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Lo sai che? Allaccio al contatore della luce condominiale: cosa si rischia?

Lo sai che? Pubblicato il 2 febbraio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 2 febbraio 2018

Furto di energia elettrica: l’abusivo ne risponde penalmente. La luce è un servizio di interesse pubblico anche se condominiale. 

C’è la reclusione da due a sei anni e la multa da 927 a 1.500 euro per chi si allaccia a un contatore pubblico per scaricare sulla collettività il costo dei propri consumi di luce. Tra le pratiche della manomissione del contatore elettrico, poi, la più diffusa è quella della calamita posta sul contatore stesso in grado di rallentarne – se non bloccarne del tutto – il funzionamento e, quindi, il calcolo dei consumi. Che ti piaccia o no, il furto di energia elettrica è uno dei reati più inflazionati nell’ambito del furto. Se ti è capitato di trovare, qualche volta, un’astronomica bolletta della luce per la seconda casa al mare, inutilizzata nei mesi invernali, potresti esserne stato tu stesso vittima. Non è neanche infrequente di trovare chi si organizza per allacciarsi al contatore della luce condominiale e sfruttare l’energia che paga il palazzo, quella – tanto per intenderci -delle scale il cui costo poi viene ripartito per millesimi tra i condomini. Un caso questo di recente affrontato dalla Cassazione [1]. Che si tratti di una condotta abusiva e illegale non vi sono dubbi, ma i problemi si sono posti in merito al tipo di punizione da accordare al colpevole. In questo articolo ti spiegheremo dunque cosa rischia chi si allaccia al contatore della luce condominiale.

Partiamo dall’anno zero. Il furto di un bene mobile è reato. L’energia è un bene mobile. Il furto dell’energia elettrica è un reato. Di solito per punire il furto c’è bisogno della querela della vittima. Se questa non si muove non saranno mai le autorità a procedere nei confronti di chi ti ha rubato, ad esempio, il cellulare. Ma ci sono dei casi in cui il furto è aggravato e, in queste ipotesi, si può procedere pure «d’ufficio» ossia senza querela, non appena le forze dell’ordine vengono a conoscenza dell’illecito. Uno dei casi in cui il furto è aggravato è quando viene compiuto con un mezzo fraudolento. E di solito, quando si ruba l’energia elettrica di un’altra persona o quella pubblica si fa ricorso a espedienti tecnici piuttosto complessi (e anche pericolosi). Quindi, il furto di energia elettrica è un furto aggravato punibile d’ufficio quando si verifichi un danno patrimoniale per la persona offesa (cioè la vittima del reato) e un conseguente e proporzionato giovamento per colui che delinque. L’esempio più classico di furto di energia elettrica è l’allacciamento al contatore altrui, oppure l’allacciamento prima del contatore, sottraendo così l’energia direttamente alla società erogatrice anziché ad altro utente. Di tanto abbiamo parlato in Furto di energia elettrica: cosa si rischia.

Ma in condominio? Alla fine dei conti, chi si allaccia al contatore delle scale condominiali paga anche lui una parte della spesa, in base ai propri millesimi. Per la Cassazione, però, le cose non cambiano. L’allaccio abusivo al contatore elettrico condominiale è reato aggravato. In questo caso, c’è un’ulteriore aggravante: l’aver rubato un bene destinato al pubblico servizio [2]. È stato proprio su questo che si è concentrato lo scontro davanti ai giudici: secondo il ladro, la luce condominiale è destinata a un servizio privato e non pubblico. Di contrario avviso invece i magistrati secondo cui sono qualificabili come cose destinate a pubblico servizio quelle che servono ad un uso di pubblico vantaggio o di utilità collettive, per volontà del detentore o proprietario o per le qualità ad esse inerenti (linee e vetture ferroviarie, elettrodotti, acquedotti linee telefoniche, biblioteche, ecc.). È, perciò, del tutto ininfluente, ai fini della sussistenza dell’aggravante in questione, la circostanza nella quale l’allacciamento abusivo sia avvenuto a valle o a monte del contatore condominiale, trattandosi comunque di energia elettrica, bene oggettivamente destinato ad un’utilità collettiva.

note

[1] Cass. sent. n. 4939/2018.

[2] Art. 625 n. 7 cod. pen.

Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 10 gennaio – 1 febbraio 2018, n. 4939
Presidente Piccialli – Relatore Pezzella

Ritenuto in fatto

1. La Corte di Appello di Palermo, pronunciando nei confronti dell’odierno ricorrente S.G. , con sentenza del 15/4/2016, confermava la sentenza con la quale il Tribunale di Palermo, in data 6/10/2014, all’esito di giudizio abbreviato, aveva dichiarato l’imputato responsabile del reato di cui agli artt. 99, 81 comma 2, 624 comma 2, 625 n.2 e 7 cod. pen. per furto Enel aggravato dalla violenza sulle cose e dalla destinazione a un pubblico servizio, commesso fino al (omissis).
L’imputato veniva condannato, concessagli la circostanza attenuante di cui all’art. 62 n.4 cod. pen. equivalente alle contestate aggravanti, alla pena di mesi 4 di reclusione ed Euro 200,00 di multa, oltre al pagamento delle spese processuali e di custodia di quanto in sequestro.
2. Avverso tale provvedimento ha proposto ricorso per Cassazione, a mezzo del proprio difensore di fiducia, S.G. , deducendo l’unico motivo di seguito enunciato nei limiti strettamente necessari per la motivazione, come disposto dall’art. 173, comma 1, disp. att., cod. proc. pen.:
Il ricorrente deduce vizio di legge per avere ritenuto sussistente l’aggravante del mezzo fraudolento.
Precisa di aver contestato, con i motivi di appello, la sussistenza dell’aggravante di cui all’art.625 n. 7 cod. pen., in quanto l’allacciamento abusivo era stato effettuato sul contatore condominiale, ad uso privato, e non su un bene destinato al pubblico servizio.
Pertanto non sarebbe configurabile l’aggravante della commissione del fatto su beni destinati a pubblico servizio, trattandosi di un allacciamento diretto ad un contatore condominiale che alimentava esclusivamente il vano scala, come correttamente stabilito da questa Corte con sentenza n. 1850 del 18/1/2016 che, richiamando la sentenza n.21456 del 17/4/2002, definisce “come cose destinate a pubblico servizio quelle che servono ad un uso pubblico di vantaggio“.
La corte di appello, invece, avrebbe erroneamente ritenuto pubblico servizio il servizio di fornitura di energia elettrica ai privati facendo erroneo riferimento alla sentenza n. 21456 del 17/4/2002.
Chiede, pertanto, la cassazione della sentenza impugnata con l’adozione dei provvedimenti relativi e consequenziali.

Considerato in diritto

1. I motivi sopra illustrati sono infondati e, pertanto, il proposto ricorso va rigettato.
2. La Corte territoriale ha già argomentatamente e correttamente confutato la tesi difensiva circa l’insussistenza dell’aggravante di cui all’art. 625 n. 7 cod. pen. nel solco del condivisibile dictum secondo cui le ipotesi previste nell’ambito dell’aggravante speciale di cui all’art. 625 n. 7 cod. pen. hanno un fondamento comune costituito dalla maggiore tutela che deve essere offerta a determinate cose in ragione delle condizioni in cui si trovano o della destinazione delle stesse; la sussistenza di detti presupposti determina l’operatività dell’aggravante a prescindere dagli effetti provocati dall’azione delittuosa (così Sez. 4, n. 21456 del 17/04/2002, Rv. 221617 che, in applicazione di tale principio ha ritenuto configurabile l’aggravante di cui all’art. 625 n. 7 del cod. pen. nell’ipotesi di furto di energia elettrica attuato mediante allacciamento abusivo e diretto alla rete elettrica dell’Enel, indipendentemente dal fatto che tale condotta avesse arrecato effettivo nocumento alla fornitura di energia agli altri utenti – conf. Sez. 4, n. 1850 del 7/1/2016, Cagnassone, Rv. 266229).
In quella condivisibile pronuncia si ebbe a precisare – e va qui ribadito – che le ipotesi descritte nell’art. 625 n. 7 cod. pen. hanno un fondamento comune nel maggiore rispetto che va a determinate cose in ragione delle condizioni in cui le stesse si trovano o della loro destinazione; in particolare, sono qualificabili come cose destinate a pubblico servizio quelle che servono ad un uso di pubblico vantaggio o di utilità collettive, per volontà del detentore o proprietario o per le qualità ad esse inerenti (linee e vetture ferroviarie, elettrodotti, acquedotti linee telefoniche, biblioteche, ecc.).
Il significato letterale della indicazione normativa ex art. 625 n. 7 cod. pen. ed il fondamento delle relative ipotesi, individuate dal legislatore come evenienze idonee ad influire sulla gravità del reato e sulle conseguenze sanzionatorie, appare indurre ad un’interpretazione circa la ricorrenza di essa in senso obbiettivo, condizionata solo alla loro effettiva presenza, a prescindere dagli effetti provocati dall’azione delittuosa sul bene ritenuto meritevole di speciale tutele.
Siffatta natura attribuita alla circostanza aggravante in parola prescinde evidentemente dalle modalità di imputazione della stessa al soggetto agente, al cui riguardo statuisce, appunto sotto altro profilo, l’art. 59 comma 2 cod. pen..
3. È dunque assolutamente ininfluente, ai fini della sussistenza dell’aggravante in questione, la circostanza che l’allacciamento abusivo sia avvenuto a valle o a monte del contatore condominiale, trattandosi comunque di energia elettrica, bene oggettivamente destinato ad un’utilità collettiva.
Ne consegue che deve essere ormai ritenuta ampiamente superata la diversa interpretazione espressa da questa Corte di legittimità in tempi non recenti, secondo cui l’applicabilità dell’aggravante di cui all’art. 625 n. 7 cod. pen., relativamente al furto su cose destinate a pubblico servizio o a pubblica utilità, presuppone che il fatto del colpevole abbia pregiudicato o esposto a pericolo di pregiudizio il servizio pubblico o resa inutilizzabile la cosa destinata a pubblica utilità (così le risalenti sentenze 15/10/1965 – Cacocciola; 25/03/1966 Capua; 25/11/1966 Zerillo; 17/01/1967 Grutti; 21/03/1967 Russo; 20/06/1967 Corona)”.
4. Al rigetto del ricorso consegue, ex lege, la condanna al pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.


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