Diritto e Fisco | Articoli

Relazione psicologica sul minore: ci vuole il consenso del genitore?

10 febbraio 2018


Relazione psicologica sul minore: ci vuole il consenso del genitore?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 febbraio 2018



Mio nipote viveva coi nonni. Suo padre lo vedeva saltuariamente. La psicoterapeuta che aveva in terapia mio nipote inviò a suo tempo una relazione ai servizi sociali cui il bimbo era affidato circa quanto da lei osservato sul rapporto con i parenti ed il genitore. Io partecipavo alle spese del suo onorario. Vorrei ricevere informazioni circa il contenuto della relazione, ma la psicologa ha chiesto il consenso del padre. Questo rifiuto è legittimo o la dimostrazione di aver pagato la prestazione mi legittima ad essere informato della relazione?

La risposta al quesito sta nel principio della patria potestà (o meglio, oggi, dellapotestà genitoriale), come espresso dall’articolo 316 del codice civile, secondo il quale “entrambi i genitori hanno la responsabilità genitoriale che è esercitata di comune accordo tenendo conto dellecapacità, delle inclinazioni naturali e delle aspirazioni del figlio. I genitori di comune accordostabiliscono la residenza abituale del minore” ed in particolare “il genitore che ha riconosciuto ilfiglio esercita la responsabilità genitoriale su di lui”.

In ragione di ciò se, come sembra di capire dal quesito, il padre ha mantenuto la potestà sulfiglio (sebbene vivesse con i nonni e fosse poi stato affidato ai servizi sociali), correttamente lapsicoterapeuta ritiene di dover acquisire ilsuo consenso al fine di consentire la lettura della relazione medica a terze persone.

Peraltro si precisa che il figlio, se maggiore di anni 12, dovrà dare anche il proprio consenso alla divulgazione della relazione, stante quanto disposto dall’articolo 315 bis del codice civile, secondo il quale “il figlio minore che abbia compiuto gli anni dodici, e anche di età inferiore ove capace di discernimento, ha diritto di essere ascoltato in tutte le questioni e le procedure che lo riguardano”.

Tale conclusione non è smentita dalla circostanza che il lettore abbia partecipato alle spese dell’onorario della psicoterapeuta, in quanto ciò non gli attribuisce un diritto nei confronti della relazione medica.

La partecipazione alle spese sostenuta dal lettore, infatti, dovrebbe essere giuridicamente qualificata come un atto di liberalità.

Da ultimo si fa presente inoltre che, ai sensi degli articoli 4, 11 e 17 del proprio codice deontologico, lo psicologo è tenuto ad un preciso dovere di riservatezza circa quanto appreso nell’esercizio della propria professione [in particolare, articolo 11: "lo psicologo è strettamente tenuto al segreto professionale. Pertanto non rivela notizie, fatti o informazioni apprese in ragione del suo rapporto professionale, né informa circa le prestazioni professionali effettuate o programmate”].

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Ambrogio Dal Bianco


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI