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Associazione di volontariato: quando la dichiarazione dei redditi

10 febbraio 2018


Associazione di volontariato: quando la dichiarazione dei redditi

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 febbraio 2018



Sono il presidente di un’associazione di volontariato senza scopo di lucro, non iscritta a nessun albo regionale o onlus. Ho partecipato e vinto una gara indetta dalla Prefettura. Abbiamo la partita iva e una dipendente part time. Il volume dei corrispettivi pagato dalla Prefettura è di circa € 11.000,00 al mese. La mia attività è un’attività commerciale. Sono tenuto a fare la dichiarazione dei redditi oppure conservo le peculiarità delle associazioni di volontariato e pertanto sono esonerato dalla dichiarazione?

La legge in generale prevede alcuni parametri che sono decisivi ai fini della qualificazione della natura dell’attività concretamente esercitata.

L’ente , infatti, si considera commerciale se:

– le immobilizzazioni relative all’attività commerciale, al netto degli ammortamenti, sono prevalenti rispetto alle restanti attività immobilizzate;

– i ricavi derivanti da attività d’impresa superano il valore normale delle cessioni o prestazioni relative alle attività istituzionali;

– i redditi derivanti da attività commerciali sono superiori alle entrate istituzionali;

– infine, le componenti negative relative all’attività avente i caratteri della commercialità prevalgono sulle altre spese.

La sussistenza di una sola delle condizioni sopra esposte non comporta la perdita automatica della qualifica di ente non commerciale.

Tuttavia, nella pratica operativa, l’Amministrazione finanziaria, con la risoluzione n.66 del 2000, esaminando un caso in cui un’associazione con oggetto la promozionedella cultura forniva prestazioni didattiche, ha chiarito che per determinare se esiste la qualifica della natura commerciale in capo all’ente non commerciale, è indifferentelo scopo perseguito da quest’ultimo, mentre risulta decisiva la combinazione deidiversi fattori sopra elencati, che devono essere organizzati in modo tale da creareuna attività contraddistinta dalla professionalità e sistematicità nell’erogazione delservizio.

La legge stabilisce anche che non si considerano commerciali le prestazioni di servizinon rientranti fra quelle previste dal codice civile all’articolo 2195 – elenco attivitàd’impresa – se vengono rese in conformità alle finalità istituzionali e verso il

pagamento di corrispettivi specifici che non eccedono i costi di diretta imputazione.

Nella fattispecie del quesito gli elementi indicati, cioè:

– presenza di partita IVA;

– partecipazione ad un pubblico appalto;

– erogazione di servizi specifici non connessi con i costi di diretta imputazione;

connessi con la tipologia di attività svolta, senza che nel quesito sia stato indicatol’oggetto sociale per esteso dell’ente non commerciale, farebbero propendere per losvolgimento di una effettiva attività commerciale.

Sotto il profilo del corretto inquadramento fiscale dell’attività indicata si fa presenteche all’associazione indicata nel quesito potrebbe essere applicabile il regime

forfetario della L. 398/91, che prevede per gli enti non commerciali che svolganoattività commerciale, la possibilità di accedere alle agevolazioni della norma, qualorail volume di affari annuo non superi i 250.000,00 euro di ammontare.

Articolo tratto dalla consulenza resa dal dott. Mauro Finiguerra

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