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Lo sai che? Shopping compulsivo: spetta l’amministrazione di sostegno

Lo sai che? Pubblicato il 5 dicembre 2012

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> Lo sai che? Pubblicato il 5 dicembre 2012

Chi è soggetto a una voglia irrefrenabile di shopping ha diritto alla nomina di un amministratore di sostegno per consentire il recupero di un sano rapporto con il denaro.

Seppur non riconosciuta dall’Organizzazione mondiale della sanità, la voglia di spendere il proprio denaro senza controllo è spesso causa di gravi sofferenze e significative conseguenze nella vita della persona affetta.

Una recente sentenza del Tribunale di Varese ha disposto, nei confronti della persona affetta da tal disordine comportamentale, un’amministrazione di sostegno, ritenendo irrazionale la propensione al consumo di denaro e all’acquisto di beni voluttuari [1].

Il fatto

La ragazza, attratta dall’irrefrenabile voglia di fare shopping, aveva fatto acquisti per 500 euro al giorno con una carta di credito sprovvista di tali importi. Alla fine, aveva contratto debiti per cinquanta mila euro (poi pagati a rate dalla madre), arrivando finanche a dimettersi dal lavoro per usufruire della liquidazione.

Cosicché, il giudice ha valutato improcrastinabile la necessità di predisporre un programma di sostegno utile a far riacquistare la propensione al risparmio alla beneficiaria, attraverso una stretta attività di sorveglianza dell’impiego di denaro.

Sintetizzando: il giudice ha stabilito:

  • soglie di spese settimanali e mensili;
  • – un piano di spesa per la gestione delle spese quotidiane;
  • – una provvista per lo shopping, costantemente ridotta mese per mese (una sorta di graduale cura di disintossicazione);
  • – la compilazione, da parte della giovane, di un diario delle spese, vistato dall’amministratore di sostegno;
  • – l’autorizzazione preventiva all’amministratore di sostegno a compiere autonomamente ogni atto necessario al perseguimento dello scopo, cioè il ripristino di un corretto rapporto tra la donna e il denaro.

In tal modo il giudice lombardo, richiamando la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità [2], ha esteso anche agli affetti dal disturbo di shopping compulsivo le norme a tutela dell’incapace.

di ANDREA BORSANI

note

[1] Trib. Varese, sent. del 03.10.2012.

[2] Convenzione sui diritti delle persone con disabilità New York 13.12.2006 ratificata con Legge  n.18 del 03.03.09.


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1 Commento

  1. spese eccessive, come anche altri comportamenti d’eccesso fatti di impulso, rientrano – a volte – all’interno del disturbo del controllo degli impulsi (v. anche a pagina 400 de “Il manuale pratico del benessere” delle edizioni Ipertesto).
    Tuttavia tali condotte abnormi necessitano una attenta valutazione clinica (prima di un intervento terapeutico mirato e risolutivo!) per accertare la diagnosi o avanzare una eventuale diagnosi differenziale su altre categorie diagnostiche, fissate a livello internazionale ed ufficialmente riconosciute. Il caso specifico delle spese d’eccesso fatte d’impulso potrebbe, in certi casi, riguardare un disturbo d’ansia o anche una compromissione neurologica (da accertare con opportuni esami strumentali) come pure determinate caratteristiche maladattive di personalità. Comunque lo shopping compulsivo non risulta ancora inserito tra le vigenti categorie diagnostiche riconosciute ufficialmente dalle nosografie diagnostiche internazionali

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