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Acquisto a rate: quali rischi corre l’acquirente che non paga

10 febbraio 2018


Acquisto a rate: quali rischi corre l’acquirente che non paga

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 febbraio 2018



Ho acquistato a rate un muletto usato (costo di € 5.000,00 + iva), ma non ho ancora iniziato a pagare e penso di non riuscire ancora per un pò. Due mesi fa ho detto al fornitore che se non poteva più attendere per i pagamenti, poteva venire a ritirare il bene e rivenderlo. Ho ricevuto però la lettera del suo avvocato che mi chiede il pagamento o immediato di tutta la somma o di € 3.000,00 + iva. per il noleggio di 3 mesi. Può chiedere così tantoquando il noleggio medio per tempi così lunghi è di € 300,00 + iva al mese? Nel momento in cui si riprende il bene il contratto non si risolve?

 Da quanto riferito dal lettore nel quesito, questi si è reso inadempiente all’obbligazione di pagamento, all’esito della quale avrebbe acquisito la proprietà del muletto.

Infatti il contratto concluso con il venditore, ossia una vendita con pagamento a rate del prezzo, ricade nella disciplina degli articoli 1523 e ss. cod. civ. della vendita con riserva di proprietà. Si tratta dunque di una fattispecie contrattuale per cui al venditore viene riconosciuta la conservazione del diritto di proprietà quale garanzia per la dilazione del prezzo concessa al compratore.

In forza delle norme suddette, il compratore acquista la proprietà della cosa con il pagamento dell’ultima rata.

Tuttavia, che in questo tipo di contratto l’inadempimento del compratore determina la risoluzione del contratto. Senza dilungarsi in argomentazioni giuridiche e semplificando si può dire che l’effetto risolutivo del contratto prende impulso attraverso due modalità:

1. ai sensi dell’art. 1186 cod. civ. che consente al creditore di pretendere immediatamente e per intero la prestazione dal debitore quando questi è divenuto insolvente;

2. ai sensi dell’art. 1526 cod. civ. che dà diritto al venditore di ottenere un equo compenso per l’uso della cosa oltre al risarcimento del danno.Vero è che in questo caso il venditore deve restituire le rate eventualmente riscosse (o porle in compensazione per praticità) ma da quanto pare di capire dal quesito il lettore non ne ha versate.

Dunque, cercando di ricapitolare, la condotta inadempiente dà al venditore due alternative di tutela:

1. il diritto di chiederel’adempimento dell’intero prezzo pattuito ed in difetto la risoluzione del contratto

2. ovvero far valere l’inadempimento del lettore e dunque il diritto ad ottenereun compenso per l’uso della cosa, per il periodo in cui questi ha goduto del bene senza corrispondere alcunché, oltre al risarcimento del danno.

Per rispondere compiutamente sarebbe stato opportuno conoscere il contenuto effettivo della missiva inviata al lettore dal venditore. Tuttavia, immaginando il tenore della diffida, si può ipotizzare che:

– in ossequio al primo punto il creditore ha chiesto al lettore il pagamento dell’intero prezzo originariamente pattuito(€ 5.000 + iva). In difetto di pagamento il contratto si dovrà ritenere risolto e il creditore, potrebbe agire in sede giudiziaria per ottenere anche il risarcimento del danno.

– Nella seconda ipotesi, all’inadempimento fa seguito la risoluzione del contratto con contestuale sorgere del diritto del creditore di ottenere una somma a titolo di equo compenso ed un risarcimento per il periodo in cui il lettore ha goduto del muletto (€ 3.000 + iva).

In ordine all’ammontare di quest’ultimo importo, si può anticipare che non esiste un criterio matematico di determinazione dovendosi lo stesso determinare appunto secondo equità, tanto che in sede giudiziaria la sua determinazione è rimessa al libero apprezzamento del giudice.

Ovviamente, nel caso in cui il lettore dovesse ritenere particolarmente gravosa o iniqua la somma pretesa può contestare la richiesta e magari tentare di trovare una soluzione bonaria più indulgente. Tante volte, la via stragiudiziale si rivela uno strumento fondamentale per evitare lunghi e dispendiosi contenziosi giudiziari. Diversamente, non esistendo criteri obiettivi, sarà necessario fare ricorso al giudice.

Da ultimo si precisa che il fatto che il lettore abbia restituito il bene al venditore non è argomento di per sé sufficiente a ritenere risolto il contratto atteso che il bene è sempre stato di proprietà del venditore (in considerazione della natura sopra detta della vendita a rate). In ogni caso la risoluzione del contratto non è una liberazione da un obbligo, dando essa vita ad una serie di conseguenze giuridiche, tra cui certamente l’obbligo di risarcimento del danno. Per cui, il mero fatto di aver restituito il bene al venditore può certamente considerarsi una scelta prudente nel senso di evitare l’aggravamento dell’esposizione debitoria nei confronti del suo creditore, ma gli obblighi pregressi rimangono in vita.

 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Chiara Samperisi


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