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Tassa automobilistica

10 febbraio 2018


Tassa automobilistica

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 febbraio 2018



40 anni fa, quando ancora in Italia,  vendetti un’auto ad un cittadino americano che apparentemente non trascrisse al PRA la nuova proprietà. L’auto è sempre stata quindi intestata a me. Agenzia Entrate mi contesta solo il non pagamento di 2 bolli. Auto storica del 1972. Cosa rischio? Cosa posso fare per evitare sanzioni?

Per rispondere al quesito occorre dire che quando un contribuente non paga la tassa automobilistica (che è il nome corretto del bollo auto), la legge prevede che gli vengano inviati iseguenti atti nel seguente ordine:

– innanzitutto la Regione, che è l’ente a cui spetta l’importo della tassa automobilistica, invia un avviso di accertamento (che deve essere notificato al contribuente entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui doveva essere effettuato il pagamento della tassa);

– se il contribuente non paga neanche dopo aver ricevuto l’avviso di accertamento, la Regione incarica l’Agenzia delle Entrate – Riscossione (ex Equitalia) che invia al contribuente la cartella di pagamento (che deve essere notificata al contribuente entro il 31 dicembre delterzo anno successivo a quello in cui l’atto precedente, cioè l’avviso di accertamento, è diventato definitivo; si tenga conto che l’avviso di accertamento diventa definitivo dopo sessanta giorni da quando è stato notificato al contribuente senza che il contribuente lo abbia impugnato davanti al giudice competente);

– se il contribuente non paga nemmeno la cartella di pagamento, allora l’Agenzia delle Entrate– Riscossione gli invierà altri atti (ad esempio un preavviso di fermo amministrativo se il contribuente è proprietario di veicoli, oppure un’intimazione di pagamento) che vanno notificati al contribuente entro il termine del 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui l’atto notificato in precedenza – cioè la cartella – è diventato definitivo.

Naturalmente più passa il tempo dal momento in cui si sarebbe dovuto pagare il bollo auto, maggiori saranno gli interessi e le sanzioni che verranno richieste al contribuente.

Chiaramente si può immaginare che il lettore abbia provveduto ad aggiornare la carta di circolazione al momento del suo trasferimento all’estero (in modo che poi le notifiche degli atti relativi al bollo auto siano stati effettuati al recapito indicato (domicilio legale eletto in Italia dall’iscritto AIRE).

Fatta questa necessaria premessa, occorre aggiungere che se l’avviso di accertamento non è stato impugnato dinanzi al giudice entro il termine fissato dalla legge (cioè sessanta giorni dalla notificazione), tutte le contestazioni relative al merito della tassa automobilistica non possono più essere sollevate nemmeno impugnando gli atti successivi all’avviso di accertamento.

Questo vuol dire che oggi non è più possibile al lettore eventualmente contestare che la tassa automobilistica non era dovuta perché relativa ad annualità nelle quali la sua auto era già da classificarsi come auto storica (le auto sono storiche, e non pagano la tassa automobilistica, nel momento in cui sono passati trenta anni dal momento della prima immatricolazione in Italia o in un altro Stato).

Oggi, invece, il lettore può contestare l’eventuale prescrizione della tassa automobilistica impugnando, entro sessanta giorni, l’ultimo atto che Agenzia delle Entrate – riscossione gli ha notificato con richiesta di pagamento del “bollo” (per verificare se il bollo auto è prescritto il lettore deve calcolare se l’ultimo atto che gli è stato notificato è arrivato dopo il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui è diventato definitivo il precedente atto notificatogli da Agenzia delle Entrate o dalla Regione).

Per spiegare meglio: se ad esempio oggi, 23 novembre 2017 l’Agenzia delle Entrate notifica allo scrivente una cartella di pagamento per un bollo auto il cui avviso di accertamento (che è l’atto precedente alla cartella dipagamento) fu notificato il 10 settembre 2013, allora il bollo auto sarà prescritto perché, come sopra detto, il bollo si prescrive il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui il precedente atto è diventato definitivo.

Infatti se il precedente atto fu un avviso di accertamento notificato il 10 settembre 2013, esso è diventato definitivo sessanta giorni dopo la sua notificazione e quindi il 9 novembre 2013: ciò vuol dire che il termine di prescrizione, cioè il 31 dicembre del terzo anno successivo al momento in cui l’atto è diventato definitivo (cioè, appunto, il 9 novembre 2013) viene a cadere nell’esempio che si sta facendo il 31 dicembre 2016, per cui una cartella notificata oggi, 23 novembre 2017, sarebbe da considerarsi tardiva e il bollo auto prescritto.

Detto questo, il lettore potrà verificare se la “contestazione” di questi due bolli auto che l’Agenzia delle Entrate riscossione gli fa sia una contestazione valida oppure se i due bolli auto siano già prescritti.

Riassumendo:

– se la contestazione di cui il lettore parla nel quesito è avvenuta con la notifica da parte dell’Agenzia delle Entrate di un atto al suo recapito

– e se i due bolli auto che gli vengono contestati sono prescritti (tenuto conto del calcolo indicato nell’esempio di poco sopra), il lettore ha la possibilità di ricorrere al giudice competente entrosessanta giorni dal momento in cui l’atto di contestazione gli è stato notificato (il ricorso si presenta con una obbligatoria istanza di mediazione tributaria).

Se, invece, la contestazione dei due bolli auto al momento attuale non è avvenuta con la notifica di alcun atto, oppure se i due bolli auto non sono prescritti, oppure se è scaduto il termine di sessantagiorni per presentare un ricorso, si consiglia di verificare presso l’Agenzia delle Entrate – riscossione la possibilità di presentare istanza per ottenere la cosiddetta “rottamazione delle cartelle” che sta per essere approvata in via definitiva dal Parlamento italiano (la rottamazione consente di ottenere un forte sconto sulle somme da pagare per le cartelle che non sono state pagate e che furono notificate al contribuente tra il 2000 al 2017).

Naturalmente il pagamento dei bolli auto spetta all’effettivo proprietario dell’auto, ma se oggi il lettore non ha le prove per dimostrare di averla venduta al cittadino americano, gli tocca sostenere il costo del bollo auto almeno fino al momento in cui non riuscirà a dimostrare di averla venduta e, in ogni caso, per tutti gli anni in cui l’auto aveva meno di trenta anni di vita a partire dalla sua immatricolazione.

Proprio per la difficoltà di dimostrare in breve tempo che l’auto è stata venduta dal lettore, si è suggerito di verificare la possibilità di utilizzare la “rottamazione delle cartelle” che sta per essere approvata dal Parlamento.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte


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