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Spese di riscaldamento: come vanno ripartite?

3 febbraio 2018


Spese di riscaldamento: come vanno ripartite?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 febbraio 2018



Nel mio condominio la caldaia a metano fornisce riscaldamento e acqua calda sanitaria, ma senza dispositivi atti a distinguere le rispettive quote di energia. Da circa 40 anni vengono attribuite nei rendiconti le quote del 70% al riscaldamento e del 30% all’acqua calda. Poco meno vecchia è una delibera assembleare che impose, nei riparti spese acqua calda, un minimo computabile di 20 mc. per unità imm., in deroga a eventuali consumi inferiori letti sui contatori negli appartamenti. Con l’installazione, un anno fa, delle valvole termostatitche, la quota del 70% per riscaldamento è stata suddivisa in sottoquote di 80% a consumo e di 20% a millesimi di riscaldamentoma nel ripartire la quota del 30% per acqua calda si è continuato ad attribuire 20 mc. a chi aveva consumato meno, cosa che spinge allo spreco e che mi pare contraria alle norme vigenti. Se è così, potete precisarmi quale punto di queste non è stato rispettate?

Per rispondere al quesito, occorre sapere la data precisa in cui nel condominio del lettore è stata deliberata la ripartizione delle spese di riscaldamentoa cuiquesti fa cenno.

Infatti il decreto legislativo n. 141 del 2016 (in vigore dal 26 luglio 2016), all’articolo 5, n. 1, lettera i), stabilisce che le norme introdotte dalla nuova normativa sono facoltative nei condomini in cui alladata del 26 luglio 2016 si sia già provveduto all’installazione dei dispositivi di contabilizzazione del calore e si sia già provveduto alla relativa suddivisione delle spese.

Ciò significa che se i contabilizzatori sono stati installati prima del 26 luglio 2016 e se la delibera di suddivisione delle spese è stata adottata prima del 26 luglio 2016, allora si dovranno applicare leregole vigenti prima di quelle introdotte dal decreto legislativo n. 141 del 2016.

Le regole vigenti prima dell’entrata in vigore del decreto legislativo n. 141 del 2016 possono essere individuate nell’articolo 26, commi 5 e 6, della legge n. 10 del 1991 secondo le quali i sistemi di termoregolazione e contabilizzazione del calore devono ripartire gli oneri di riscaldamento in base al consumo effettivamente registrato.

Questo significa che se la delibera di ripartizione delle spese relative al servizio di riscaldamento è stata adottata nel condominio del lettore prima del 26 luglio 2016, essa doveva prevedere criteri di ripartizione dei consumi sulla base esclusivamente dei consumi effettivamente registrati e se così non è stato (se, cioè, furono adottati prima del 26 luglio 2016 criteri diversi da quelli che si basano sul consumo effettivamente registrato) la delibera deve essere considerata nulla e la sua impugnazione può avvenire senza limiti di tempo e, quindi, anche oltre i trenta giorni dalla sua adozione e questo proprio perché si tratterebbe di delibera non annullabile, ma nulla in quanto avrebbe violato i criteri legali di ripartizione delle spese di riscaldamento (come ha chiarito la Corte di Cassazione consentenza n. 6128 del 2017).

Se, invece, la delibera di ripartizione delle spese relative al servizio di riscaldamento è stata adottata nel condominio del lettore dopo il 26 luglio 2016, allora i criteri a cui la delibera doveva attenersi nel ripartire le spese relative al riscaldamento, sono quelli contenuti nel decreto n. 141 del 2016.

Tali criteri prevedono che la ripartizione debba avvenire sulla base dei criteri indicati nella normativa UNI 10200, a meno che tale normativa risulti inapplicabile nel condominio sulla base di una perizia tecnica asseverata e l’assemblea decida, di conseguenza, di non applicare la normativa UNI 10200 (con decisione adottata a maggioranza degli intervenuti che rappresentino almeno la metà dei millesimi).

In quest’ultimo caso, cioè di decisione dell’assemblea di non applicare la normativa UNI 10200 per ripartire le spese di riscaldamento, l’assemblea (sempre in base all’articolo 5, n. 1, lettera i), deldecreto legislativo n. 141 del 2016) potrà suddividere l’importo complessivo tra gli utenti finali attribuendo una quota di almeno il 70 per cento agli effettivi prelievi volontari di energia termica, mentre gli importi rimanenti possono essere ripartiti, a titolo esemplificativo e non esaustivo, secondo i millesimi, i metri quadri o i metri cubi utili, oppure secondo le potenze installate (la legge, infine, consente solo per la prima stagione termica successiva all’installazione dei dispositivi di suddividere le spese unicamente in base ai millesimi).

Dunque, se la delibera di ripartizione delle spese relative al servizio di riscaldamento è stata adottata nel condominio del lettore dopo il 26 luglio 2016, le nuove norme consentono un ampio margine dimanovra alle assemblee condominiali che, come sopra evidenziato, potranno suddividere l’importo complessivo tra gli utenti finali attribuendo una quota di almeno il 70 per cento agli effettivi prelievi volontari di energia termica, mentre gli importi rimanenti possono essere ripartiti secondo quello cheall’assemblea risulterà più opportuno.

In sostanza e concludendo, nel caso la delibera di ripartizione e l’installazione dei dispositivi di calcolo del calore siano avvenuti nel condominio del lettore dopo il 26 luglio 2016, il decreto legislativo n.141/2016 si limita soltanto a suggerire all’assemblea alcuni criteri di ripartizione lasciandola libera, comunque, di adottarne diversi (la legge, infatti, dice che l’assemblea “può” adottare i criteri indicati e non che “deve” necessariamente adottarli), limitandosi solo ad imporre che almeno il 70% deiconsumi sia ripartito in base agli effettivi prelievi di energia termica.

Oltre a quanto detto la legge non dispone nulla e, pertanto, i criteri di ripartizione potranno essere adottati liberamente dall’assemblea laddove il testo della legge non imponga alcun criterio specificoda rispettare oltre quello indicato (almeno il 70% dei consumi sia ripartito in base agli effettivi prelievi di energia termica).

 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv.Angelo Forte


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1 Commento

  1. Poiché l’applicazione del decreto è “facoltativa” solo in caso che si fosse già provveduto alla suddivisione delle spese, ne consegue che in caso contrario la sua applicazione è obbligatoria.
    Il fatto che il testo dica che “è possibile suddividere l’importo complessivo tra gli utenti….” non si riferisce alla possibilità di rispettare o meno il decreto ma solo alla possibilità di scegliere il modo con cui ripartire i consumi involontari e cioè secondo i millesimi, i metri quadri, ecc.
    Quindi il Decreto 141 va applicato ogni volta che le differenze di fabbisogno termico per mq siano superiori al 50%

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