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Wi-fi: addio tecnico specializzato per l’installazione e autorizzazione del Questore

27 Giugno 2013
Wi-fi: addio tecnico specializzato per l’installazione e autorizzazione del Questore

Non c’è più bisogno di installatori iscritti all’albo e di autorizzazione ministeriale o del questore per garantire l’accesso wi-fi ai propri clienti; resta l’obbligo della tracciabilità.

Sono due le novità apportate dal “Decreto del Fare” in tema di wi-fi per aziende.

Innanzitutto è stato abrogato l’obbligo a ricorrere a installatori iscritti all’albo specifico per mettere in azienda una rete wi-fi con oltre 24 punti di accesso. L’obbligo era stato imposto dal decreto 26 ottobre 2010, criticato per gli inutili costi addossati sulle aziende. L’operazione, infatti, è tecnicamente molto semplice, alla portata di ogni azienda, senza che vi sia necessità di un supporto esterno. Ciò nonostante, sino ad oggi, gli imprenditori hanno dovuto far ricorso a un tecnico esterno autorizzato, con sanzioni salatissime in caso di inottemperanza (multe da 15mila a 150mila euro).

Da oggi, invece, ogni azienda potrà installare una propria rete interna senza dover ricorrere a tecnici esterni.

La seconda novità contenuta nel decreto riguarda le reti wi-fi pubbliche, quelle cioè che danno accesso internet a utenti/clienti esterni all’azienda. Un esempio è quello del wi-fi presente negli hotel o nei negozi, a connessione gratuita.

La riforma ha eliminato l’obbligo di chiedere autorizzazione al ministero e al Questore per le aziende per le quali l’offerta di internet non costituisce l’attività commerciale prevalente. L’obbligo invece resta solo per gli internet service provider e per gli internet point.

Sul sito del ministero allo Sviluppo economico si spiega che il decreto avrà un altro effetto: “L’offerta ad internet per il pubblico sarà libera e non richiederà più l’identificativo personale dell’utilizzatore. Resta però l’obbligo del gestore di garantire la tracciabilità mediante l’identificativo del dispositivo utilizzato”. In pratica, il gestore della rete wi-fi pubblica (il negozio per esempio) potrà limitarsi a identificare il dispositivo usato (computer, cellulare, tablet), purché questa attività permetta di tracciare la connessione e quindi, alle autorità, di risalire agli autori di eventuali crimini.

C’è chi critica l’utilità di tale disposizione. Innanzitutto, l’obbligo di identificazione era già decaduto nel 2010, con l’abolizione del decreto Pisanu. In secondo luogo, dovremo continuare a identificare gli utenti: sapere il codice del dispositivo non è sufficiente per risalire all’utente e quindi rischiamo di essere penalmente responsabili dei reati compiuti con la nostra connessione” (così spiega Giovanni Guerri, fondatore di Gugliemo, una delle principali reti wi-fi italiane, intervistato da Il Sole 24 Ore).

Attualmente, i gestori di reti wi-fi identificano gli utenti tramite il loro numero di cellulare, che va fornito per ottenere la password di accesso internet.



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