essere rese nell’orbita di una manifestazione sportivo dilettantistica;

2) non avere natura professionale;

3) i compensi devono essere erogati dal Coni, dalle Federazioni sportive nazionali, dall’Unione Nazionale per l’Incremento delle Razze Equine, dagli altri enti di promozione sportiva e da qualunque organismo iscritto nel registro telematico del Coni, unico organo certificatore delle finalità sportive dilettantistiche.

Ciò premesso, occorre vedere se i collaboratori addetti alle pulizie, lavori di giardinaggio e piccole manutenzioni possano inquadrarsi nella fattispecie prevista dall’art. 67 lett. m) del Tuir dei collaboratori coordinati e continuativi amministrativo/gestionali che possono beneficiare dell’agevolazione della completa detassazione fino all’importo di Euro 7.500 annui.

Essendo venuta meno la richiesta di carattere esclusivamente professionale del lavoro svolto dal collaboratore, presente nelle prime formulazioni delle norme sulle co.co.co., si potrebbe esser portati ad inquadrare come co.co.co amministrativo/gestionali non solo le prestazioni rese, ad esempio, dagli addetti alla segretaria che tengono la prima nota cassa o che gestiscono i tesseramenti dei soci (casi espressamente richiamati dalla prassi ministeriale) ma anche, ad avviso di chi scrive e di buona parte della dottrina, da altre figure “gestionali” quali i direttori sportivi, gli assistenti bagnanti delle piscine e, pur con le dovute cautele e sempre se “di natura non professionale”, i collaboratori addetti alla manutenzione degli impianti indicati nel quesito.

Proprio in quanto non pacifica la classificazione degli addetti alle pulizie come collaboratori, è fondamentale, per non correre rischi, che il collaboratore svolga la propria attività autonomamente, senza alcuna sottoposizione al potere direttivo, organizzativo e disciplinare dell’associazione “datrice di lavoro”.

Precisamente, il collaboratore dovrà svolgere autonomamente i lavori di pulizia, senza alcuna specifica direttiva datoriale, con orario tendenzialmente flessibile e senza poter essere sottoposto a procedimenti o richiami disciplinari.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Valentina Azzini

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