Diritto e Fisco | Editoriale

e-Government e licenze libere: la P.A. e il passo del gambero

5 dicembre 2012 | Autore:


> Tech Pubblicato il 5 dicembre 2012



Da oggi, le comunicazioni del processo tributario alle parti si faranno via PEC in tutte le Regioni italiane.

Si è appena conclusa, infatti, la fase “transitoria” di informatizzazione delle Regioni. Così, ora, anche le Commissioni Tributarie Regionali e Provinciali di Abruzzo, Basilicata, Calabria, Emilia-Romagna, Lazio, Puglia e Trentino saranno uniformate al nuovo sistema.

Un cambiamento comunque che procede con una lentezza snervante e non poche volte frustrante.

Bisognerà infatti aspettare il 30 giugno 2014 perché il deposito degli atti processuali da parte dei difensori e dei consulenti tecnici di ufficio avvenga solo con modalità telematica.

Tra un paio di anni festeggeremo il decennale del Codice dell’Amministrazione Digitale e solo con le ultime leggi (peraltro in corso di attuazione) si cominciano ad affacciare pallide forme di comunicazione, tra P.A. e cittadino, attraverso PEC.

Se proseguiremo di questo passo, quando il codice verrà completamente attuato l’evoluzione avrà reso obsolete le stesse tecnologie appena entrate in uso. Era successo qualcosa di simile con la Convenzione internazionale di Budapest sul cybercrime, attuata con così tale ritardo dall’Italia che ormai il crimine aveva studiato altre forme per truffare la gente.

Lagune non meno melmose invadono il mare dell’Open Source e delle licenze libere in materia di e-Government. Non ci volevano capacità divinatorie per comprendere che OpenOffice non era fatto per i nostri pubblici uffici: nonostante il Decreto Salva Italia [1] abbia previsto, in un eccesso di ottimismo, la possibilità per le pubbliche amministrazioni di “valutare” l’impiego di software libero, già cominciano a far capolino i primi ripensamenti.

Sulla scia del comune tedesco di Friburgo che, dopo cinque anni di utilizzo di OpenOffice ha deciso di tornare al concorrente di casa Microsoft, il tonfo delle licenze libere si fa sentire anche in Italia. Pochi, pochissimi sono i Comuni che, al momento fanno uso di software non “di marca”.

E difatti, il tanto sperato risparmio sembra una meta difficile da raggiungere. Come profeticamente anticipato in un commento di fine luglio (Software libero, cloud e open source: una ricetta poco usata per la spending review. Perché?), i problemi relativi a corsi di formazione del personale (già di per sé poco “certificato” sull’uso dei computer tradizionali) e delle incompatibilità fra i formati, soprattutto con i file provenienti dall’esterno dell’amministrazione, hanno lasciato inalterata quella percentuale del 30% di enti pubblici che, nel 2010, si era dotata di software OS.

Alla fine, forse ancora prima delle leggi sarà piuttosto il ricambio generazionale a determinare quell’avvicinamento alle new technologies e quell’alfabetizzazione digitale che costituisce il principale devide tra il nostro Stato e i colleghi europei.

 

 

 

note

[1] DL 201/2011.

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI