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Lo sai che? Segnale stradale orizzontale: vale se manca quello verticale?

Lo sai che? Pubblicato il 1 febbraio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 1 febbraio 2018

Se il Comune ha tolto il cartello stradale dal marciapiede o questo non c’è o è stato scritto o è rovinato, basta la striscia di divieto di sosta posta a terra?

Immagina di aver appena parcheggiato l’auto sull’unico posto disponibile lungo la strada. Hai faticato tanto per trovarlo e ora non vuoi lasciarlo per nessuna ragione. Quando però esci dalla vettura ti accorgi che, proprio sotto i tuoi piedi, ci sono le strisce gialle. La cosa ti sorprende perché, ad inizio marciapiede, non hai visto alcun cartello su cui fosse indicato il divieto di sosta. Evidentemente – pensi – il Comune ha rimosso un vecchio divieto e sull’asfalto sono rimaste le strisce che rappresentano ancora la precedente situazione, situazione comunque da considerare ormai superata. In assenza quindi della segnaletica verticale, ritieni che parcheggiare sia lecito. Invece quando torni, trovi una bella multa sul parabrezza. Intravedendo un vigile nelle adiacenze, gli fai notare che nessun cartello ti vietava di lasciare la macchina lì dove l’hai lasciata. Ma lui, inevitabilmente, punta il dito sulle strisce gialle. Chi dei due ha ragione? Vale il segnale stradale orizzontale se manca quello verticale? La risposta è stata data proprio ieri dalla Cassazione [1]. Ecco cosa hanno detto i giudici in merito.

La differenza tra segnaletica orizzontale e verticale è a tutti nota. L’abbiamo spiegata nell’articolo Segnali stradali per divieto di sosta: quale prevale? e la ribadiamo qua. La segnaletica verticale è quella costituita dai tradizionali pali e dal cartello alla cima di essi che si trovano lungo i margini delle strade o sui marciapiedi. Il regolamento di attuazione al codice della strada stabilisce come questi debbano essere posizionati, le dimensioni e le distanze. La segnaletica orizzontale è invece quella disegnata sull’asfalto e costituita dalle tradizionali strisce (quella di stop, quella del parcheggio, quella che delimita le corsie e le carreggiate, ecc.).

Nel caso di contrasto tra la segnaletica verticale e quella orizzontale, prevale la prima, considerata più importante. Pertanto, se sul bordo della strada trovi le strisce bianche ma all’inizio del marciapiede c’è l’insegna con il parcometro, che indica l’obbligo di pagamento, sei tenuto a rispettare il segnale verticale e, quindi, non puoi parcheggiare gratis.

Vediamo ora che succede se la segnaletica stradale verticale non è presente ma vi è solo quella orizzontale. Il caso non è raro. Quante volte hai assistito a cartelli stradali girati, divelti, piegati dalle intemperie, scarabocchiati dai teppisti e da graffitari che, così facendo, credono che rendendo illeggibili i cartelli stradali, si possa legittimare determinate condotte vietate. A questo punto interviene la Cassazione a ribadire alcuni principi chiave.

Per prima cosa, per stabilire gli obblighi stradali degli automobilisti c’è innanzitutto il codice della strada e questo, spesso, basta da solo senza bisogno di altra segnaletica (si pensi ai limiti di velocità che non necessitano di essere indicati laddove corrispondono a quelli standard previsti dalla legge).

In secondo luogo, sempre la Suprema Corte ha detto che, per la validità dell’accertamento della violazione del divieto di sosta è sufficiente che vi sia la visibilità di un solo tipo di segnaletica (verticale od orizzontale), anche in difetto della compiuta e contemporanea visibilità di entrambi i tipi di segnaletica. Quindi, se c’è la segnaletica orizzontale e manca quella verticale, il divieto di sosta è operativo e la multa è valida. Altrettanto dicasi al contrario: se c’è solo la segnaletica verticale e non quella orizzontale, l’automobilista non può parcheggiare.

Corollario è che anche la scarsa visibilità della segnaletica orizzontale – perché magari sbiadita, rovinata o coperta da macchie sulla strada – non può far ritenere venuto meno il divieto di sosta se c’è il cartello stradale all’inizio del marciapiede.

note

[1] Cass. sent. n. 2417/17 del 31.01.2018.

Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 27 settembre 2017 – 31 gennaio 2018, n. 2417
Presidente Petitti – Relatore Oricchio

In fatto

Rilevato che:
è stata impugnata la sentenza n. 789/2013 del Tribunale di Tivoli con ricorso fondato su un unico articolato motivo e resistito con controricorso della parte intimata.
Giova, anche al fine di una migliore comprensione della fattispecie in giudizio, riepilogare , in breve e tenuto conto del tipo di decisione da adottare, quanto segue.
L’impugnata sentenza, in riforma dell’appellata decisione del Giudice di Pace di Tivoli, accoglieva l’opposizione proposta dall’odierno controricorrente De Li. Al. ed annullava il verbale di accertamento di infrazione al C.d.S. n. A5045 elevato dalla Polizia Locale del Comune di Mentana per violazione delle norme in materia di parcheggio.
Il ricorso viene deciso ai sensi dell’art. 375, ult. co. c.p.c. con ordinanza in camera di consiglio non essendo stata rilevata la particolare rilevanza delle questioni di diritto in ordine alle quali la Corte deve pronunciare.

In diritto

Considerato che:
1.- Con il primo motivo del ricorso si censura il vizio di nullità della sentenza impugnata in relazione all’art. 360, n.ri 3 e 5 c.p.c. per violazione e falsa applicazione dell’art. 2700 e degli artt. 21, 22, 22 bis e 23 L. 689/81 “avendo ritenuto presunto un fatto percepito visivamente dagli agenti accertatori e rispetto al quale il verbale di accertamento costituendo un atto pubblico faceva fede fino a querela di falso”.
L’essenza della doglianza di cui al motivo qui in esame è relativa alla violazione delle succitate norme in materia di valutazione ed apprezzamento delle prove e, quindi, del principio per cui è, ex lege, attribuita efficacia fidefacente all’atto pubblico (verbale di accertamento) redatto dall’agente accertatore di infrazione al C.d.S..
In particolare, secondo la prospettazione dell’Amministrazione ricorrente che invoca il dictum di cui alla decisione delle S.U. n. 17355/2009, l’unica contestazione ammissibile avverso i verbali di accertamento di infrazioni è quella relativa alle “circostanze di fatto della violazione che non sono attestate nel verbale di accertamento come avvenute alla presenza del pubblico ufficiale”.
Verrebbe , quindi e conseguentemente, meno tutto il valore decisivamente attribuito dal Giudice di appello alle percezioni in ordine alla visibilità della segnaletica da parte della teste Ba. Er. (che, fra l’altro, era nella fattispecie proprio la verbalizzante).
Il motivo di ricorso è, anche se per ragioni collegate indirettamente a quanto esposto, fondato.
In effetti Cass. S.U. n. 17355/2009 esclude “la contestazione e la prova unicamente sulle circostanze di fatto della violazione che non sono attestate nel verbale di accertamento”.
Pertanto la possibilità di verificare la sussistenza di ogni adeguata segnaletica non poteva ritenersi del tutto esclusa. L’impugnata sentenza , rifacendosi -poi- a Cass. 3660/2009 (affermante la necessarietà della visibile apposizione del corrispondente segnale specificamente previsto dalla legge) ha valorizzato in modo preponderante le risultanze della deposizione della suddetta Ba..
Senonchè la “scarsa visibilità della segnaletica orizzontale”, riferita da tale teste, non poteva -essa sola e tenuto conto delle altre risultanze- apparire decisiva al fine della riforma dell’appellata decisione e, quindi, dell’accoglimento della proposta opposizione.
Infatti -stante le stesse affermazioni della succitata teste riportate espressamente nella sentenza oggi gravata innanzi a questa Corte- la segnaletica di divieto di parcheggio verticale “era visibile”.
E, per converso, già datata giurisprudenza di questa Corte ha avuto modo di affermare che la semplice “attenuazione della visibilità di un segnale non comporta l’automatico venir meno del relativo obbligo o divieto” ( Cass. civ., Sez. Terza, Sent. 3 maggio 1976, n. 1569 ).
Esplicitandosi e ribadendosi – in modo più approfondito -quanto innanzi riportato, può oggi affermarsi il principio per cui, “al fine della validità dell’accertamento della violazione del divieto di sosta, è sufficiente che vi sia la visibilità di un sol tipo di segnaletica (verticale o orizzontale) anche in difetto della compiuta e contemporanea visibilità di entrambi i detti tipi di segnaletica”.
Proprio in ragione del principio così ribadito ed affermato il motivo deve ritenersi fondato e va, quindi, accolto.
2.- Il ricorso deve essere, pertanto, accolto.
3.- L’accoglimento del ricorso comporta, conseguentemente, la cassazione della impugnata sentenza e, decidendosi nel merito ai sensi dell’art. 384 c.p.c, il rigetto della proposta opposizione.
4.- Le spese, attesa l’oggettiva controvertibilità e la particolarità della fattispecie, vanno integralmente compensate.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa l’impugnata sentenza e, decidendo nel merito, rigetta l’opposizione e compensa integralmente le spese del giudizio.


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