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Lo sai che? Grata per terra: se cado chi mi risarcisce?

Lo sai che? Pubblicato il 1 febbraio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 1 febbraio 2018

Danni da caduta su grata di areazione inserita in un marciapiede a copertura di cavedio condominiale. Comune e condominio responsabili.

Quando si cade su una buca, una mattonella o una pietra sulla strada, la colpa è del passante se questi era distratto e l’insidia visibile (si pensi a una grossa fossa); è invece del proprietario della strada se l’ostacolo era nascosto e, anche con la più accorta prudenza, non poteva essere visto. La possibilità di una manovra repentina, volta a schivare il pericolo ed evitare la caduta, potrebbe escludere il risarcimento se parliamo di un pedone giovane e in forze. Ma che succede nel caso di una grata per terra: se cadi chi risarcisce? La questione è stata affrontata ieri dalla Cassazione [1] in un caso più particolare del solito visto che la grata di areazione era posta a copertura di un cortile condominiale. Inevitabile che la diatriba si sia principalmente concentrata su chi dei due – amministrazione o condominio – fosse tenuto a pagare i danni allo sfortunato pedone. Noi però facciamo un passo indietro e vediamo cosa stabilisce la legge in caso di caduta su una grata sull’asfalto.

La responsabilità del Comune per la strada

Il principio base è scritto nel codice civile [2]: chiunque è proprietario di una cosa (il titolare di una strada privata) o ne è il custode (il Comune con riferimento al suolo pubblico) è responsabile per il danno causato dalla cosa stessa, salvo che dimostri che detto danno è avvenuto per caso fortuito. Tradotto in linguaggio comune: se cadi e ti fai male su un tratto di strada condominiale, paga il condominio; se invece il tratto è comunale, paga la pubblica amministrazione.

Il punto però chiave è che nessuno può essere obbligato a risarcire i danni causati dalla disattenzione. Pensa a un ragazzo che, invece di guardare a dove mette i piedi, ha gli occhi fissati sul telefonino: se è vero che una macchina può scansarlo, una fossa non può farlo. Quindi, chi cade per sua distrazione non può che prendersela con se stesso. L’imprudenza (chi corre su un terreno ghiacciato o sdrucciolevole) o la sventatezza (camminare con la testa per aria) sono «casi fortuiti» che il proprietario o il custode della strada non possono prevedere e, pertanto, non devono neanche risarcire.

Una grata è un fattore di rischio?

Il tacco rotto in una grata – si è arrivato in Cassazione anche per questo – non è neanche risarcibile per via dell’esiguità del danno; come dire: o ci si fa male seriamente o la richiesta di indennizzo cade già sul nascere.

Ma c’è anche da dire che la grata di areazione non è, di per sé, un fattore di rischio. Se lo fossero, del resto, sarebbero bandite. E invece le troviamo ovunque. Chi cade perché incespica nella grata non viene risarcito.

Una grata può diventare una «insidia o trabocchetto» – sono queste le parole usate dalla Cassazione per definire gli accidenti stradali che danno diritto al risarcimento – deve essere parzialmente divelta, irregolare, sporgente, insomma deve costituire una piccola trappola non facilmente percepibile ad occhio nudo.

Come fare a ottenere il risarcimento per la caduta sulla grata?

Adesso viene il bello – si fa per dire – perché, per ottenere il risarcimento, la giurisprudenza chiede una prova davvero difficile. Non basta il fatto che ti sia fatto male (cosa dimostrabile dai certificati medici) e il fatto stesso della caduta (circostanza che potrebbe riferire chiunque ti ha visto a terra o ti ha portato al pronto soccorso) ma è necessario anche quello che tecnicamente viene detto «rapporto di causalità» che – in linguaggio comune – potremmo anche chiamare «rapporto di causa-effetto». In altri termini dobbiamo dire al giudice che siamo caduti non per un laccio slacciato, perché ci si è slogata una caviglia o perché un passante ci ha spinto, ma proprio (e solo) per colpa della grata sull’asfalto. Ora, a meno che le città siano presidiate da telecamere che controllano tutti e tutto, una dimostrazione del genere potrebbe darla solo un passante che ci ha visto mettere il piede in fallo e ruzzolare a terra. Il che non sempre succede, o magari non è facile trovare chi perde una mattinata in tribunale solo per farti avere qualche euro di risarcimento. Ma questa è la legge e bisogna tenere conto anche di questo se si vuol fare causa al Comune o al condominio.

La grata di areazione del marciapiede sul cortile condominiale

Veniamo infine al caso concreto deciso dalla Cassazione. Si trattava di una grata posta su un marciapiede a copertura del cavasedio condominiale. Il cavasedio (ossia il cortiletto) è del condominio, quindi è quest’ultimo che paga – così si è difeso il Comune. La grata è stata posta dal Comune ed è quest’ultimo ad esserne responsabile – così si è difeso il condominio. Soluzione salomonica offerta dalla Suprema Corte: sono responsabili tutti e due in solido. In altre parole il danneggiato può chiedere tutti i soldi all’uno o all’altro, a seconda di chi preferisce (ossia gli appare più solvibile).

I giudici hanno precisato che si può parlare di proprietà esclusiva del condominio solo per quanto riguarda il cavedio a copertura del quale era posta la grata, ma non per quest’ultima che era parte integrante del marciapiede: un bene che apparteneva al Comune come pertinenza di una strada pubblica. Per la Suprema corte basta ad affermare una responsabilità concorrente. Il Comune ha infatti conservato la proprietà della grata, come parte integrante del “suolo pubblico” . Ma la funzione svolta dalla copertura era quella di assicurare aria e luce al cavedio condominiale ed era dunque di utilità comune.

note

[1] Cass. sent. n. 2328/2018 del 31.01.2018.

[2] Art. 2051 cod. civ.


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