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Lo sai che? Separazione in Comune o con negoziazione assistita?

Lo sai che? Pubblicato il 10 febbraio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 10 febbraio 2018

Io e mia moglie intendiamo separarci consensualmente presso l’ufficiale di stato civile. Mia moglie ha la residenza in un immobile di cui io sono proprietario (con lei) al 50%. Nulla osta da parte mia che lei mantenga la sua abitazione, insieme al figlio maggiorenne, in detto immobile. Il funzionario comunale sostiene che la separazione possa essere fatta solo con negoziazione assistita con avvocato, in quanto la norma prevede che “l’accordo davanti all’ufficiale di stato civile non può contenere patti di trasferimento patrimoniale”. Avere e mantenere la comproprietà dell’immobile, si configura come un trasferimento patrimoniale?

Mantenere la comproprietà dell’immobile non configura trasferimento patrimoniale.

Tuttavia, la questione che ostruisce al lettore e sua moglie di usufruire di questo percorso breve di separazione riguarda l’assegnazione della casa coniugale.

L’articolo 12, comma 3, della legge n.162 del 2014 (la quale ha dato la possibilità ai coniugi di separarsi o divorziare anche dinanzi all’ufficiale di stato civile) prevede che “l’accordo non può contenere patti di trasferimento patrimoniale”.

Questa terminologia, non del tutto specifica, ha creato degli enormi dubbi interpretativi, soprattutto con riguardo ai casi, come a quello in esame, di assegnazione della casa coniugale.

A fronte della terminologia usata, che parla di “trasferimento” e non di qualsiasi accordo patrimoniale, era stato sollevato il quesito da parte delle Amministrazioni e il Ministero dell’interno, con la circolare n. 19/2014, aveva specificato che la disposizione di cui all’art. 12 è finalizzata ad escludere qualunque valutazione di natura economica o finanziaria nella redazione dell’atto di competenza dell’ufficiale giudiziario.

Pertanto, l’accordo contenente clausole con carattere dispositivo sul piano patrimoniale, come adesempio l’uso della casa coniugale, l’assegno di mantenimento e qualunque altra utilità economica tra i coniugi, non poteva essere accettato dall’ufficiale dello stato civile.

Tuttavia, in seguito il Ministero aveva emanato un’altra circolare, modificativa dell’interpretazione precedente che era andata a modificare l’orientamento.

La circolare n. 6 del 24 aprile 2015 specificava che l’impegno di corrispondere il mantenimento, o di lasciare l’uso della casa coniugale, ha natura di disposizione negoziale e, pertanto, fa sorgere un rapporto di tipo obbligatorio non produttivo di effetti traslativi su un bene determinato.

Tuttavia, è da ultimo intervenuta la giurisprudenza amministrativa che ha dedotto l’illegittimità di quest’ultima circolare, la cui interpretazione estensiva è stata considerata manipolativa dell’art. 12,perché in contrasto anche con l’art. 24 della Costituzione, per violazione del diritto alla difesa di quei soggetti che, trovandosi in posizione di debolezza o soggezione verso il proprio coniuge o verso l’ambiente sociale in cui vivono, potrebbero essere costretti ad accordi patrimoniali lesivi dei propri interessi, in un ambito procedimento nel quale mancano adeguate garanzie di tutela poiché non vi sono avvocati e l’ufficiale di stato civile non può entrare nel merito della questione patrimoniale (TAR, Lazio-Roma, sez. I ter, sentenza 07/07/2016 n° 7813).

Pertanto, secondo la sentenza sopra citata, la legge in oggetto comprende ogni ipotesi di trasferimento patrimoniale, siano beni ben individuati o una somma di denaro, poiché in ogni caso si determina un accrescimento patrimoniale nel soggetto in favore del quale il trasferimento è eseguito.

Inoltre, da quanto si deduce nel quesito, il figlio del lettore anche se maggiorenne potrebbe essere considerato economicamente non autosufficiente; e sul punto l’articolo 12, comma 3, della legge n.162 del 2014 stabilisce che le disposizioni di cui al presente articolo non si applicano in presenza di figli minori, di figli maggiorenni incapaci o portatori di handicap grave, ovvero economicamente non autosufficienti.

Tanto premesso, se le intenzioni del lettore e sua moglie sono quelle di scrivere nero su bianco le questioni relative alla casa coniugale, allora il consiglio è di procedere con la negoziazione assistita tramite avvocati, procedura altrettanto rapida anche se più dispendiosa.

Se viceversa, gli stessi non intendono disciplinare questo aspetto patrimoniale (ed il loro figlio può essere considerato autonomamente sufficiente, perché titolare di un reddito congruo) allora possono far presente all’ufficiale di stato civile la sola intenzione di procedere ad una separazione consensuale, senza accordarsi su null’altro.

La destinazione della casa coniugale ad uno dei due coniugi sarà fatto loro, non confermato da nessun pubblico ufficiale.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla


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