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Violenza ostetrica: cos’è?

4 marzo 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 marzo 2018



Gli abusi in occasione del parto possono costituire illecito, sia civile che penale. Vediamo quando la donna in gravidanza può agire in tribunale.

La legge italiana punisce forme diverse di violenza: quella fisica, quella morale o psicologica, quella sessuale o privata. Esiste una particolare forma di violenza che non tutti conoscono ma che, purtroppo, è molto diffusa: si tratta della violenza ostetrica. Cos’è? È reato? Approfondiamo l’argomento.

Quando è violenza ostetrica?

La violenza ostetrica non è contemplata direttamente da alcuna legge italiana. Questo, però, non significa che essa non costituisca un illecito.

Per violenza ostetrica si intende, comunemente, l’abuso realizzato nell’ambito delle cure ostetrico-ginecologiche e commesso dagli operatori sanitari che prestano assistenza alla donna e al neonato (ginecologo, ostetrica o altre figure professionali).

Pertanto, possiamo dire che si ha violenza ostetrica ogni volta che una donna patisce la perdita di autonomia in relazione alla propria sessualità da parte del personale medico incaricato di assisterla. Si tratta, in altre parole ancora, di  pratiche abusanti e irrispettose verso le donne durante il parto.

Violenza ostetrica: in cosa consiste?

La violenza ostetrica, così come sopra definita, è chiaramente una violenza di genere, cioè una forma di prepotenza esercitata su una persona di sesso femminile. In cosa consiste, praticamente, la violenza ostetrica? Ecco le manifestazioni più tipiche:

  • abuso fisico diretto;
  • abuso verbale;
  • impiego di procedure mediche coercitive o non acconsentite (esempio: la sterilizzazione);
  • violazione della privacy;
  • assenza di consenso informato nella scelta del trattamento;
  • rifiuto di ricezione nelle strutture ospedaliere;
  • negligenza nell’assistenza al parto.

La violenza ostetrica, quindi, comprende ogni tipo di abuso esercitato sulla donna in occasione del parto o, comunque, in ragione della gravidanza.

Violenza ostetrica: quando è reato?

La legge italiana, come detto, non sanziona espressamente la violenza ostetrica. Tuttavia, essa può essere ricondotta ad altre ipotesi giuridicamente rilevanti, sia dal punto di vista penale che civile. Vediamo le principali ipotesi di reato che la violenza ostetrica può integrare.

Quando la violenza ostetrica diventa violenza privata?

Poiché, come ricordato nel primo paragrafo, la violenza ostetrica comporta una coercizione della libertà della donna, essa può esser equiparata al delitto di violenza privata. Per violenza privata si intende la condotta di chi, attraverso la prepotenza, obbliga un’altra persona a fare o a tollerare qualcosa. In altre parole, la violenza non si esercita aggredendo il corpo della vittima, cioè percuotendola o arrecandogli lesioni, bensì in maniera tale da costringerla.

Secondo il codice penale, chi, con violenza o minaccia, costringe altri a fare, tollerare, od omettere qualche cosa è punito con la reclusione fino a quattro anni [1].

È evidente, quindi, che la donna costretta a subire una cura oppure un trattamento contro la sua volontà, intimidita ad esempio dai rimproveri o dalle minacce del personale sanitario, subisce una coercizione intollerabile e, come tale, punita dalla legge penale.

Quando la violenza ostetrica diventa violenza sessuale?

Ancor più grave è la possibilità che la violenza ostetrica si tramuti in una violenza sessuale. Il codice penale punisce con la reclusione da cinque a dieci anni chi, mediante violenza, minaccia o abuso di autorità, costringe taluno a compiere o subire atti sessuali [2]. Si parla in questi casi di violenza per costrizione.

Secondo il codice, alla stessa pena soggiace anche chi induce taluno a compiere o subire atti sessuali abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della vittima, ovvero traendo in inganno la stessa sostituendosi ad altra persona. In queste circostanze, non essendovi nessuna coercizione, si parla di violenza per induzione.

La violenza sessuale è un reato comune, cioè un reato che può essere commesso da chiunque, senza la necessità di rivestire qualche particolare qualità (ad esempio, non sono reati comuni l’abuso d’ufficio e il peculato perché possono essere commessi soltanto da un pubblico ufficiale, quindi da un soggetto qualificato).

L’elemento soggettivo del delitto è il dolo generico, ovvero la consapevolezza di compiere atti sessuali costringendo o inducendo la vittima a subirli contro il proprio volere. È indifferente il fine specifico dell’aggressore: l’atto sessuale può essere compiuto per dare mero sfogo alla propria libidine, per vendetta, per un malato innamoramento.

Quando la violenza ostetrica diventa lesione personale?

Una violenza ostetrica può tramutarsi nel reato di lesioni personali quando l’intervento sanitario indesiderato provochi una malattia nel corpo o nella mente della donna [3]. Cosa si intende per malattia? Tale è quella che provoca una lesione anatomica (una ferita, in altre parole) oppure la riduzione apprezzabile di funzionalità dell’organismo [4].

Violenza ostetrica: quando è illecito civile?

La violenza ostetrica diventa illecito civile ogni volta che viola un diritto della donna partoriente. Di conseguenza, ogniqualvolta si avrà violazione della privacy, trattamento sanitario senza il necessario consenso informato, ritardo nelle cure, prestazione medica insufficiente o inappropriata, la vittima potrà ricorrere in tribunale per ottenere il risarcimento del danno patito.

V’è da dire che anche quando la violenza ostetrica integra uno dei delitti sopra elencati è possibile chiedere il risarcimento del danno. La persona offesa, infatti, potrà costituirsi parte civile nel procedimento penale intentato contro i sanitari responsabili della violenza ostetrica per ottenere il risarcimento.

note

[1] Art. 610 cod. pen.

[2] Art. 609-bis cod. pen.

[3] Art. 582 cod. pen.

[4] Cass., sent. n. 10643/1996 del 09.12.1996.

Autore immagine: Pixabay.com

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