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Lo sai che? Autovelox tarato a 150 km/h: in quali autostrade?

Lo sai che? Pubblicato il 4 febbraio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 4 febbraio 2018

È vero che in autostrada gli autovelox possono essere tarati a 150km orari? e qual è la tolleranza massima consentita nel momento in cui si viaggia sulla tre corsie?  

Quante volte, in autostrada, ti sei chiesto qual è l’effettivo margine di tolleranza che autovelox e tutor lasciano all’automobilista. La Legge prevede solo il 5%, il che significa che, con un limite a 130 km/h, si può arrivare al massimo a 137 km/h (il calcolo viene approssimato per eccesso). Nei rettilinei a tre corsie, però, viaggiare a questa andatura può appesantire il viaggio. Inutile nascondersi dietro un dito: spingere un’utilitaria a 130 km/h ha determinati effetti, spingere invece una macchina di alta cilindrata, dotata di sistemi frenanti più sofisticati, ne ha altri. Ma tant’è: il codice della strada e le autorità non fanno eccezioni sulla base del veicolo e della sua potenza. I limiti di velocità sono uguali per tutti. Proprio per questo, in autostrada, viene di fatto spesso consentita una tolleranza superiore al 5%. Non è una regola, ma è facoltà della polizia regolare gli strumenti di controllo elettronico della velocità sulla base delle condizioni del traffico e della strada. A questo punto è legittimo chiedersi quando c’è il limite a 150 km/h in autostrada? La risposta è stata data da una recente e interessante sentenza della Cassazione [1]. La Corte ha scritto un piccolo vademecum sulle multe per superamento dei limiti di velocità nei tratti autostradali che val la pena ripercorrere per comprendere quando si rischia di più e quando invece si può spingere sull’acceleratore.

Partiamo da un dato di fatto che non tutti conoscono. Ci sono autostrade in cui si può circolare a 150 km orari. In tal caso il limite di tolleranza dell’autovelox e del tutor sale a 158. Dove succede? Lo dice il codice della strada [2]: si deve trattare di quelle strade con almeno tre corsie più quella di emergenza dove, negli ultimi cinque anni, si è verificato un basso indice di incidenti stradali. Per poter elevare il limite di velocità a 150 km è perciò necessaria una previa valutazione di opportunità da parte dell’ente titolare o concessionario della strada. Valutazione che viene fatta in base alle «caratteristiche progettuali ed effettive del tracciato», il che farebbe pensare a rettilinei o comunque strade ove l’angolatura delle curve è minima, non vi sono salite e discese e, insomma, il percorso si presenta stabile e sicuro. Non in ultimo – continua la norma – in autostrada si può elevare il limite di velocità a 150 Km solo previa installazione degli appositi segnali. Ed è qui il punto: solo quando ci sono i segnali si può andare a 150 chilometri orari. Il che significa che, in difetto, resta fermo il limite di 130 km/k.

Secondo la Cassazione [1], se l’ente proprietario non segnala i limiti di velocità previsti per ciascun tratto di strada, si applicano quelli minimi e massimi previsti dalla legge, con riferimento a ciascun tipo di strada. E quindi, in autostrada, resta fermo il limite a 130 km/h.

La Suprema Corte ha in definitiva chiarito che, sulle autostrade, l’innalzamento a 150 km/h del limite di velocità non è un atto dovuto ma parte dal gestore quando ci sono le condizioni previste dalla legge ed è quindi solo una sua scelta. Non è l’automobilista a poter valutare quando accelerare o quando c’è un effettivo rischio e quando invece non c’è. Non è lui che stabilisce se le condizioni della strada o del traffico lo autorizzano a portare l’auto fino a 150 chilometri orari. Se non vede gli appositi segnali l’autovelox può scattare già a partire da 130 km/h+5% di tolleranza.

C’è però da dire anche questo. In autostrada ci sono più tutor che autovelox. E il funzionamento dei tutor è completamente diverso: calcolando la velocità media, consente un margine di tolleranza superiore all’autovelox che invece è istantaneo. La velocità media infatti può subire rallentamenti o improvvise frenate; può essere influenzata dalla traiettoria di una curva o dalla presenza di altre auto che impongono manovre di sorpasso. Invece il tutor viene tarato sulla base della distanza più breve tra due punti, quella segnata da una linea retta, percorso che però l’automobilista non compie quasi mai. In più si aggiunga che la polizia non imposta quasi mai il tutor al limite esatto di tolleranza del 5% ma, a seconda delle condizioni della strada e del traffico, concede un’ulteriore margine. Non è tutto. I nostri tachimetri misurano la velocità per eccesso, con un margine di errore dal 3 al 5%. Tutto questo ovviamente rende più difficile sforare i limiti di velocità rilevati dal tutor. Sul punto leggi Tutor: come fregarlo.

note

[1] Cass. sent. n. 26393/2017 del 7.11.2017.

[2] Art. 142 codice strada.

Cassazione civile, sez. VI, 07/11/2017, (ud. 07/07/2017, dep.07/11/2017),  n. 26393

Fatto

RAGIONI IN FATTO E IN DIRITTO DELLA DECISIONE

1. Il Tribunale di Lodi, con sentenza depositata il 28 aprile 2015, pronunciata nel giudizio riassunto a seguito di declaratoria di incompetenza per territorio del Tribunale di Milano, ha rigettato l’appello proposto da D.B.S. avverso la sentenza del Giudice di pace di Codogno n. 403 del 2012, e nei confronti del Ministro dell’interno, e, per l’effetto, ha conferma il rigetto dell’opposizione al verbale di contestazione n. (OMISSIS) elevato dalla Polizia stradale di Pavia per violazione dell’art. 142 C.d.S., comma 2.

2. D.B.S. ha proposto ricorso per la cassazione della sentenza, sulla base di tre motivi. Il Ministero dell’interno, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, non ha svolto difese, limitandosi a depositare atto finalizzato all’eventuale partecipazione alla discussione, che non è più contemplata dall’art. 380-bis c.p.c., nel testo modificato dal D.L. n. 168 del 2016, convertito dalla L. n. 197 del 2016.

3. Il relatore ha formulato proposta di decisione, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., di manifesta infondatezza, e il ricorrente ha depositato memoria.

4. Il ricorso deve essere rigettato.

4.1. I primi due motivi, con i quali è denunciata violazione degli artt. 5,25 c.p.c., R.D. n. 1612 del 1933, art. 7 e si contesta la decisione sulla competenza, sono inammissibili marpoichè la relativa questione noni più controvertibile.

E’ pacifico in atti che il ricorrente non ha impugnato con regolamento necessario di competenza la pronuncia del Tribunale di Milano, che si è dichiarato incompetente per territorio, e che il Tribunale di Lodi, pur sollecitato dal D.B., non ha sollevato regolamento di competenza, sicchè la pronuncia declinatoria di competenza ha acquistato efficacia di giudicato (ex plurimis, Cass. 27/02/2012, n. 2973).

5. Con il terzo motivo è denunciata violazione e/o falsa applicazione dell’art. 142 C.d.S., commi 1, 7 e 8 e si contesta, nell’ordine: a) che l’ente proprietario dell’autostrada in oggetto non abbia individuato neppure un tratto lungo il quale sia consentito viaggiare alla velocità massima prevista dalla legge, vale a dire a 150 chilometri orari (in ciò risiederebbe la violazione del comma 1); b) che, nel caso di mancata segnalazione da parte dell’ente proprietario dei tratti lungo i quali sia possibile viaggiare a 150 chilometri orari, in presenza di autostrada rettilinea e in piano, con tre corsie di percorrenza e una di emergenza, in entrambi i sensi di marcia, la sanzione applicabile – secondo un’interpretazione costituzionalmente orientata dell’art. 142 citato – dovrebbe essere quella minima, prevista per la violazione del limite entro i 10 chilometri.

5.1. Il motivo, e prima ancora l’eccezione di illegittimità costituzionale dell’art. 142 C.d.S., comma 1, prospettata con la memoria, risultano manifestamente infondati.

5.2. Secondo la giurisprudenza consolidata di questa Corte regolatrice, gli enti proprietari delle strade hanno facoltà discrezionale di fissare, provvedendo alla relativa segnalazione, limiti di velocità minimi e massimi diversi da quelli fissati con carattere generale dall’art. 142 C.d.S., in riferimento a determinate strade o tratti di strada ed in considerazione dello stato dei luoghi, purchè entro i limiti massimi di velocità dettati dal medesimo art. 142, comma 1 e l’esercizio di tale facoltà discrezionale non è sindacabile in sede giurisdizionale (Cass. 12/06/2007, n. 13698; Cass. Sez. U. 13/03/2012 n. 3936). Dal testo dell’art. 142, comma 1, cod. strada emerge con chiarezza che la struttura della sede autostradale è la precondizione per l’aumento del limite massimo da 130 a 150 chilometri orari, ma che questo è rimesso alla prudente valutazione dell’ente proprietario, essendo in gioco la sicurezza della circolazione e la tutela della vita umana.

5.3. Il mancato esercizio della facoltà, mentre non può per definizione configurare omissione a carico dell’ente proprietario, comporta una sola conseguenza rilevante sul piano sanzionatorio, e cioè l’applicazione dei limiti minimo e massimo previsti dalla legge, con riferimento a ciascun tipo di strada (ex plurimis, Cass. 22/02/2010, n. 4242).

5.4. Nel caso in esame, in cui il ricorrente viaggiava a velocità di 158 chilometri orari su tratto autostradale, l’assenza di segnalazione di diverso limite di velocità comportava l’applicazione del limite massimo di 130 chilometri orari, previsto dalla legge con riferimento alle autostrade.

6. Il ricorso è rigettato senza pronuncia sulle spese, poichè l’intimato Ministero non ha svolto attività difensiva. Sussistono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile – 2, il 7 luglio 2017.

Depositato in Cancelleria il 7 novembre 2017

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ARTICOLO N.142 CODICE DELLA STRADA

Limiti di velocità

1. Ai fini della sicurezza della circolazione e della tutela della vita umana la velocita’ massima non puo’ superare i 130 km/h per le autostrade, i 110 km/h per le strade extraurbane principali, i 90 km/h per le strade extraurbane secondarie e per le strade extraurbane locali, ed i 50 km/h per le strade nei centri abitati, con la possibilita’ di elevare tale limite fino ad un massimo di 70 km/h per le strade urbane le cui caratteristiche costruttive e funzionali lo consentano, previa installazione degli appositi segnali. Sulle autostrade a tre corsie piu’ corsia di emergenza per ogni senso di marcia, dotate di apparecchiature debitamente omologate per il calcolo della velocita’ media di percorrenza su tratti determinati, gli enti proprietari o concessionari possono elevare il limite massimo di velocita’ fino a 150 km/h sulla base delle caratteristiche progettuali ed effettive del tracciato, previa installazione degli appositi segnali, sempreche’ lo consentano l’intensita’ del traffico, le condizioni atmosferiche prevalenti ed i dati di incidentalita’ dell’ultimo quinquennio. In caso di precipitazioni atmosferiche di qualsiasi natura, la velocita’ massima non puo’ superare i 110 km/h per le autostrade ed i 90 km/h per le strade extraurbane principali (1).

2. Entro i limiti massimi suddetti, gli enti proprietari della strada possono fissare, provvedendo anche alla relativa segnalazione, limiti di velocità minimi e limiti di velocità massimi, diversi da quelli fissati al comma 1, in determinate strade e tratti di strada quando l’applicazione al caso concreto dei criteri indicati nel comma 1 renda opportuna la determinazione di limiti diversi, seguendo le direttive che saranno impartite dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. Gli enti proprietari della strada hanno l’obbligo di adeguare tempestivamente i limiti di velocità al venir meno delle cause che hanno indotto a disporre limiti particolari. Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti può modificare i provvedimenti presi dagli enti proprietari della strada, quando siano contrari alle proprie direttive e comunque contrastanti con i criteri di cui al comma 1. Lo stesso Ministro può anche disporre l’imposizione di limiti, ove non vi abbia provveduto l’ente proprietario; in caso di mancato adempimento, il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti può procedere direttamente alla esecuzione delle opere necessarie, con diritto di rivalsa nei confronti dell’ente proprietario (2).

3. Le seguenti categorie di veicoli non possono superare le velocità sottoindicate:

a) ciclomotori: 45 km/h (3);

b) autoveicoli o motoveicoli utilizzati per il trasporto delle merci pericolose rientranti nella classe 1 figurante in allegato all’accordo di cui all’articolo 168, comma 1, quando viaggiano carichi: 50 km/h fuori dai centri abitati; 30 km/h nei centri abitati (4);

c) macchine agricole e macchine operatrici 40 km/h se montati su pneumatici o su altri sistemi equipollenti; 15 km/h in tutti gli altri casi (5);

d) quadricicli: 80 km/h fuori dei centri abitati [e 50 km/h nei centri abitati] (6);

e) treni costituiti da un autoveicolo e da un rimorchio di cui alle lettere h ), i ) e l ) dell’art. 54, comma 1: 70 km/h fuori dei centri abitati; 80 km/h sulle autostrade;

f) autobus e filobus di massa complessiva a pieno carico superiore a 8 t: 80 km/h fuori dei centri abitati; 100 km/h sulle autostrade;

g) autoveicoli destinati al trasporto di cose o ad altri usi, di massa complessiva a pieno carico superiore a 3,5 t e fino a 12 t: 80 km/h fuori dei centri abitati; 100 km/h sulle autostrade;

h) autoveicoli destinati al trasporto di cose o ad altri usi, di massa complessiva a pieno carico superiore a 12 t: 70 km/h fuori dei centri abitati; 80 km/h sulle autostrade;

i) autocarri di massa complessiva a pieno carico superiore a 5 t se adoperati per il trasporto di persone ai sensi dell’art. 82, comma 6: 70 km/h fuori dei centri abitati; 80 km/h sulle autostrade;

l) mezzi d’opera quando viaggiano a pieno carico: 40 km/h nei centri abitati; 60 km/h fuori dei centri abitati.

4. Nella parte posteriore dei veicoli di cui al comma 3, ad eccezione di quelli di cui alle lettere a) e b), devono essere indicate le velocita’ massime consentite. Qualora si tratti di complessi di veicoli, l’indicazione del limite va riportata sui rimorchi ovvero sui semirimorchi. Sono comunque esclusi da tale obbligo gli autoveicoli militari ricompresi nelle lettere c ), g ), h ) ed i ) del comma 3, quando siano in dotazione alle Forze armate, ovvero ai Corpi ed organismi indicati nell’articolo 138, comma 11 (7).

5. In tutti i casi nei quali sono fissati limiti di velocità restano fermi gli obblighi stabiliti dall’art. 141.

6. Per la determinazione dell’osservanza dei limiti di velocità sono considerate fonti di prova le risultanze di apparecchiature debitamente omologate anche per il calcolo della velocita’ media di percorrenza su tratti determinati, nonchè le registrazioni del cronotachigrafo e i documenti relativi ai percorsi autostradali, come precisato dal regolamento (8).

6-bis. Le postazioni di controllo sulla rete stradale per il rilevamento della velocita’ devono essere preventivamente segnalate e ben visibili, ricorrendo all’impiego di cartelli o di dispositivi di segnalazione luminosi, conformemente alle norme stabilite nel regolamento di esecuzione del presente codice. Le modalita’ di impiego sono stabilite con decreto del Ministro dei trasporti, di concerto con il Ministro dell’interno (9).

7. Chiunque non osserva i limiti minimi di velocità, ovvero supera i limiti massimi di velocità di non oltre 10 km/h, è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da € 41 a € 169 (10).

8. Chiunque supera di oltre 10 km/h e di non oltre 40 km/h i limiti massimi di velocità è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma € 169 a € 680 (11).

9. Chiunque supera di oltre 40 km/h ma di non oltre 60 km/h i limiti massimi di velocita’ e’ soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da € 532 a € 2.127. Dalla violazione consegue la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da uno a tre mesi (12) (13).

9-bis. Chiunque supera di oltre 60 km/h i limiti massimi di velocita’ e’ soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da € 829 a € 3.316. Dalla violazione consegue la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da sei a dodici mesi, ai sensi delle norme di cui al capo I, sezione II, del titolo VI (14) (15).

10. Chiunque viola le disposizioni di cui al comma 4 è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da € 25 a € 100 (16).

11. Se le violazioni di cui ai commi 7, 8, 9 e 9-bis sono commesse alla guida di uno dei veicoli indicati al comma 3, lettere b), e), f), g), h), i) e l) le sanzioni amministrative pecuniarie e quelle accessorie ivi previste sono raddoppiate. L’eccesso di velocita’ oltre il limite al quale e’ tarato il limitatore di velocita’ di cui all’articolo 179 comporta, nei veicoli obbligati a montare tale apparecchio, l’applicazione delle sanzioni amministrative pecuniarie previste dai commi 2-bis e 3 del medesimo articolo 179, per il caso di limitatore non funzionante o alterato. E’ sempre disposto l’accompagnamento del mezzo presso un’officina autorizzata, per i fini di cui al comma 6-bis del citato articolo 179 (17).

12. Quando il titolare di una patente di guida sia incorso, in un periodo di due anni, in una ulteriore violazione del comma 9, la sanzione amministrativa accessoria e’ della sospensione della patente da otto a diciotto mesi, ai sensi delle norme di cui al capo I, sezione II, del titolo VI. Quando il titolare di una patente di guida sia incorso, in un periodo di due anni, in una ulteriore violazione del comma 9-bis, la sanzione amministrativa accessoria e’ la revoca della patente, ai sensi delle norme di cui al capo I, sezione II, del titolo VI (18) .

12-bis. I proventi delle sanzioni derivanti dall’accertamento delle violazioni dei limiti massimi di velocita’ stabiliti dal presente articolo, attraverso l’impiego di apparecchi o di sistemi di rilevamento della velocita’ ovvero attraverso l’utilizzazione di dispositivi o di mezzi tecnici di controllo a distanza delle violazioni ai sensi dell’articolo 4 del decreto-legge 20 giugno 2002, n. 121, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° agosto 2002, n. 168, e successive modificazioni, sono attribuiti, in misura pari al 50 per cento ciascuno, all’ente proprietario della strada su cui e’ stato effettuato l’accertamento o agli enti che esercitano le relative funzioni ai sensi dell’articolo 39 del decreto del Presidente della Repubblica 22 marzo 1974, n. 381, e all’ente da cui dipende l’organo accertatore, alle condizioni e nei limiti di cui ai commi 12-ter e 12-quater. Le disposizioni di cui al periodo precedente non si applicano alle strade in concessione. Gli enti di cui al presente comma diversi dallo Stato utilizzano la quota dei proventi ad essi destinati nella regione nella quale sono stati effettuati gli accertamenti (19).

12-ter. Gli enti di cui al comma 12-bis destinano le somme derivanti dall’attribuzione delle quote dei proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie di cui al medesimo comma alla realizzazione di interventi di manutenzione e messa in sicurezza delle infrastrutture stradali, ivi comprese la segnaletica e le barriere, e dei relativi impianti, nonche’ al potenziamento delle attivita’ di controllo e di accertamento delle violazioni in materia di circolazione stradale, ivi comprese le spese relative al personale, nel rispetto della normativa vigente relativa al contenimento delle spese in materia di pubblico impiego e al patto di stabilita’ interno (20).

12-quater. Ciascun ente locale trasmette in via informatica al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ed al Ministero dell’interno, entro il 31 maggio di ogni anno, una relazione in cui sono indicati, con riferimento all’anno precedente, l’ammontare complessivo dei proventi di propria spettanza di cui al comma 1 dell’articolo 208 e al comma 12-bis del presente articolo, come risultante da rendiconto approvato nel medesimo anno, e gli interventi realizzati a valere su tali risorse, con la specificazione degli oneri sostenuti per ciascun intervento. La percentuale dei proventi spettanti ai sensi del comma 12-bis e’ ridotta del 90 per cento annuo nei confronti dell’ente che non trasmetta la relazione di cui al periodo precedente, ovvero che utilizzi i proventi di cui al primo periodo in modo difforme da quanto previsto dal comma 4 dell’articolo 208 e dal comma 12-ter del presente articolo, per ciascun anno per il quale sia riscontrata una delle predette inadempienze. Le inadempienze di cui al periodo precedente rilevano ai fini della responsabilita’ disciplinare e per danno erariale e devono essere segnalate tempestivamente al procuratore regionale della Corte dei conti (21).

(1) A norma dell’ articolo 6-bis, comma 2, del D.L. 3 agosto 2007, n. 117 , convertito, con modificazioni, dalla Legge 2 ottobre 2007, n. 160 , chiunque, dopo le ore 20 e prima delle ore 7, viola il presente articolo, e’ punito con la sanzione amministrativa aggiuntiva di euro 200, che vengono destinati al Fondo contro l’incidentalita’ notturna.

(1) Comma modificato dall’articolo 70, comma 1, lettera a), del D.Lgs. 10 settembre 1993, n. 360; successivamente, sostituito dall’articolo 9, comma 1, del D.Lgs. 15 gennaio 2002, n. 9 e, da ultimo, modificato dall’articolo 25, comma 1, lettera a), della Legge 29 luglio 2010, n. 120 .

(2) Lettera modificata dall’articolo 70, comma 1, lettera b), del D.Lgs. 10 settembre 1993, n. 360.

(3) Comma modificato dall’articolo 17, comma 1, lettera b), del D.Lgs. 15 gennaio 2002, n. 9.

(4) Lettera modificata dall’articolo 70, comma 1, lettera b), del D.Lgs. 10 settembre 1993, n. 360.

(5) Lettera modificata dall’articolo 70, comma 1, lettera b), del D.Lgs. 10 settembre 1993, n. 360.

(6) Lettera modificata dall’articolo 70, comma 1, lettera b), del D.Lgs. 10 settembre 1993, n. 360.

(7) Comma modificato dall’articolo 70, comma 1, lettera c), del D.Lgs. 10 settembre 1993, n. 360.

(8) Comma modificato dall’articolo 3, comma 1, lettera a), del D.L. 3 agosto 2007, n. 117 , convertito, con modificazioni, dalla Legge 2 ottobre 2007, n. 160.

(9) Comma inserito dall’articolo 3, comma 1, lettera b), del D.L. 3 agosto 2007, n. 117 , convertito, con modificazioni, dalla Legge 2 ottobre 2007, n. 160.

(10) Sanzione aggiornata dal D.M. 4 gennaio 1995; dal D.M. 20 dicembre 1996; dal D.M. 22 dicembre 1998; dal D.M. 29 dicembre 2000; D.M. 24 dicembre 2002; dal D.M. 22 dicembre 2004; dal D.M. 29 dicembre 2006; dal D.M. 17 dicembre 2008; dal D.M. 22 dicembre 2010; dal D.M. 19 dicembre 2012 e dal D.M. 16 dicembre 2014, come previsto dall’ articolo 195 del presente decreto. A norma del D.M. 20 dicembre 2016, la sanzione di cui al presente comma resta invariata, a decorrere dal 1 gennaio 2017.

(11) Sanzione aggiornata dal D.M. 4 gennaio 1995; dal D.M. 20 dicembre 1996; dal D.M. 22 dicembre 1998; dal D.M. 29 dicembre 2000; D.M. 24 dicembre 2002; dal D.M. 22 dicembre 2004; dal D.M. 29 dicembre 2006; dal D.M. 17 dicembre 2008; dal D.M. 22 dicembre 2010; dal D.M. 19 dicembre 2012; dal D.M. 16 dicembre 2014 e dal D.M. 20 dicembre 2016, come previsto dall’ articolo 195 del presente decreto.

(12) Sanzione aggiornata dal D.M. 4 gennaio 1995; dal D.M. 20 dicembre 1996; dal D.M. 22 dicembre 1998; dal D.M. 29 dicembre 2000; D.M. 24 dicembre 2002; dal D.M. 22 dicembre 2004; dal D.M. 29 dicembre 2006; dal D.M. 17 dicembre 2008; dal D.M. 22 dicembre 2010; dal D.M. 19 dicembre 2012; dal D.M. 16 dicembre 2014 e dal D.M. 20 dicembre 2016, come previsto dall’ articolo 195 del presente decreto.

(13) Comma sostituito dall’articolo 3, comma 1, lettera c), del D.L. 3 agosto 2007, n. 117 , convertito, con modificazioni, dalla Legge 2 ottobre 2007, n. 160 e, successivamente modificato dall’articolo 25, comma 1, lettera b), della Legge 29 luglio 2010, n. 120.

(14) Comma inserito dall’articolo 3, comma 1, lettera c), del D.L. 3 agosto 2007, n. 117 , convertito, con modificazioni, dalla Legge 2 ottobre 2007, n. 160, per effetto della sostituzione dell’originario comma 9 con gli attuali commi 9 e 9-bis. La sanzione prevista al presente comma è stata esclusa dall’aggiornamento prevista dal D.M. 17 dicembre 2008. Successivamente gli importi delle sanzioni sono state sostituite dall’articolo 25, comma 1, lettera c), della Legge 29 luglio 2010, n. 120.

(15) Sanzione esclusa dall’aggiornamento del D.M. 22 dicembre 2010. Da ultima aggiornata dal D.M. 19 dicembre 2012; dal D.M. 16 dicembre 2014 e dal D.M. 20 dicembre 2016, come previsto dall’ articolo 195 del presente decreto.

(16) Sanzione aggiornata dal D.M. 4 gennaio 1995; dal D.M. 20 dicembre 1996; dal D.M. 22 dicembre 1998; dal D.M. 29 dicembre 2000; D.M. 24 dicembre 2002; dal D.M. 22 dicembre 2004; dal D.M. 29 dicembre 2006; dal D.M. 17 dicembre 2008; dal D.M. 22 dicembre 2010; dal D.M. 19 dicembre 2012 e dal D.M. 16 dicembre 2014, come previsto dall’ articolo 195 del presente decreto.A norma del D.M. 20 dicembre 2016, la sanzione di cui al presente comma resta invariata, a decorrere dal 1 gennaio 2017.

(17) Comma sostituito dall’articolo 3, comma 1, lettera d), del D.L. 3 agosto 2007, n. 117 , convertito, con modificazioni, dalla Legge 2 ottobre 2007, n. 160.

(18) Comma modificato dall’articolo 70, comma 1, lettera d), del D.Lgs. 10 settembre 1993, n. 360 e, successivamente, sostituito dall’articolo 3, comma 1, lettera e), del D.L. 3 agosto 2007, n. 117 , convertito, con modificazioni, dalla Legge 2 ottobre 2007, n. 160.

(19) Comma aggiunto dall’articolo 25, comma 1, lettera d), della Legge 29 luglio 2010, n. 120.

(20) Comma aggiunto dall’articolo 25, comma 1, lettera d), della Legge 29 luglio 2010, n. 120.

(21) Comma aggiunto dall’articolo 25, comma 1, lettera d), della Legge 29 luglio 2010, n. 120 e, successivamente, modificato dall’articolo 4-ter, comma 15, lettere a) e b) del D.L. 2 marzo 2012, n. 16, convertito, con modificazioni, dalla Legge 26 aprile 2012, n. 44 .


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